Gerontophilia

Gerontophilia

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Il nuovo film dello “scandaloso” Bruce LaBruce, Gerontophilia, presentato alle Giornate degli Autori della 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Il giovane Lake viene licenziato dalla piscina in cui lavora come bagnino perché durante un’operazione di salvataggio di un anziano cliente ha avuto un’erezione. Grazie alla madre trova un impiego come portantino in una casa di cura, dove fa amicizia con Melvin, un ex-attore di teatro abbandonato lì dal figlio. Lake, che ha una relazione con la coetanea Desirée, appassionata cultrice delle rivoluzionarie femministe, si innamora ben presto di Melvin, e vorrebbe esaudire il suo ultimo desiderio, quello di rivedere l’Oceano Pacifico… [sinossi]

Nel corposo ma in fin dei conti piuttosto predigerito (perlomeno sotto il profilo produttivo e stilistico) programma delle Giornate degli Autori il nome di Bruce LaBruce acquista quasi i contorni della pura e semplice eresia. Nel mese o poco più intercorso tra la presentazione del programma della sezione e l’inizio della Mostra i più attenti tra i cinefili e gli addetti ai lavori si sono lanciati in ridde di ipotesi su Gerontophilia (questo il titolo del film) e sul modo in cui il pubblico lidense avrebbe reagito a una visione simile.
Cineasta di culto nell’ambiente del queercore, il canadese LaBruce ha costruito la propria ventennale carriera su opere in grado di far flirtare il genere – o, per meglio dire, una versione scheletrica e volutamente slavata del genere – con il porno a tematica omosessuale. Dall’esordio The Post Queer Tour a No Skin Off My Ass, passando per Hustler White (sorta di Sunset Boulevard declinato in chiave homosex), il cinema di LaBruce ha continuato con pervicace coerenza a svolgere la propria funzione iconoclasta e profondamente anti-borghese. La dimostrazione di ciò è possibile rintracciarla negli ultimi due lavori portati a termine da LaBruce prima di Gerontophilia: Otto; or Up with Dead People e L.A. Zombi sono due oggetti inclassificabili, in cui la furia punk, il porno e l’orrore si fondono in un ibrido slabbrato, non sempre convincente ma senza dubbio personale e sinceramente disturbante.
Raggiunto l’apice del proprio percorso di profanazione del corpo agonizzante del cinema industriale – ovviamente i film di LaBruce sono fieri esempi di indipendentismo produttivo – LaBruce scarta improvvisamente con Gerontophilia. Già la trama, che echeggia con decisione l’Harold e Maude di ashbyana memoria, sembra ipotizzare un nuovo approccio alla materia cinematografica, per non parlare del folgorante incipit in cui, dopo che lo schiocco dei baci tra Lake e la sua ragazza Desirée ha sovrastato i loghi delle case di produzione, la giovane si lancia in un elenco di personalità femminili (tra le altre Violette Nozière, Kim Gordon, Marianne Faithful, Ulrike Meinhof, Diamanda Galas e Winona Ryder) a suo avviso simboli della resistenza all’autorità maschile e della rivoluzione femminista. Quando Lake le chiede lumi sulla presenza nella lista della Ryder, Desirée chiosa con l’inappellabile affermazione “taccheggiare è sempre rivoluzionario!”.
Bizzarro incrocio tra l’oltranzismo queer e l’indie a stelle e strisce, Gerontophilia vive attraverso i rapporti interpersonali di Lake: quello conflittuale con la madre, quello tenero e tumultuoso al contempo con Desirée e soprattutto l’amore per l’anziano Melvin, recluso dal figlio in una casa di riposo dove viene imbottito di droghe. Un sentimento reciproco che li farà fuggire verso ovest, alla ricerca dell’Oceano Pacifico. LaBruce, pur confermandosi regista non particolarmente ispirato nelle scelte della messa in scena (il suo è uno stile spoglio, quasi brutale nella sua basica semplicità), pone la firma in calce a un’opera graziosa, rom-com che interpreta la vita con una leggerezza salvifica e indispensabile per evitare con cura le secche sempre letali della retorica. Non rimarrà probabilmente in eterno nei cuori degli spettatori, ma di opere così pronte a farsi beffe della “normalità” – anche produttiva, ça va sans dire – c’è sempre più bisogno…

ps. Notevole (per quanto indubbiamente ammiccante) la colonna sonora, che spazia dai Pulp di Help the Aged (sui titoli di coda), alle Breeders di Kim Deal, fino a giungere agli Horrors e ai Liars.

INFO
La pagina facebook di Gerontophilia: facebook.com/Gerontophilia
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