L’arte della felicità

L’arte della felicità

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Opera prima di Alessandro Rak, L’arte della felicità è un film da difendere, è la concreta speranza per un secondo passo più deciso e consapevole, è la dimostrazione che ci sono idee e materiale umano, arte e tecnica. Devono migliorare i fondali, i dettagli, la fluidità dell’animazione, la computer grafica e tutto quel che segue. Deve crescere la scrittura, allungarsi la lista del cast tecnico, devono arrivare gli investimenti. Rak e Stella forse non troveranno mai il senso della vita, non scopriranno il segreto della felicità, ma potrebbero inaugurare una nuova stagione dell’animazione italiana.

Speranze

Due fratelli. Due continenti. Due vite. Una sola anima. Sotto un cielo plumbeo, tra i presagi apocalittici di una Napoli all’apice del suo degrado, Sergio, un tassista, riceve una notizia che lo sconvolge. Niente potrà più essere come prima. Ora Sergio si guarda allo specchio e quello che vede è un uomo di quarant’anni, che ha voltato le spalle alla musica e si è perso nel limbo della sua città. Mentre fuori imperversa la tempesta, il suo taxi comincia ad affollarsi di ricordi, di speranze, di rimpianti, di presenze. Prima o poi la pioggia smetterà di cadere ed il cielo si aprirà. E da lì verrà la fine. O tornerà la musica. [sinossi – sicvenezia.it]

Bicchiere mezzo vuoto o bicchiere mezzo pieno? L’arte della felicità di Alessandro Rak, a differenza dei due fratelli napoletani Sergio e Alfredo, ha un’anima divisa in due, energie diverse e contrastanti che rischiano di implodere. La lieta novella è legata all’aspetto grafico, alle scelte estetiche, alla composizione delle inquadrature, alle soluzioni che mascherano ottimamente gli evidenti limiti di budget, al character design, al lavoro sui colori. Visto il panorama dell’animazione italiana, non è poco. Le note dolenti riguardano la scrittura e, in seconda battuta, un doppiaggio un po’ incerto, non all’altezza delle ambizioni autoriali e artistiche della pellicola.

Prima di tornare agli eventuali pregi e difetti di un film dai contorni produttivi quasi miracolosi, dedichiamo qualche riga al vero problema che attanaglierà l’esordio di Rak: prodotto con ammirevole coraggio da Luciano Stella e distribuito da Istituto Luce Cinecittà, L’arte della felicità è un’opera destinata (molto probabilmente) all’invisibilità, al ristretto circuito festivaliero, alla visione di qualche cultore del cinema d’animazione [1]. Rak & Stella si rivolgono infatti a un pubblico adulto, maturo, capace di immergersi in una pellicola dai riflessi filosofici. Insomma, un pubblico che non esiste nel Bel Paese, terra di animazione commerciale e per bambini. In questo senso, la vetrina della Settimana della Critica potrebbe rappresentare una sorta di magico ponte verso l’estero, alla ricerca di nuove frontiere distributive, di sostegni produttivi per i prossimi progetti, di una sacrosanta visibilità.

Torniamo a bomba. L’arte della felicità non è Consuming Spirits di Chris Sullivan. Mescola differenti stili d’animazione, indaga l’animo umano, si abbandona a derive melodrammatiche ma si ripiega narrativamente su se stesso, cerca deboli e retorici appigli nell’oscurità dell’Italia di oggi, tira in ballo la Napoli dei rifiuti, i contrasti generazionali, persino (non citandolo direttamente) lo spauracchio Berlusconi. E così questo lungometraggio visceralmente anticommerciale, ricco di suggestioni visive, di felici cromatismi, appare fuori controllo, lanciato verso troppe direzioni, sovraccaricato di ridondante retorica. Valga, tra tutte, la sequenza che ripresenta tutti i passeggeri del taxi di Sergio, in una sorta di superfluo refrain.

Il bicchiere è comunque mezzo pieno, volendo anche traboccante. L’arte della felicità è un film da difendere, è la concreta speranza per un secondo passo più deciso e consapevole, è la dimostrazione che ci sono idee e materiale umano, arte e tecnica. Devono migliorare i fondali, i dettagli, la fluidità dell’animazione, la computer grafica e tutto quel che segue. Deve crescere la scrittura, allungarsi la lista del cast tecnico, devono arrivare gli investimenti. Rak e Stella forse non troveranno mai il senso della vita, non scopriranno il segreto della felicità, ma potrebbero inaugurare una nuova stagione dell’animazione italiana. Incrociamo le dita.

Info
Il blog di Alessandro Rak, regista de L’arte della felicità.
Il trailer ufficiale de L’arte della felicità.
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