The Canyons
di Paul Schrader
Con The Canyons, Paul Schrader porta sul grande schermo il suo divertito epitaffio in onore della settima arte. Presentato alla 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Un grande avvenire dietro le spalle
La giovane attrice Tara (Lindsay Lohan) si ritrova in guai seri quando il suo facoltoso fidanzato Christian (James Deen) scopre che l’attore da lei sponsorizzato per un b-movie da lui prodotto, altri non è che il suo ex fidanzato. Un vortice di sospetti, tradimenti, scambi di coppie e smart phone accesi e in fase di ripresa, rischia di travolgere ogni cosa… [sinossi]
Benvenuti nell’era del post-cinema. A guidarci in questa avventura potrebbero però non essere i giovani registi di oggi, bensì i componenti di quella generazione di autori-cinefili che già negli anni ’70 ha rivoluzionato la settima arte dando vita alla così detta New Hollywood, una golden age del cinema statunitense mai sufficientemente rimpianta. Tra quegli autori non mancavano certo i pionieri e c’era d’altronde un certo Francis Ford Coppola che in tempi non sospetti rinnegava la pellicola sostenendo una rivoluzione “elettronica” e preconizzava la distribuzione dei film da server satellitari. Tocca ora assumere questo ruolo di “cassandra” all’inossidabile Paul Schrader che, con fare sornione e paterno ci invita nel suo nuovo film, The Canyons, a celebrare senza lacrime la morte del cinema. Presentato Fuori Concorso a Venezia 70, dove l’autore presiede la giuria di Orizzonti, il film più chiacchierato dell’anno non è affatto la pellicola scabrosa che tutti attendevano, bensì un saggio teorico sulla rappresentazione mascherato da thriller-noir losangelino, con contorno di triangolo amoroso. Sceneggiato da Bret Easton Ellis e co-prodotto grazie alla piattaforma web Kickstarter The Canyons si apre con le suggestive immagini di maestosi movie theatre in disuso, templi ove in passato si celebrava un rituale collettivo che non ha più sacerdoti né adepti e oggi spoglie in rovina di un mondo perduto. La Hollywood descritta da Schrader ha infatti perso definitivamente ogni grandeur e le uniche alternative a destare un certo interesse nel giovane e rampante produttore Christian, sono i b-movie e i porno amatoriali.
Difficile dire se il connubio tra lo sceneggiatore di Taxi Driver e lo scrittore di American Psycho sia davvero riuscito, la trama qui è infatti un mero pretesto, un cliché scelto dal mazzo tra i tanti possibili e appesantito a tratti da dialoghi ridondanti e ripetitivi e da una fotografia (opera di John Defazio) che pare negare ogni piacere visivo per ridefinire piuttosto una nuova estetica post-pop.
Quello che interessa realmente a Schrader è dunque proseguire la sua indagine sui limiti dell’immagine, una costante declinata all’interno della sua filmografia nelle forme più differenti: dall’apoteosi estetica di matrice iconoclasta di American Gigolo agli snuff movie di Hardcore, fino alle deviazioni sessuali dei protagonisti di Auto Focus. Originatasi in reazione a quella rigida educazione calvinista che gli ha impedito di vedere film fino alla maggiore età, la ricerca costante di Schrader verso una ri-definizione dei confini del rappresentabile trova nella realtà odierna una nuova forma di oscenità. Si tratta dell’auto-rappresentazione costante che ci affligge tutti, utenti di social network e possessori di smart phone perennemente accesi e in modalità di registrazione. A confermare che siano questi gli obiettivi nella lente del regista è non solo The Canyons, quanto il contributo da lui firmato al progetto Venezia 70 – Future Reloaded, proiettato al festival lidense e in cui 70 autori contemporanei celebrano, ciascuno a suo modo, in un minuto o poco più, il primo settantennale della Mostra. Nel lavoro di Schrader, senza titolo, il regista si mette in scena mentre è intento nel suo nuovo sport preferito: passeggiare per la città in un’imbracatura tempestata di mini-fotocamere digitali, puntate in ogni direzione. Durante questa flânerie panottica, Schrader ci dice la sua sul futuro del cinema: non più rituale codificato né dal punto di vista diegetico né tantomeno extradiegetico, né produttivo né fruitivo bensì una costante osservazione e auto-osservazione. E, che la cosa gli piaccia o meno, è all’interno dei nuovi e multiformi codici della biografia e della partecipazione perpetua che anche Schrader oggi, con non poco divertimento, si muove. Come ben esemplifica d’altronde uno dei personaggi di The Canyons oggi “nessuno ha più una vita privata” ed è questa l’unica forma di oscenità possibile. Risulta in tal senso geniale l’accoppiata di protagonisti prescelta da Schrader: da un lato abbiamo l’attore hard James Deen, perennemente intento ad arricciare le labbra ammiccando all’icona di se stesso (ma anche al Richard Gere di American Gigolo), dall’altro Lindsay Lohan, prototipo perfetto e composito della diva contemporanea. L’iperrealismo abbacinante del volto e del corpo dell’attrice costituiscono in fondo l’unico controcampo possibile per quelle facciate di vecchie sale cinematografiche in rovina, è lei nel suo metamorfismo manufatto il vero “Ultimo spettacolo”.
Info
Il sito ufficiale di The Canyons.
La pagina facebook di The Canyons.
- Genere: drammatico, erotico, thriller
- Titolo originale: The Canyons
- Paese/Anno: USA | 2013
- Regia: Paul Schrader
- Sceneggiatura: Bret Easton Ellis
- Fotografia: John DeFazio
- Montaggio: Tim Silano
- Interpreti: Alex Ashbaugh, Amanda Brooks, Andres De La Fuente, Chris Schellenger, Chris Zeischegg, Diana Gitelman, Gus Van Sant, James Deen, Jarod Einsohn, Jim Boeven, Lauren Schacher, Lily Labeau, Lindsay Lohan, Matthew Hoffman, Michelle LaRue, Nolan Funk, Nolan Gerard Funk, Philip Pavel, Tenille Houston, Tenille Repinski, Thomas Trussell, Victor of Aquitaine
- Colonna sonora: Brendan Canning
- Produzione: Canyons, Filmworks/FX, Post Empire Films, Prettybird, Sodium Fox
- Distribuzione: Adler Entertainment
- Durata: 99'
- Data di uscita: 14/11/2013







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