Via Castellana Bandiera

Via Castellana Bandiera

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L’esordio alla regia di Emma Dante, Via Castellana Bandiera, primo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2013.

Chiuse all’interno delle loro macchine, due donne si affrontano in un duello muto che si consuma nella violenza intima degli sguardi. È una domenica pomeriggio. Lo scirocco soffia senza pietà su Palermo quando Rosa e Clara si perdono nelle strade della città e finiscono in una specie di budello: Via Castellana Bandiera. Nello stesso momento, un’altra macchina guidata da Samira, dentro la quale si ammassa la famiglia Calafiore, arriva in senso contrario e penetra nella stessa strada. Né Rosa al volante della sua Multipla, né Samira, donna antica e testarda al volante della sua Punto, intendono cedere il passo l’una all’altra… [sinossi]

Per comunicare qualcosa agli altri si parte sempre dal proprio vissuto. Banale forse a dirsi, ma non facile a farsi in quanto ci sono modi e modi di farlo: l’Arte è uno di questi – a nostro modesto parere quello più efficace e speciale – ma anche qui bisogna saper suonare le giuste corde e scavare l’humus più profondo. Emma Dante è un’artista che sa creare dal “nulla” opere stupende, lo ha dimostrato in primis in teatro e ora, in nome della sua versatilità, dopo esser stata anche autrice di favole, si cimenta nella regia cinematografica.

Via Castellana Bandiera è il primo film italiano in concorso di questa 70^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un’opera originale diretta da una regista che fa tesoro del proprio vissuto personale e artistico per esplorare il mondo umano grazie alla potenza della macchina da presa, di cui dimostra di avere già una spiccata consapevolezza. Nei primi minuti stiamo per qualche istante sott’acqua immedesimandoci in un ragazzino, poi con un montaggio alternato la regista ci presenta le principali protagoniste del duello che di lì a poco accadrà: da un lato un’anziana che vaga per il cimitero dando da mangiare ai cani randagi affamati per poi stendersi sulla tomba della figlia; dall’altro ci ritroviamo on the road con Rosa (Emma Dante) e Clara (Alba Rohrwacher), in arrivo a Palermo per il matrimonio del più caro amico di Clara. In Via Castellana Bandiera si passa così dall’acqua alla “cenere alla cenere, polvere alla polvere” per poi stazionare – per gran parte del film – in un “vicolo cieco”. Le situazioni iniziali, apparentemente scollegate tra loro, vengono unite dal caso e ancor più, post visione, anche i dettagli e le sequenze brevi acquistano un significato (vedi la semplice e, al contempo, simbolica scena dei cani che mangiano nella location funerea – e la mente ci riporta anche allo spettacolo “Cani di bancata” della stessa Dante). Nello specifico, il merito dell’incontro-scontro va dato a una strada, o meglio a un budello a doppio senso dove due macchine che arrivano nei due sensi di marcia non possono passare parallelamente per cui una delle due auto deve farsi da parte e cedere il passo all’altra. L’artista palermitana costruisce le sequenze precedenti all’ “incidente” creando i presupposti per un climax ben riuscito e calibrato. La macchina da presa sta addosso a Rosa e Clara facendoci seguire le loro discussioni non con meri campi-controcampi, ma passando dall’una all’altra con panoramiche veloci come se fossimo il passeggero seduto sul sedile posteriore che segue il loro ping pong. L’obiettivo segue Samira (Elena Cotta) in questi gesti rituali al cimitero, la inquadra di spalle tracciando un alone di mistero intorno al suo personaggio che manterrà fino alla fine grazie alla straordinaria interpretazione della Cotta, così comunicativa pur senza battute.

Ritrovatesi, per caso, l’una di fronte all’altra, il duello può avere inizio! Rosa in multipla con la sua compagna, Samira alla guida della punto, a far da autista alla famiglia acquisita. Due donne diverse per età, per mentalità e chissà per quante altre sfumature suggerite e lasciate a noi, ma accomunate dalla testardaggine. Oggetto dell’indagine intrapresa dalla Dante è la loro cocciutaggine, il loro non saper fare retromarcia, l’impuntarsi nel dire (a parole per Rosa, con gli occhi per Samira): «io non mi sposto» perché per ognuno di noi è l’altro che deve cedere.
La Dante sembra chiederci – ora tra le righe ora con frecciate ben precise –: cosa vuol dire cedere il passo? È un sintomo di maturità o di debolezza?
Nessuno vuole fare il primo passo tra Rosa e Samira, entrambe sono lì pronte a non cedere rispetto all’altra, ma chissà che non stiano cedendo di fronte agli interrogativi e a quel non detto così potentemente rappresentato dalla ieraticità dell’anziana. Si lotta a chi resiste di più in un mondo dove sembra vincere chi fa la voce grossa, dove ti puoi prendere lo stesso numero civico del vicino tanto le istituzioni ufficiali non dicono nulla. Nella legge della strada non ci sono regole se non quelle individuali e ogni limite sembra oltrepassabile. L’attrice e regista teatrale rende questa condizione umana con un approccio visivo e scenografico funzionale a questa idea di limite e sconfinamento – «sono stati aggiunti alcuni elementi scenografici tra cui un muro che delimitava da uno dei suoi lati il budello della strada. Il muro lentamente e progressivamente si apre rendendo man mano la via più larga». Lo spettatore che assiste a questi cambiamenti in sequenza, inizialmente non se ne accorge, quasi a voler marcare ancor più la condizione di fissità umana e allo stesso tempo di come un mutamento sia evidente quando ha una certa rilevanza.

Non c’è compassione tra le due protagoniste né tantomeno nello sguardo della regista, che non condanna, ma ci offre una lucida rappresentazione della realtà. Via Castellana Bandiera si colora a tratti di toni grotteschi, ma il “bello” è che scaturiscono da situazioni apparentemente paradossali, tanto da farci sorridere, ma realisticamente possibili. Sono all’ordine del giorno notizie di cronaca su vicini o passanti che si ammazzano tra di loro e/o colpiscono per un nonnulla, è la legge del taglione e la pellicola raggela lo spettatore per il modo con cui ci mette di fronte a questa cruda evoluzione della dis(umanità).
Si parte sempre da sé e i registi (gli artisti in generale) parlano quando hanno qualcosa da raccontare (o almeno così dovrebbe essere). La Dante, bravissima anche come interprete, fedele alle sue radici e al suo inizio teatrale come drammaturga e regista (vedi “Trilogia della famiglia” 2001-2004), torna a Palermo e torna a trattare la famiglia e l’uomo raschiando quel microcosmo con l’obiettivo della macchina da presa.
Rifacendosi sottilmente al teatro ci dà la dimensione della fauna umana che circonda le due protagoniste. In una scena dai toni quasi farseschi vediamo le donne del vicinato entrare in massa nella macchina di Rosa consigliandole di non mettersi contro la famiglia Calafiore (ricordandoci il coro greco), capitanata da Saro (Renato Malfatti) – il quale implicitamente, insieme alla sua cricca, ci riporta alla mente i pupi siciliani, un uomo pronto a muovere i fili di chi gli è “sotto”. Torna il teatro per la condizione di spettatori che ci accomuna col cinema, ma anche nella funzione affidata agli abitanti della via che assistono ai battibecchi, talvolta rompendo la parete ed entrano in campo per partecipare attivamente alla diegesi del racconto.
Corpo e fisicità tornano come una costante nel lavoro della Dante e anche in quest’ottica il personaggio di Samira acquista ancora più significato in un film che vive di sguardi, di mezze parole fino a… (lo scoprirete); il tutto guidato da occhi di donna e di artista che sanno guardare in profondità parlando della sicilianità senza assumere uno sguardo provinciale, ma abbattendo i confini. Ci preme sottolineare come l’amore tra Rosa e Clara sia mostrato senza marcare che si tratti di amore omosessuale e, anzi, quando vi si fa riferimento, si cerca di scardinare il luogo comune che si tratti di un amore “diverso”.
Dopo averci pietrificato facendoci provare gli esiti dell’imbottigliamento, con un long take finale, la Dante continua a interpellarci di fronte a una via che diventa metafora della condizione umana. I teatrini che accadono nella nostra quotidianità spesso superano quelli che si possono recitare sul palco. In salita o in discesa, di fronte al precipizio o al limite del burrone, la questione è se vogliamo essere ancora in scena o no. E ancora: siamo in grado di rompere questa immobilità? Lo vogliamo? A noi l’ardua sentenza perché Via Castellana Bandiera non vuole rispondere per noi.

INFO
Il sito ufficiale del film: viacastellanabandiera.it
La pagina facebook: facebook.com/ViaCastellanaBandiera
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