Je m’appelle Hmmm…

Je m’appelle Hmmm…

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Un percorso on the road per superare un orribile trauma. A intraprenderlo è la giovane protagonista di Je m’appelle Hmmm… Esordio alla regia per Agnés b.

La piccola Céline, molestata da un padre disoccupato e disperato, durante una gita scolastica si imbarca sul TIR di un camionista scozzese. Nel corso del viaggio scoprirà il piacere della libertà e proverà a riconciliarsi con la sua infanzia violata. [sinossi]

Sostenitrice dura e pura di un cinema indipendente orgogliosamente libero dalle logiche mainstream (ha finanziato le ultime pellicole di Harmony Korine, Sping Breakers compresa) la stilista e produttrice Agnés b. esordisce alla regia nel lungometraggio con Je m’appelle Hmmm…, presentato in concorso nella sezione Orizzonti a Venezia 70. A partire dalla terribile storia di un incesto consumatosi tra le mura domestiche, l’autrice intesse la sua ode all’infanzia e alla riconciliazione, intesa come ricerca, nonostante tutto, di un nuovo equilibrio. Al centro della scena c’è qui soprattutto la piccola Céline che, violata dal padre, ritrova gradualmente sé stessa e quel che resta della propria infanzia, attraverso un catartico e giocoso percorso on the road. Ma l’autrice, coraggiosamente, prova qui a dare forma anche al dramma vissuto dal carnefice, vittima anch’egli delle proprie azioni, guidate da una forma deviata di amore. Lo stile adottato dall’autrice alterna con delicatezza e senza mai calcare la mano, immagini realistiche (la durezza della vita domestica, il viaggio attraverso la Francia in direzione del tunnel della Manica) a momenti di rarefazione e sperimentazione visiva che si declinano ora in stop frame sgranati anelanti ad un puntinismo dell’immagine, ora in sorprendenti sfocature che sfidano l’ontologica definizione del digitale. Il risultato è un affresco composito e volutamente diseguale, che si fa poi polifonico grazie alle saltuarie intromissioni delle voice over dei vari personaggi, utili a moltiplicare ulteriormente i punti di vista e a chiarire che la posizione dell’autrice è la più distante possibile da ogni forma di moralismo o condanna.

A partire da una trama simile a quella de Il ladro di bambini del nostro Gianni Amelio – toccanti le sequenze che segnano il nascere di un forte legame tra Céline e il camionista scozzese che la accompagnerà lontano dal suo drammatico menage domestico – Agnés b. intraprende dunque un percorso nei lati più oscuri dell’animo umano, innestandolo di ossessioni visive indie che riescono quasi sempre a non apparire come calate dall’alto. L’equilibrio è però delicato e a tratti la presenza della stilista-produttrice si fa troppo ingombrante, specie in quella sequenza che vede protagonisti due danzatori butoh intenti a contorcersi nella campagna francese: una chiara metafora, tutta corporea, dell’insopprimibile propensione dell’uomo a ricercare sempre una forma differente equilibrio. Risulta poi del tutto esornativa l’apparizione in un falò notturno del filosofo Toni Negri, nei panni di un viaggiatore dispensatore di saggi consigli.
Di certo dunque Je m’appelle Hmmm… è un prodotto a tratti acerbo, ma appare anche al tempo stesso molto consapevole di questa sua debolezza e non fa nulla per nasconderla al nostro sguardo.

INFO
La pagina facebook della Love Streams Productions, casa di produzione di Je m’appelle Hmmm…
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