Capitan Harlock

Capitan Harlock

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Torna sul grande schermo, in animazione in computer grafica, in 3D e con la regia di Shinji Aramaki, il leggendario Capitan Harlock. Ma c’è poco da sorridere.

L’Arcadia di quando ero bambino non tornerà più

Capitan Harlock è l’unico uomo che si interpone fra la corrotta Coalizione Gaia e il tentativo di un completo dominio intergalattico da parte di quest’ultima. In cerca di vendetta contro coloro che hanno defraudato lui e l’umanità, il misterioso pirata dello spazio vaga nell’universo a bordo del suo incrociatore da battaglia, l’Arcadia, attaccando e saccheggiando con audacia le navi nemiche. Ezra, comandante della flotta di Gaia, ordina al fratello minore Logan di infiltrarsi nell’Arcadia e uccidere Capitan Harlock. Ma Logan scopre presto che a volte le cose non sono come sembrano e che la nascita di una leggenda avviene sempre per un valido motivo. Harlock spinge il suo leale equipaggio a proseguire nella rischiosissima missione di disfare i “nodi del tempo” e riportare la Terra all’epoca in cui era ancora abitata dagli uomini. È l’anno 2977 e cinquecento miliardi di profughi umani sognano di ritornare sul pianeta che ancora chiamano patria… [sinossi – labiennale.org]
Il suo teschio è una bandiera
che vuol dire libertà,
vola all’arrembaggio
però un cuore grande ha…

Le immagini in anteprima e i primi teaser erano un segnale abbastanza evidente. Capitan Harlock, affidato alla regia di Shinji Aramaki (Appleseed, Appleseed: Ex Machina e Starship Troopers: l’Invasione) e alla penna di Harutoshi Fukui e Kiyoto Takeuchi, è la classica montagna che partorisce un topolino, è un’operazione che scarnifica un’icona in nome delle grandi platee, del pubblico giovane, di una semplificazione/banalizzazione estrema. Non bastano, infatti, il corposo sforzo economico della Tōei Animation e alcune intuizioni visive e narrative per giustificare questa rilettura dei personaggi di Leji Matsumoto e l’utilizzo di una computer grafica ancora immatura, inutilmente appesantita dal 3D.

Tra le note di regia s’individua in un istante il peccato originale: “l’idea di partenza era di fare un film d’intrattenimento per un pubblico internazionale”. Un intento letale, e forse nemmeno troppo lungimirante, che spiega anche l’abbandono dell’animazione tradizionale a favore della cgi e della motion capture. La scarsa espressività dei volti umani, ostacolo insuperato anche da colossi come Pixar e DreamWorks, si accompagna purtroppo alla meccanica riscrittura dei protagonisti, attorniati da personaggi secondari pressoché azzerati. Preso atto di una rappresentazione superomistica di Harlock, infilato a forza in un paio di sequenze à la Batman [1], a stridere è soprattutto il sistematico azzeramento della ciurma dell’Arcadia: sopravvivono, anche se malamente abbozzati, solamente Yuki Key (davvero gratuita e fuori luogo la sequenza sotto la doccia), l’aliena Meeme e Yattaran (che da genio un po’ strambo si trasforma in un guerriero spacca tutto). Il resto è contorno, comparse, impalpabili fantasmi, sacrificati per dare spazio alle sottotrame melodrammatiche del trio Logan (rielaborazione in salsa idol di Tadashi Dayo), Ezra & Nami.

Capitolo a parte per il design dell’Arcadia, altra icona maltrattata da un restyling evitabile e scaraventata in scene di battaglia inspiegabilmente statiche, poco spettacolari, costellate dai raggi laser dei cannoni. La moltiplicazione dei fasci di luce è però una coperta troppo corta. Capitan Harlock mostra i limiti di una computer grafica ancora non all’altezza del compito e di una regia con poche idee, incapace di dare il giusto risalto a quella che dovrebbe essere un’astronave leggendaria e, nelle originali intenzioni di Matsumoto, un vero e proprio personaggio. Vale la pena recuperare, per un utile confronto tra messe in scena e scelte grafiche, il lungometraggio Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza (1982) di Tomoharu Katsumata.

Di Capitan Harlock ci resterà davvero poco, giusto l’immagine della Terra devastata, che nel solito gioco a incastri dell’universo matsumotiano riecheggia il triste destino del pianeta Gamilon e della stessa Terra nella serie Corazzata spaziale Yamato [2]. Meglio fare un tuffo nel passato, immergendosi nelle serie classiche, quando Capitan Harlock, anarchico e contestatore, incarnava perfettamente lo spirito degli anni Settanta. Meglio tornare al teschio e alla bandiera, agli arrembaggi e al cuore grande…

Note
1. Si veda la sequenza del salvataggio di Yuki e Logan, con tanto di salto impossibile e mantello al vento.
2. Altra saga fantascientifica degli anni Settanta/Ottanta tornata maldestramente sul grande schermo con il lungometraggio animato Space Battleship Yamato: Resurrection (2009) di Yoshinobu Nishizaki e il live action Space Battleship Yamato (2010) di Takashi Yamazaki. Per maggiori info: en.wikipedia.org/wiki/Space_Battleship_Yamato.
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