La gelosia

La gelosia

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Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2013, La gelosia è l’abbagliante e nitido resoconto di una crisi, ennesimo viaggio nell’umanesimo dolente eppur vitale di Philippe Garrel.

La frontiera del tramonto

Un trentenne vive con la sua compagna in un piccolo appartamento. L’uomo (attore di teatro alle prese con le ristrettezze della vita) ha una figlia con un’altra donna, che ha abbandonato. La sua compagna attuale un tempo era una attrice apprezzata, ma da anni non riesce a ottenere una parte, nonostante gli sforzi dell’uomo di trovarle provini per ruoli di spicco. La donna lo tradisce… [sinossi]

Uno dei più grandi nemici della critica (giovane o anziana che sia, in questi casi i dati anagrafici sono del tutto secondari) risiede nella spasmodica ricerca del “nuovo”, del “mai visto”: uno sguardo proteso in maniera quasi parossistica al futuro che spesso e volentieri non è in grado di cogliere le urgenze e le scintille di genialità del presente e del passato. Anche durante le giornate della settantesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato possibile imbattersi in vari esempi pratici di questo approccio critico: film come quelli di Tsai Ming Liang (Stray Dogs) e Frederick Wiseman (At Berkeley) hanno ricevuto da più parti un’accoglienza fredda perché i rispettivi autori avrebbero nel corso degli anni già affrontato determinati spunti poetici con le medesime scelte estetiche e narrative.

Una “colpa” da cui non è mai esente, sempre seguendo il percorso logico delle suddette penne, il cinema di Philippe Garrel. Ogni volta che un suo film approda a un festival internazionale lo scenario è sempre lo stesso: sotto la coltre di applausi che accompagna i titoli di coda si avverte il persistente bisbiglio di coloro che bofonchiano affermazioni come “fa sempre lo stesso film”. È stato così, solo per rimanere nell’ultimo decennio, per lo straziante Les Amants réguliers, il magnifico La Frontière de l’aube (forse il più incompreso tra i film di Garrel) e Un été brûlant, accolto tra indegne risate di scherno e copiosi fischi di disapprovazione al Lido nel 2011. Lo scenario, qualora non fosse ancora chiaro, si è ripetuto anche per La gelosia, presentato in concorso a Venezia 70. Spogliando il film della sua essenza primigenia e ragionando solo sulla coltre che lo riveste, l’identificazione di opera garreliana è ovviamente immediata: la sentenza in tal senso arriva dall’utilizzo del caratteristico bianco e nero, dal minimalismo con cui è trattato l’onnipresente tema della caducità dei rapporti di coppia, dalla presenza in scena di Louis Garrel (al quinto film con il padre), dall’ambientazione parigina, dal debordante utilizzo dei primi piani.

Proprio l’insistenza sui volti dei protagonisti permette di rintracciare il vero senso de La gelosia e dell’intero percorso autoriale del cineasta francese: cinema emotivo ed emozionante, quello di Garrel è uno studio infinito e sempre attuale sull’umanità parigina, scandaglio degli affetti impossibili eppure “regolari”, di innocenze selvagge e di solitudini. In questo senso La gelosia propone un ulteriore passo avanti, nello spaccato di vita che vede protagonisti Louis, la sua attuale compagna Claudia, la figlioletta di lui Charlotte – che vive con la madre, Clothilde, che Louis ha abbandonato per intraprendere la relazione con Claudia – e in un ruolo minore anche Esther, sorella dell’uomo. Radicalizzando la messa in scena della crisi di coppia, Garrel identifica nella relazione uomo-donna il senso stesso del fallimento ineluttabile: Louis e Claudia sono destinati a una rottura perché l’uomo non può che protendere verso la solitudine. Se qui l’atto del suicidio, da sempre una delle svolte narrative predilette di Garrel, non trova una sua compiutezza è perché l’unico antidoto allo sfilacciamento delle relazioni sentimentali è rintracciabile nel sangue del proprio sangue. Il cibo condiviso da Louis con figlia e sorella minore non sottolinea solo una delle sequenze più tenere e strazianti viste sugli schermi della Mostra, ma ribadisce l’elogio alla monolitica e incrollabile forza della famiglia.

Inserendo come d’abitudine elementi puramente autobiografici in un percorso narrativo di finzione, Garrel costruisce il personaggio di Louis su quello del proprio padre, che abbandonò la famiglia per inseguire un nuovo amore. E Louis Garrel (che interpreta dunque una versione moderna del nonno, in una stratificazione emotiva dirompente) incarna l’uomo garreliano per eccellenza, vittima e carnefice allo stesso tempo delle proprie pulsioni, tormentato da un malessere che è, sic et simpliciter, la vita in quanto tale. La gelosia è l’abbagliante e nitido resoconto di una crisi, ennesimo viaggio nell’umanesimo dolente eppur vitale di Philippe Garrel. Se questo è “sempre il solito film”, accontentarsi non richiede certo alcuno sforzo. In un concorso veneziano a dir poco altalenante e schizoide, una delle visioni più confortanti.

INFO
Il sito della SBS Productions, casa di produzione de La gelosia.
La gelosia sul sito della Movies Inspired.
Il trailer italiano de La gelosia.
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