You’re Next

You’re Next

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Il thriller-horror di Adam Wingard, You’re Next, si pone nell’alveo della satira antiborghese più feroce e serrata, qui grondante sangue e humour nero. Tutto è abilmente frullato per dare vita a un brillante gioco sulle convenzioni dell’horror, potenzialmente inarrestabile.

In occasione del loro anniversario di matrimonio, i coniugi Aubrey e Paul Davison riuniscono nella villa di campagna i quattro figli con i rispettivi fidanzati. Ma proprio mentre stanno per esplodere invidie e rancori mai sopiti, si palesa, non invitata, una gang di assassini con maschera… [sinossi]

Sbarrate porte e finestre e preparatevi a difendervi con qualunque tipo di oggetto contundente, utensili e posateria da cucina compresi, perché non ci sono più né enigmisti né attività paranormali, l’horror torna a esplorare uno dei suoi luoghi topici: la villa monofamiliare. Fuori da essa è appostata una gang di feroci assassini, ma all’interno si annida una forza maligna ancor più esiziale, di quelle che si manifestano solo in occasioni speciali e preferibilmente attorno al desco d’ordinanza. Non si tratta, ça va sans dire, di un demone babilonese, bensì di una banalissima famiglia.
Sorta di versione esplicita e gore di Festen – Festa in famiglia, You’re Next di Adam Wingard, dopo aver ingiustamente svernato a lungo in un magazzino (la pellicola è del 2011), fa la sua comparsa in questo tiepido inizio stagione per scaldare gli animi degli amanti del genere e indurre lo spettatore a guardare con il dovuto sospetto parenti e congiunti. L’idea di fondo è infatti che la famiglia sia, così come la balestra usata per dilaniarla, un residuo medievale che per qualche misteriosa ragione possiede ancora una sua funzionalità. Sagace disamina delle relazioni fra consanguinei, You’re Next si pone dunque nell’alveo della satira antiborghese più feroce e serrata, qui grondante sangue e humour nero grazie al riuscito bilanciamento tra sapida ironia e alta macelleria, un mix che trova uno dei suoi momenti più alti in un’indimenticabile dissertazione sul documentario underground, dalle conclusioni sorprendenti. Wingard dirige con mano sicura, sfruttando al meglio i meccanismi della suspense, giocando con gli spazi (interno ed esterno della villa), gli oggetti, i personaggi e i cliché del genere, senza mai adagiarsi sugli allori della sua inarrestabile inventiva, ma riuscendo invece a spiazzare continuamente le aspettative di chi guarda.

Il focolare domestico violato, le musiche che strizzano l’occhio ai fan di John Carpenter, un’eroina coriacea (l’atletica Sharni Vinson, già acrobatica in Step Up 3D) e dei cattivi mascherati da fiere: tutto nel film di Wingard è abilmente frullato per dare vita a un brillante gioco sulle convenzioni dell’horror, potenzialmente inarrestabile. I maestri sono dunque perfettamente fagocitati e digeriti, al punto da incarnarsi direttamente in scena tramite un cameo di Larry Fessenden, sovrano indiscusso dell’horror indie statunitense e la presenza, nel ruolo della madre, di Barbara Crampton, l’indimenticabile protagonista del cult movie di Stuart Gordon Re-Animator.

E così, mentre tante pellicole similari faticano a trovare anche una sola idea che sia buona e abbia il sentore della novità, diventa ben presto chiaro che questo autore da noi ancora poco conosciuto (ma con ben 5 lungometraggi all’attivo, più la partecipazione al progetto collettivo V/H/S e relativo sequel) non tarderà a fare un suo esordio mainstream, se Hollywood ha ancora il buon vecchio fiuto di un tempo. E in tal senso, Wingard attraverso l’utilizzo reiterato del brano Looking for the Magic della Dwight Twilley Band, con il suo testo delirante e l’inno all’immaginazione, ha già stilato il suo manifesto programmatico.

Info
La pagina facebook di You’re Next.
Il sito ufficiale di You’re Next.
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