Diana – La storia segreta di Lady D

Diana – La storia segreta di Lady D

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Un biopic di stampo agiografico che trasforma la principessa del Galles nella protagonista di una pallida e inconsistente telenovela: Diana – La storia segreta di Lady D, per la regia di Oliver Hirschbiege con Naomi Watts nei panni di Diana Spencer.

Realismo in rosa

Gli ultimi due anni di vita di Diana Spencer, tra assalti dei paparazzi, solitudine di palazzo e il grande amore per il cardiochirurgo Hasnat Khan… [sinossi]

“That legendary divorce is such a bore” cantava nel lontano 1994 Kurt Cobain in Serve the Servants, uno dei brani più cinici e autocritici del leader dei Nirvana, contenuto nell’ultimo album della band, In utero. Si tratta di una frase che potrebbe riassumere meglio di qualsiasi altra tag-line ciò che traspare da Diana – La storia segreta di Lady D, biopic dedicato alla principessa del Galles che, lungi dal lasciar trasparire la complessità del personaggio e del periodo storico in oggetto, preferisce dilungarsi prima sul tedio causato alla donna dal divorzio reale e poi sulle sue palpitazioni amorose: dal particolare (la relazione con il cardiochirurgo Hasnat Khan), all’universale (bambini colpiti da mine antiuomo e persone sofferenti sparse per il globo).
Ecco Diana segregata nella residenza reale, tra un po’ di jogging in giardino, una tazza di tè, una seduta di agopuntura e una al piano per una breve sonata; poi però arriva l’amore per un uomo in grado di “salvare le vite” e allora la nostra eroina cammina sui campi minati per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale al problema delle mine antiuomo.
Insomma più che alla canzone dei Nirvana succitata, l’ispirazione per questa pellicola pare provenire da Imagine di John Lennon. Ma non è a questi modelli alti di pop che deve aver pensato il regista Oliver Hirschbiegel (The Experiment, La caduta, Invasion), quanto piuttosto a una telenovela pomeridiana per signore, tra l’altro assai poco smaliziate. È infatti assai forte il dubbio che una donna del nostro secolo riesca ad appassionarsi a una storia d’amore fatta di numerosi risvegli fianco a fianco e nessuna notte di focosa passione (gli amplessi sono tutti in ellissi) e dove il momento di maggiore tensione erotica è risolto in un incrocio di sguardi da triglia, scambiati dagli amanti sul sedile posteriore di un’utilitaria, mentre fuori brumeggia la brughiera.

Manca d’altronde a Diana – La storia segreta di Lady D, forse per un eccesso di pudore, dato l’argomento trattato, un vero punto di vista sulla sua protagonista, della quale ci viene restituita soltanto una pallida illustrazione, affidata completamente alla mimica della pur brava Naomi Watts, qui devota ma anche visibilmente schiacciata dal suo ruolo. L’unica idea di sceneggiatura che dovrebbe fare chiarezza sul personaggio risiede poi nel paragone tra l’indole ribelle della principessa e l’imprevedibilità di un’improvvisazione jazzistica, ma la ripetitività delle situazioni (Diana da sola, Diana con l’amante a casa sua, nella residenza reale, in ospedale da lui, con una parrucca castana o senza) è tale da non lasciare alcun margine.

Hirschbiegel, dal canto suo, non pare interessato a imprimere un marchio autoriale a questo prodotto, lasciando piuttosto scorrere la love story senza suscitare né coinvolgimento né commozione. Appare poi davvero poco oculata la scelta di aprire e chiudere (nel pre-finale) la storia di Diana con quel rapido carrello all’indietro nel corridoio dell’hotel parigino, atto a sottolineare un’ultima esitazione della principessa, prima di uscire e andare incontro al suo destino: un movimento di macchina la cui necessità e soprattutto il cui buon gusto sono tutti da dimostrare.
L’ostinato tentativo poi di contraddire i cliché, portato avanti per gran parte della pellicola da Hirschbiegel, finisce per produrre l’effetto opposto, riconfermando ogni vulgata popolare o, peggio, scadendo nel ridicolo. Si pensi ad esempio allo stimato cardiochirurgo che predilige il fast food ai cibi sani, fuma come un turco e al primo appuntamento vuole guardare la partita in Tv o, meglio ancora, a quel primo amplesso “reale” consumato (sempre in ellisse) sul pavimento della principesca camera da letto.

La Diana di Hirschbiegel non è dunque come la immaginavamo, ma qualcosa di meno, non una donna colta bensì una sorta di tuttologa priva di un’istruzione convenzionale, che guarda la Tv, ha poche amiche e si appassiona a molte cause di rilevanza sociale per il bisogno di sentirsi utile agli altri e a se stessa. Proprio quella principessa semplice e fragile e desiderosa di essere “Regina nei cuori della gente” che i rotocalchi dell’epoca ci mostravano più o meno in diretta. Paradossalmente dunque, sono stati proprio i terribili paparazzi, che tanta parte hanno avuto nel triste epilogo della sua storia, a raccontarci Lady D. La settima arte invece, al momento è lungi dal riuscire a ritrarre in maniera articolata e complessa questo personaggio e se si pensa che invece la Regina Elisabetta può vantare grazie a The Queen di Stephen Frears una biografia ragionata di tutto rispetto, bisogna dedurre, ancora una volta, che sul grande schermo “i buoni” non sono poi così interessanti.

Info
Il trailer italiano di Diana – La storia segreta di Lady D.
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