Nightmare

Nightmare

di

L’inquietante thriller psicologico in odore di gotico di Freddie Francis torna a nuova vita sullo schermo del Ravenna Nightmare.

La follia

La giovane Janet vive in collegio da quando ha assistito all’omicidio del padre da parte della folle madre. Da allora la sua paura più grande è quella di aver ereditato dalla madre il gene della pazzia. La situazione si complica quando la ragazza torna a vivere nella grande magione in cui è avvenuto l’atroce delitto: le sue notti sono ossessionate dalla figura di una donna morta pugnalata che si aggira per le stanze della villa…

[sinossi]

Freddie Francis è uno di quei nomi illustri della storia del cinema incomprensibilmente dimenticati dalle nuove generazioni di appassionati. Una figura relegata sullo sfondo, citata in maniera occasionale e per lo più ignorata anche dal pubblico più esigente e preparato: un’anomalia, se si considera sia lo status di cult movie cui possono concorrere molte delle sue creature in celluloide, sia i successi ottenuti nel corso della sua carriera come direttore della fotografia. Già, perché Francis, oltre ad aver regalato alcune vere e proprie gemme della suspense, ha contribuito a comporre le immagini per opere immortali quali The Innocents di Jack Clayton, The Elephant Man, Dune e Straight Story di David Lynch, il solitamente sottostimato Cape Fear di Martin Scorsese e molto altro, raggranellando anche due Oscar per il lavoro su Sons and Lovers di Jack Cardiff e Glory di Edward Zwick. Un percorso che l’ha messo a tu per tu con i generi e le atmosfere più disparate, dalle venature surreali al film d’epoca, dal thriller contemporaneo all’horror gotico. E proprio il cinema del terrore rappresentò la cifra stilistica di Francis quando si decise a passare dietro la macchina da presa: non avrebbe potuto essere altrimenti, dopotutto, vista la lunga e proficua collaborazione che il regista sviluppò con la Hammer Films di William Hinds e James Carreras e con la meno nota ma agguerrita Amicus Productions fondata da Milton Subotsky e Max Rosenberg.

Per quanto non sia il titolo più noto tra quelli diretti da Francis, Nightmare (presentato durante l’undicesima edizione del Ravenna Nightmare all’interno della sezione retrospettiva “Correva l’anno 1963”) rappresenta senza dubbio alcuno una delle più affascinanti commistioni di generi dell’epoca. A testimoniare ciò basterebbe l’inquietante incipit nel quale la giovane e disturbata Janet, interpretata con coinvolgente partecipazione da una Jennie Linden poco più che esordiente, si aggira per un tetro corridoio, richiamata dalla voce di una pazza internata in un manicomio. Film profondamente allucinatorio senza mai dover far ricorso agli schemi più abusati nella messa in scena della perdita di coscienza e dell’alterazione della realtà, Nightmare mantiene fede al proprio titolo costruendo, con sapiente maestria, un’atmosfera incubale in cui trovano accoglienza molti degli aspetti più perturbanti del cinema dell’orrore: lo psycho-thriller si mescola all’horror gotico, senza tralasciare elementi propri del giallo. Da un punto di vista narrativo Agatha Christie incontra Henry James e Robert Bloch, tra figure ectoplasmatiche, un intreccio ricco di colpi di scena che cambia punto di vista e prospettiva in maniera radicale, spaccando a metà il film, e un’attenzione particolare alla scenografia. L’accurata e complessa sceneggiatura di Jimmy Sangster (Dracula il vampiro, Il rifugio dei dannati, Hysteria) si sposa quindi con la suggestiva fotografia di John Wilcox, in grado di lavorare sul bianco e nero acuendo i contrasti e le sfumature di grigio, in un discorso sul cromatismo che si lega alle diverse psicologie dei suoi protagonisti. Nightmare è un film declinato decisamente al femminile, in cui tenera fragilità e diabolico sadismo rappresentano due facce della medesima medaglia: ogni personaggio, a suo modo, è aguzzino e vittima allo stesso tempo, gioco al massacro al quale non si può trovare alcuna via di fuga.

Su tutto domina però lo sguardo ironico, surreale, visionario, algido e brutale di Freddie Francis, che regala una messa in scena mai prevedibile, perennemente alla ricerca del climax emotivo. In ogni singola sequenza sembra volersi spingere più in là, per niente preoccupato della credibilità logica di ciò che appare sullo schermo. Finalmente immerso nell’incubo senza soluzione di continuità. Un piccolo gioiello della suspense da riscoprire.

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