Thor: The Dark World

Thor: The Dark World

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Più combattimenti, più romance e soprattutto una dose ben più ingente di humour, queste sono dunque le linee guida di Thor: The Dark World, ma tutto sembra anche convergere verso un nuovo obiettivo: un target più infantile. L’aitante figlio di Odino si prende un po’ meno sul serio.

Fratello di un altro pianeta

Gli eterni sconfitti elfi oscuri sono ben intenzionati ad affrontare nuovamente la nemica Asgard, riconquistare l’onore perduto e recuperare il preziosissimo Aether, sostanza dai poteri incontenibili da secoli riposta in un luogo segreto. Ma l’Aether finisce per impossessarsi proprio della bella geologa Jane Foster, che diviene così l’ambita preda degli elfi. Il prode Thor dovrà salvare l’amata, Asgard e tutti e nove i regni, riuniti in una convergenza astrale potenzialmente esiziale… [sinossi]

Non di solo Iron Man vive la Marvel/Disney e, anche se persiste il dubbio che il Tony Strak incarnato da Robert Downey Jr. faccia da traino ai film con protagonisti i vari colleghi, ecco che dopo l’abbuffata di supereroi fatta con I Vendicatori (e dopo Iron Man 3), tornano a ruota sullo schermo gli altri sodali in versione singola. È ora il turno del semi-dio di Asgard con Thor: The Dark World, ma già a marzo rivedremo anche Capitan America con Il soldato d’inverno, altro fanchise monoeroico le cui qualità sono ancora tutte da dimostrare.
Dopo il primo capitolo firmato dallo shakespeariano Kenneth Branagh (un po’ rigido forse, ma anche affascinante soprattutto grazie alle complesse architetture fantascientifico-vikinghe) alla regia troviamo questa volta Alan Taylor, autore nel lontano 1999 della pellicola indie Palookaville e poi al lavoro su numerose serie-tv, da Sex and the City ai Sopranos fino a Il trono di Spade. La scelta del nuovo regista non è stata certo casuale, dato che le nuove avventure del figlio di Odino, questa volta, sembrano pendere molto di più sul versante fantasy e meno sulla fantascienza. Più spazio viene poi giustamente lasciato a quello che potremmo definire come il vero mattatore del franchise, ovvero il Loki incarnato da Tom Hiddleston a cui il muscoloso Thor (interpretato sempre dal bel Chris Hemsworth) si vede costretto stavolta a chiedere aiuto per una breve ma ben strutturata avventura in terra nemica. La brevità dell’intermezzo è stata accuratamente calcolata: prolungare la presenza di Loki sullo schermo avrebbe significato ammettere una volta per tutte che Thor è assai meno interessante del fratellastro darkettone, dotato certamente di maggior aplomb, astuzia, presenza scenica e ironia.

Più combattimenti, più romance e soprattutto una dose ben più ingente di humour, queste sono dunque le linee guida di Thor: The Dark World, ma tutto sembra anche convergere verso un nuovo obiettivo: un target più infantile. L’aitante figlio di Odino si prende un po’ meno sul serio (ha imparato la lezione del collega Iron Man) e così anche la compagna Jane Foster (Natalie Portman), ma le gag di facile presa vedono protagonisti soprattutto i personaggi di contorno: dallo scienziato Erik Selvig (Stellan Skarsgård) che oramai ha perso definitivamente ogni connotazione accademica (e ogni pudore), alla stagista petulante Darcy (Kat Dennings), stavolta affiancata a sua volta da un aiutante ancora più svampito e pasticcione (Jonathan Howard). E poi ecco tornare il vecchio topos delle donne che schiaffeggiano, come ai tempi d’oro della Hollywood classica, mentre il maschio spaccone pare occhieggiare ai protagonisti delle migliori action comedy degli anni ’80. Il risultato però è inferiore alle aspettative e, dati i referenti vintage, tutto suona piuttosto ingenuo e d’antan.

L’algida bellezza dei due protagonisti poi, è priva di erotismo, elemento “tabù” anche al livello puramente verbale e che non deve aver mai attraversato la mente degli sceneggiatori, nel più calcolato rispetto delle restrizioni censorie. La Marvel/Disney ha fatto insomma di tutto per scodellare un film adatto ad ogni palato, ma soprattutto a quello di bambini e famiglie. Va un po’ meglio sul versante action, ma solo per quel che riguarda l’atteso scontro finale. Dopo l’incipit fantasy con gli elfi oscuri iperdigitalizzati e non poco “gollumizzati” e una prima battaglia medievaleggiante stantia e noiosetta, ecco che finalmente lo scontro finale rivela un’idea interessante: l’improvvisa dislocazione dei contendenti tramite uno strumento nelle mani della bella Jane (finalmente in grado di rendersi utile!), garantisce infatti trovate visivo-narrative gustose e un esercizio di humour non più strumentale né forzato. Ma è decisamente troppo poco per conquistare un pubblico ultramaggiorenne, per del sano divertimento action, molto meglio rivolgersi altrove, anche vecchie glorie come Stallone e Schwarzenegger hanno di meglio da offrire.

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