Little Feet

Little Feet

di

Con Little Feet torna sul grande schermo al Festival di Roma, nella sezione CineMaxxi, il talento creativo, libero, giocoso e cinefilo di Alexandre Rockwell.

Il cinema è un gioco da bambini

Due bambini orfani di madre, trascorrono la maggior parte del loro tempo da soli, combinando una serie di deliziosi e irresistibili disastri. [sinossi]

A volte è davvero deprimente scoprire come i mutamenti del gusto e della fruizione cinematografica siano riusciti nell’arco di un paio di decadi o poco più a mettere da parte un genere, una corrente, una serie di talentuosi autori. Gran parte del cinema indie anni ’90, con la sua brillante verbosità, la pellicola sgranata, la libertà creativa e recitativa si è dissolto rapidamente come neve al sole e i suoi autori, quando non sono stati assoldati per qualche prodotto più mainstream, sono finiti emarginati dalle sale. Forse quando sarà davvero diffusa, la distribuzione on line riuscirà a restituire una vetrina per prodotti “alternativi” e orgogliosamente inconsueti, ma per ora sono i festival l’unica preziosa occasione per godere di questo tipo di cinema.
Non perde l’occasione, naturalmente, il Festival Internazionale del Film di Roma che nella sua sezione più aperta alla sperimentazione, CineMaxxi, ha inserito il delizioso Little Feet firmato da Alexandre Rockwell, uno degli autori più promettenti della decade del grunge. Dopo l’interessante crime comedy di stampo marcatamente grottesco Pete Smalls is Dead (con protagonista l’interprete di Il trono di spade Peter Dinklage), purtroppo non distribuita dalle nostre parti, il regista di In the Soup torna alle origini, realizzando, in uno splendido bianco e nero sgranato, un’accorata elegia al cinema e alla vita. Eliminando il problema del casting, Rockwell ha scelto come interpreti di Little Feet i propri figli Lana e Nico, calandoli nei ruoli di due bambini orfani di madre e il cui padre lavora travestito da panda promuovendo una non specificata attività commerciale. I due stringeranno amicizia con un bizzarro vicino di casa e insieme intraprenderanno una rocambolesca avventura losangelina per liberare nell’oceano il loro pesce rosso, rimasto anche lui solo dopo la morte del compagno.

Con un budget irrisorio e un altissimo tasso di creatività, sia adulta che infantile (la piccola Lana ha collaborato all’ideazione del film), Rockwell compone Little Feet come un gioco di bambini, dotato di pochi giocattoli alla moda, ma di copiosa fantasia. Obbiettivo dichiarato del regista è infatti quello di restituire a sé stesso e al pubblico un entusiasmo e uno stupore per il cinema dal sapore quasi primigenio. Numerose sono d’altronde le citazioni, che vanno dall’Atalante di Jean Vigo a I 400 colpi di Truffaut, fino anche alle comiche di Stan Laurel e Oliver Hardy, rievocate replicando l’ardimentosa impresa compiuta dalla coppia comica in La scala musicale, esilarante comica del 1932 qui citata in una sequenza altrettanto divertente, ambientata nella medesima location. Si tratta davvero di un ritorno in grande stile per Alexandre Rockwell che, senza rimpianti né maliconia, confeziona per noi un film grondante amore – ma non sentimentalismo, sia chiaro – per la settima arte e per la vita, un’elegia al fare film come gioco perpetuo, creativo, infantile, liberissimo.

INFO
Little Feet al Festival di Toronto.
Little Feet su Vimeo.
  • little-feet-01.jpg
  • little-feet-02.jpg
  • little-feet-03.jpg
  • little-feet-04.jpg
  • little-feet-05.jpg
  • little-feet-06.jpg
  • little-feet-07.jpg
  • little-feet-08.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Roma 2013

    Sdoganando l’Auditorium come luogo d’incontro cinematografico (ma non solo), Müller ha potuto amalgamare alcuni titoli di forte interesse per il grande pubblico con l’interesse per un cinema di ricerca, già cifra stilistica della sua direzione all'epoca di Venezia...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento