Fuoristrada

Fuoristrada

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Risate e commozione per Fuoristrada, un delicato film sull’amore che sa come fare sorridere, riflettere, toccare le corde del cuore e inumidire le palpebre.

Tanto gentile e tanto onesta pare…

Pino è un meccanico e un campione di rally che decide di diventare donna e di chiamarsi Beatrice. Sulla strada sterrata della sua trasformazione, incontra Marianna, una donna rumena che accetta la sua natura, della quale s’innamora e che decide di sposare, entrambe vestite da sposa. Pino/Beatrice è sia moglie che marito, e sia padre che madre per il bambino di Marianna, che decide di adottare. [sinossi]
« Sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva. »

Per chi non l’avesse riconosciuta, si tratta di una delle terzine che compongono il trentesimo Canto del Purgatorio della Divina Commedia, nella quale Dante descrive il vestiario di Beatrice alla sua apparizione. Versi, questi, che sottolineano il sentimento etereo e immortale che legava il sommo poeta fiorentino alla sua musa ispiratrice, ossia Beatrice [1]. Un amore che ha spinto Alighieri a discendere negli inferi pur di ritrovare la donna tanto amata e desiderata. Forse per questo, il sentimento che li univa (almeno platonicamente) è nell’immaginario comune riconosciuto, oggi come ieri, come l’amore per antonomasia, capace di andare oltre il tempo e lo spazio, gli ostacoli e le barriere. Non è un caso, dunque, che Pino, il protagonista di Fuoristrada, nel suo percorso di trasformazione abbia scelto di chiamarsi proprio Beatrice, e con quel nome sfidare a testa alta il pregiudizio e la stupidità umana, il pensiero bigotto della Società e di coloro che non riescono ad accettare e comprendere tale scelta. Una scelta che, al contrario, Marianna e suo figlio hanno sposato in tutto e per tutto, senza se e senza ma, diventando una cosa sola.

A raccontarci questa storia d’amore, che unisce una famiglia non convenzionale, in un paese troppo convenzionale, ci pensa Elisa Amoruso, qui al suo esordio nel documentario di lungometraggio dopo numerosi esperienze come regista di spot e cortometraggi, ma soprattutto di scrittura al fianco di Claudio Noce, Elisa Fuksas e Marco Ponti, rispettivamente per le sceneggiature di Good Morning Aman, Nina e Passione Sinistra. Esperienze altalenanti, quest’ultime, che sulla carta caricavano Fuoristrada di scarse aspettative da parte degli addetti ai lavori e non, costretti però a rivedere la posizione a riguardo visti i risultati ottenuti sullo schermo. Risultati che non sono passati inosservati nemmeno all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, dove la pellicola scritta e diretta dalla Amoruso ha convinto la giuria di Prospettive Doc Italia ad attribuirle una menzione speciale (per la cronaca la vittoria è andata immeritatamente a Dal Profondo di Valentina Zucco Pedicini).

La regista romana firma un ritratto straordinariamente coinvolgente, che restituisce la quotidianità di alcune esistenze, soffermandosi sulla vita e il sentimento che le unisce. Lo fa con la potenza del cinema del reale, senza artifici di finzione o i devastanti limiti causati da una scrittura a tavolino, perché come spesso accade, e questo ne è l’esempio lampante, la vita può superare di gran lunga l’immaginazione del più bravo degli scrittori. Di conseguenza, all’autrice di Fuoristrada non restava altro che imprimere nei fotogrammi ciò che Pino/Beatrice e Marianna vivevano giorno dopo giorno. Ne scaturisce un film sull’amore senza confini mentali e fisici, sull’accettazione di sé stessi e sulla ricerca della propria identità. Il tutto confluisce in un’opera fresca e dalla forte empatia, che passa attraverso un linguaggio leggero per parlare di temi seri e delicati. Le videocamere invisibili della Amoruso penetrano nella vita di tutti i giorni, mostrando senza filtri gioie e dolori, sorrisi e lacrime, di una famiglia. Momenti di vita vissuta che restituiscono allo spettatore di turno una grande ironia, ma anche attimi d’intensa commozione (uno su tutti la morte e l’ultimo addio nel giardino al fedele cagnolino Kira). Aneddoti, ricordi e imprevisti scandiscono passo dopo passo la narrazione, che tiene letteralmente incollati alla poltrona grazie alla spontaneità e alla genuinità delle persone che la animano, con la regista che è stata bravissima a non trasformare in macchiette.

NOTE
1. Beatrice Portinari, detta Bice, maritata nei Bardi (Firenze, 1266 circa – Firenze, 8 giugno 1290), è, secondo alcuni critici letterari, la figura storica dietro il personaggio dantesco di Beatrice.
INFO
Il trailer di Fuoristrada.
Fuoristrada sul sito della Cineteca di Milano.
La scheda di Fuoristrada sul sito del Festival di Roma.
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