Hunger Games – La ragazza di fuoco

Hunger Games – La ragazza di fuoco

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Perfetto oggetto di consumo del sistema hollywoodiano, Hunger Games: la ragazza di fuoco perde per strada parte dell’efficacia della prima pellicola, dovendo fare da ponte un po’ sfilacciato per la doppia conclusione.

Oltre lo schermo

Dopo aver vinto la 74esima edizione degli Hunger Games, Katniss Everdeen torna a casa incolume assieme al suo compagno, il Tributo Peeta Mellark. Vincere però significa cambiare vita e abbandonare i familiari e gli amici più intimi, per intraprendere il giro dei distretti, il cosiddetto Tour della Vittoria. Lungo la strada, Katniss avverte che la ribellione è latente, ma Capitol City riesce ancora a conservare il controllo, mentre il Presidente Snow prepara la 75esima edizione dei giochi, l’Edizione della Memoria, una gara che potrebbe cambiare per sempre le sorti della nazione di Panem… [sinossi]

Assediata da fan in delirio, in trepidante attesa dietro alle transenne fin dal giorno prima, l’anteprima dell’atteso blockbuster al Festival di Roma 2013 ha regalato agli spettatori, sia della pellicola che del contesto festivaliero, un interessante cortocircuito tra realtà e finzione, tra idolatria per l’eroina Katniss Everdeen e per la controparte in carne e ossa Jennifer Lawrence. Una star che veste i panni di una star, tra televisione e giochi politici, sostegno per il sistema e tentazioni rivoluzionarie. Katniss/Jennifer è stata almeno per un giorno la perfetta rappresentante del potere mediatico, oltre lo schermo, oltre la finzione. Per il festival, ovviamente, è stato un successo vistoso, chiassoso e rassicurante. Perfetto oggetto di consumo del sistema hollywoodiano è ovviamente Hunger Games: la ragazza di fuoco, secondo capitolo che perde per strada parte dell’efficacia della prima pellicola, Hunger Games (2012) di Gary Ross, dovendo fare da ponte un po’ sfilacciato per la doppia conclusione.
Come oramai si conviene per le saghe a uso e consumo degli adolescenti, le avventure di Katniss e compagni si chiuderanno infatti con Hunger Games: il canto della rivolta – Parte 1 (2014) e Hunger Games: il canto della rivolta – Parte 2 (2015). L’inevitabile legge di mercato.

È per le regole dell’industria dei sogni, per gli equilibri divistici e narrativi che attirano i giovani fan, che la fantascienza distopica e anche un po’ dispotica di Hunger Games annacqua le proprie potenzialità, replicando un po’ stancamente gli schemi del primo capitolo. Pur dilatando i tempi del “Tour della Vittoria”, in linea col romanzo di Suzanne Collins, gli sceneggiatori Simon Beaufoy e Michael Arndt non riescono ad aggiungere molto ai personaggi e alle suggestioni politiche, calcando invece la mano sugli intrecci interpersonali, vagamente melodrammatici. Un dazio da pagare, anche se infinitamente meno invasivo e distruttivo del vampiresco rosa Twilight.

La stessa regia di Francis Lawrence, noto per i poco memorabili Constantine (2005), Io sono leggenda (2007) e Come l’acqua per gli elefanti (2011), è meno convincente di quella di Gary Ross, nonostante il sostanzioso aumento di budget [1]. La confezione impeccabile, le imponenti scenografie, gli effetti speciali e il carisma dei vari Woody Harrelson, Stanley Tucci, Donald Sutherland e Philip Seymour Hoffman sono una sovrastruttura che si regge su un impianto narrativo non adeguato, rinunciatario. L’intreccio di tecnologie avanzate, cromatismi accesi ed eccentrici e costumi che occhieggiano al secolo dei lumi, contrapposto al grigiore dei distretti, è una coperta troppo corta, un refrain che non colma i vuoti del non detto e del non mostrato: manca una rappresentazione più convincente e cruda di Panem, del Nuovo Ordine, delle deformazioni grottesche delle classi privilegiate, delle meschinità dei media, della brutalità del Potere.

Sono le regole che spesso limitano l’efficacia dei blockbuster a stelle e strisce, ancor più rigide con le saghe, vere e proprie galline dalle uova d’oro. E allora accontentiamoci del bicchiere mezzo pieno, dell’apparenza sfavillante, dei volti belli di Jennifer Lawrence e Liam Hemsworth, della godibile componente action e dell’intrattenimento smussato di questa sorta di The Running Man – Part 2 per adolescenti.

Note
1. Lionsgate e Color Force hanno aumentato l’investimento dai 78 milioni di dollari del primo capitolo ai 140 milioni del secondo. Le soddisfazioni al box office statunitense e internazionale sono assicurate.
Info
Il sito ufficiale di Hunger Games.
Hunger Games su facebook.
Il canale youtube di Hunger Games.
Hunger Games su twitter.
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