2 automnes 3 hivers

2 automnes 3 hivers

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Una storia d’amore

Il primo incontro tra un uomo e una donna è in realtà uno scontro, il secondo una pugnalata al cuore. Così due trentenni, Arman e Amélie, si inseguono, si innamorano e vanno in crisi, sotto gli occhi di parenti e amici. E le stagioni si susseguono. [sinossi]

Fin dalla presentazione ufficiale del programma che avrebbe composto la trentunesima edizione del Torino Film Festival, uno dei titoli che più ci avevano fatto sussultare il cuore era stato 2 automnes 3 hivers, commedia che segna finalmente l’approdo al concorso ufficiale di Sébastien Betbeder, nome coccolato nel corso degli anni sotto la Mole Antonelliana da Massimo Causo e Roberto Manassero, curatori della sezione Onde. Per quanto agli occhi di molti addetti ai lavori possa apparire quantomeno bizzarro, anche oltralpe esiste una nicchia di autori cinematografici osteggiati – magari non apertamente – da un sistema produttivo troppo spesso elogiato come esempio di virtù senza andare a snidare i molti cortocircuiti che l’attraversano. Uno di questi è senza dubbio rappresentato dall’esperienza autoriale di Betbeder, che da una decina di anni si affaccia alla ribalta con regolarità: tra corti, medi e lungometraggi il giovane cineasta francese ha oramai scavato un solco non indifferente nell’immaginario visivo e visionario della contemporaneità, pur rimanendo appannaggio (suo malgrado) di una cerchia di affezionati cultori. L’impressione è che con 2 automnes 3 hivers Betbeder possa compiere una volta per tutte il triplo salto mortale in avanti, sia per la durata del film – adeguata agli standard distributivi rispetto a esperienze ammalianti come Nuage o La vie lointaine – sia per le tonalità e i cromatismi emotivi che il film sprigiona.

Celato all’interno di un titolo dal sapore squisitamente rohmeriano si nasconde infatti una perfetta commedia romantica, che racconta con stile ellittico la relazione sentimentale tra due personaggi persi nelle proprie fragilità e alla ricerca di una stabilità emotiva che hanno potuto per ora solo agognare. Arman e Amélie, come tutti i personaggi protagonisti di questa piccola gemma cinematografica, si rivolgono direttamente in macchina, raccontando con sguardo ora ironico ora melanconico i tre anni in cui prende corpo una storia d’amore come tante, iniziata con uno scontro fortuito in un parco pubblico e proseguita tra coltellate, ictus, cene imbarazzate, fine settimana in Svizzera, gravidanze non programmate e “ultimi metrò”.
Muovendo per la prima volta un passo in direzione del cinema “sistematizzato”, Betbeder non rinuncia però in alcun modo alla propria sensibilità autoriale, come dimostra non tanto la bizzarria di alcune situazioni – il già citato ictus che colpisce il migliore amico di Arman lasciandolo un’intera notte sdraiato a cavallo di una siepe, tanto per dirne una – oramai sdoganate dal cinema che l’industria definisce “indipendente”, ma piuttosto la radicale scelta narrativa operata dal cineasta francese. Nel rivolgersi direttamente al pubblico, i protagonisti di 2 automnes 3 hivers non si adeguano solo a un certo vezzo della commedia, in particolar modo quella statunitense – si pensi ai siparietti che dividono in segmenti When Harry Meet Sally di Rob Reiner – ma aprono il fianco a un ragionamento sulla stessa struttura narrativa, sulle sue potenzialità espressive, ridefinendo i contorni di una letterarietà del racconto mai esasperata o gratuita.

D’altro canto Betbeder non nasconde i propri riferimenti diretti: il cinema di Judd Apatow che dialoga senza contrasti con quello di Eugène Green (nello specifico, Funny People e Le Mond vivant), il romanticismo iper e meta testuale de La Salamandre di Alain Tanner, le canzoni di Michel Delpech, tutto viene portato con decisione in scena, diventando elemento concreto del dialogo, dettaglio fondamentale delle vite dei protagonisti e delle derive che possono intraprendere. Lavorando come sua abitudine sugli attori in maniera eccellente, il trentottenne cineasta transalpino può contare sulle ispirate performance di Vincent Macaigne (De la guerre di Bertrand Bonello e Un été brûlant di Philippe Garrel), Maud Wyler, Bastien Bouillon e le giovani promesse Audrey Bastien e Pauline Étienne. Solo apparentemente meno “atmosferico” rispetto ai precedenti lavori – compreso il precedente lavoro sulla lunga distanza Les Nuits avec Théodore, che pulsava di un umore misterico – 2 automnes 3 hivers conferma il talento cristallino di un cineasta che meriterebbe ben altra considerazione, anche in patria.

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