Red Family

Red Family

di

Guardando al bicchiere mezzo vuoto, ci si accorge ben presto che questo strano ibrido targato Kim & Lee non riesce ad amalgamare i diversi registri, saltabeccando dalla commedia grottesca al melodramma, da una violenza presa in prestito da L’isola e dintorni a un finale posticcio e consolatorio. Red Family è una spy story, un teen movie, una commediaccia, un film politico per un pubblico imberbe. È un tentativo bizzarro e poco riuscito di declinare secondo logiche commerciali la poetica di Kim Ki-duk.

L’erba del vicino

Un gruppo di spie viene infiltrato dal governo di Pyongyang nella vicina Corea del Sud. I quattro sono fatti passare per una famiglia qualsiasi, così da dare il meno possibile nell’occhio e condurre le operazioni in tutta tranquillità. La vicinanza a una «vera» famiglia di sudcoreani, alle prese con problemi economici ma nonostante tutto ancora capace di amarsi, mette in crisi i quattro 007: dietro il distacco interpersonale della missione segreta, infatti, tutti instaurano coi vicini sentimenti di amicizia e comprensione. Pur spalleggiandosi l’un l’altro per coprire i rispettivi errori, un passo falso risulterà fatale agli agenti nordcoreani… [sinossi]
Arirang Arirang Arariyo
Arirang kogae ro neomeo kanda
Pungnyonyiondanepungnyonyiyayo
Yi kangsansamchonripungnyonyiyayo
Arirang, canzone tradizionale sudcoreana.

Un punto a favore della bislacca pellicola sudcoreana Red Family (Bulg-eun gajog), scritta e prodotta da Kim Ki-duk e affidata alla regia dell’esordiente Lee Ju-hyoung, è lo scarto prodotto all’interno del concorso del Torino Film Festival 2013, un po’ troppo prevedibile nelle ultime edizioni [1]. I palesi difetti di questa opera prima, quasi un patchwork svogliato e commerciale della poetica di Kim Ki-duk, ci appaiono per un momento come vitali alternative estetiche e narrative ai linguaggi un po’ troppo codificati delle pellicole presentate in concorso.
Paradosso per paradosso, percorriamo ancora il sentiero dei punti a favore. Red Family prosegue il discorso intavolato dall’industria cinematografica sudcoreana sull’avvicinamento tra le due nazioni. Fratelli contro fratelli, famiglie ingiustamente divise, medesima radice, un solo grande popolo: sono tanti ed evidenti i motivi per una pacificazione definitiva, per una collaborazione tra paesi che potrebbero crescere insieme. Questa volta sono due famiglie, una vera e una di spie, a portare avanti il condivisibile messaggio già rimbalzato da Secret Reunion, The Front Line, As One e via discorrendo. Insomma, il famoso messaggio ci sarebbe pure.

Guardando al bicchiere mezzo vuoto, ci si accorge ben presto che questo strano ibrido targato Kim & Lee non riesce ad amalgamare i diversi registri, saltabeccando dalla commedia grottesca al melodramma, da una violenza presa in prestito da L’isola e dintorni a un finale posticcio e consolatorio. Red Family è una spy story, un teen movie, una commediaccia alla Benvenuti al Nord, un film politico per un pubblico imberbe. È un tentativo bizzarro e poco riuscito di declinare secondo logiche commerciali la poetica di Kim Ki-duk.
A conti fatti, regia e sceneggiatura dilapidano l’interessante cast (i nordcoreani, mentre eccessivamente caricaturali appaiono le caratterizzazioni della famiglia sudcoreana), disegnando sequenze action un po’ fiacche e, più in generale, una confezione tecnico-artistica frettolosa. Red Family è un film che imbocca troppe direzioni, è una deframmentazione squilibrata di generi e registri troppo distanti tra loro. Emblematiche, ad esempio, le gag con la banda di usurai o con i due ragazzini teppisti: difficile, dopo tante concessioni a una comicità dalla grana grossa, recuperare una credibilità (melo)drammatica e cercare scorciatoie per commuovere in pochi minuti. Arirang Arirang Arariyo.

Note
1. Si potrebbe quasi parlare di un concorso pre-Moretti e post-Moretti, nonostante il vero spartiacque non sia rappresentato dall’amato autore italiano ma dai piani più o meno alti della politica che hanno voluto (preteso…) il parziale restyling del TFF. Prima dell’avvento di Nanni Moretti, lussuoso specchietto per le allodole, il concorso viveva di alti e bassi, tonfi e trionfi, sicuramente più fertili e stimolanti.
Info
La scheda di Red Family sul sito del TFF.
Il trailer originale di Red Family.
  • red-family-01.jpg
  • red-family-02.jpg
  • red-family-03.jpg

Articoli correlati

  • FCAAL 2016

    Stop

    di Presentato al FCAAL 2016, Stop, il nuovo film di Kim Ki-duk, ambientato nel Giappone post-Fukushima. Lo sguardo del regista sudcoreano su quel grande disastro diventa occasione di riflessione sui suoi temi, dalla violenza alla sopraffazione. Ma Kim Ki-duk appare sempre più fiacco dietro la macchina da presa.
  • Venezia 2014

    One on One

    di Torna al Lido, questa volta nelle Giornate degli Autori, Kim Ki-duk, per raccontare una storia di violenza, vendetta e critica sociale. In modo a dir poco confusionario.
  • Festival

    Torino 2013 – Minuto per minuto

    Approdiamo all'ombra della Mole e arriva il tradizionale momento del minuto per minuto. Tra opere prime, documentari italiani e internazionali, eversioni visive e detonazioni pop, ecco a voi il TFF 2013...
  • Festival

    Torino 2013

    Ormai stanchi di polemiche che tornano in campo, anche quando sembravano sopite, polemiche che ruotano sempre intorno alla competizione tra la triade Venezia-Torino-Roma, finalmente ci si può concentrare sui film, con la 31esima edizione del TFF.
  • Venezia 2013

    Moebius

    di Una donna, consumata dall'odio nei confronti del marito per le sue continue infedeltà, vorrebbe vendicarsi su di lui, ma finisce per punire l'incolpevole figlio adolescente, evirandolo...
  • AltreVisioni

    The Front Line

    di Gang Eun-pyo è un tenente mandato alla collina Aero-K per investigare su alcune losche attività fra i soldati sudcoreani. Pare che il precedente capitano della compagnia sia stato ucciso dalle sue stesse truppe...
  • AltreVisioni

    Arirang RecensioneArirang

    di Sparito dai palcoscenici internazionali, Kim Ki-duk torna con una produzione a bassissimo costo, girata in digitale, con una grammatica cinematografica basilare e mezzi tecnici quasi di fortuna. Presentato al Festival di Cannes 2011.
  • Libri

    Il cinema coreano contemporaneo

    Edito dalla O barra O Edizioni di Milano, Il cinema coreano contemporaneo di Lee Hyang-jin ha il grande merito di essere il primo esaustivo saggio sul cinema coreano, dalle traballanti e difficoltose origini fino ai giorni nostri...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento