The Stone Roses: Made of Stone

The Stone Roses: Made of Stone

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Orgoglio proletario, sete di rivalsa e pop-rock psichedelico, temi perfetti per il regista di This is England Shane Meadows stavolta alle prese con un documentario sulla reunion degli Stone Roses.

Alive & kicking

La carriera musicale di una band è linfa vitale per l’adolescenza di un gran numero di fan sparsi per il globo terracqueo. Tutti abbiamo avuto i nostri eroi più o meno maledetti, geniali, iconici e strafatti. Tutti abbiamo pianto qualche perdita precoce per faccende di droga, suicidi o inopportuni litigi tra i nostri beniamini. Tutti. Persino il coriaceo e ruspante Shane Meadows che, noto dalle nostre parti soprattutto per This is England, ha trovato nella storia di successi, sconfitte e rivalsa degli Stone Roses un’epopea proletaria perfetta per le sue corde. In The Stone Roses: Made of Stone, presentato nella sezione After Hours al TFF, il regista britannico racconta infatti con acume e commozione l’intera parabola – almeno fino ad oggi – della band di Manchester che tra gli anni ’80 e ’90, con le sue sonorità indie-rock psichedeliche, conquistò le vette delle top ten diventando poi una sorta di nume tutelare per l’allora nascente brit-pop (Oasis, Blur, Pulp etc.).
Non era affatto impresa facile strutturare un documentario sugli Stone Roses senza scadere in facili cliché, in impennate di patetismo o di agiografia tonante, perché quella del gruppo di Ian Brown e soci non è stata una carriera semplice. La band, infatti, si sciolse nel 1996 a causa dell’abbandono prima da parte del batterista Reni (’95), poi del chitarrista John Squire (’96) e avendo registrato solo due album in studio dal momento che una lunga disputa legale con la loro casa discografica li tenne bloccati per 4 anni.

Ma nel 2011 Ian Brown & soci, dopo vent’anni di silenzio, sono tornati insieme per un trionfale tour e tre date gratuite nella loro città natale. È proprio la conferenza stampa di annuncio della reunion l’evento scelto da Meadows per fare da spartiacque tra gli esordi e il ritorno sulle scene della band. Assemblando interviste, telegiornali e filmati di repertorio dei primi concerti, il regista traccia inizialmente l’inarrestabile ascesa degli Stone Roses, soffermandosi sull’impetuosità giovanile dei quattro, il loro prometeico ego, le prime hit. Poi, dopo la già citata conferenza stampa inizia un percorso – girato in bianco e nero – di graduale e montante risalita che trova il suo climax nell’esibizione a Heaton Park, dove tornano le immagini a colori e Meadows, grazie a un montaggio elegante e pirotecnico, riesce a mantenere – cosa nient’affatto semplice –la continuità d’esecuzione di una delle maggiori hit degli Stone Roses: “Made of Stone”. Travolto anch’egli dall’energia della band, il regista intesse dunque una struttura complessa e avvolgente, ben scandita nelle sue tappe, ma anche fatta di salti temporali e di un puzzle composito di differenti materiali: da filmati VHS decisamente low-fi a shooting fotografici promozionali, da interviste per i canali musicali alle icastiche copertine di Melody Maker e NME.

Non sono molte in realtà le interviste ai membri del gruppo e questo a ben vedere è uno dei punti di forza del film. Se infatti la band esprime il proprio egocentrismo (d’altronde una delle hit più celebri è la travolgente “I Wanna be Adore”) soprattutto attraverso la musica durante le prove in studio e poi sul palco, a parlare qui sono soprattutto i fan, Meadows incluso. L’occasione è offerta da un concerto di “riscaldamento” svoltosi a Manchester nel 2012 che, promosso tramite i social network, richiamò frotte di sostenitori vecchi e nuovi, per una galleria di volti di ogni età, gioiosi, energici, vitali, protagonisti di un insolito coming of age collettivo, dal quale non siamo esclusi.

INFO
Il sito ufficiale di The Stone Roses: Made of Stone: madeofstonefilm.com
La pagina facebook di The Stone Roses: Made of Stone: facebook.com/MadeOfStoneFilm
La pagina twitter: twitter.com/MadeofStoneFilm
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