La plaga

La plaga

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Fenomenologia quotidiana di cinque personaggi in un’afosa estate catalana: è La plaga di Neus Ballùs. In concorso al TFF.

Afa e identità

Raul è un proprietario terriero che lavora duro per mantenere la sua famiglia, ma i suoi campisono infestati dalla vorace mosca bianca; in quei campi lavora Lurie, un wrestler moldavo ancora in attesa di permesso di soggiorno. Rosemarie viene invece dalle Filippine ed è infermiera in una casa di cura per anziani. Qui viene ricoverata l’anziana Maria, 88enne affetta da una vistosa deformità. Nei campi circostanti lavora invece Maribel, prostituta attempata, dal figlio depresso. [sinossi]

Il topos del pedinamento zavattiniano è un canovaccio imprescindibile per buona parte del cinema d’autore, europeo e non. Di solito lo si usa per raccontare realtà inedite o distanti, ma va benissimo anche per dedicarsi “all’antropologia del vicino”. Ed è proprio con quest’ultimo obiettivo che la regista spagnola Neus Ballùs ha realizzato La plaga, un intreccio di storie, sospese tra realtà e finzione, che prendono vita nel corso di una rovente estate catalana. Presentato in concorso al Torino Film Festival, il film nasce da un lungo lavoro di ricerca svolto dall’autrice al fianco dei suoi personaggi che, interpretando se stessi sul grande schermo inscenano una variegata commedia umana, dai toni ora drammatici (ma senza esagerare) ora lievemente grotteschi.
Ne emerge un affresco composito, ma non abbastanza complesso, per un lavoro che resta sulla superficie e si affida con eccessiva sicurezza ai suoi personaggi senza ancorarli a tematiche in grado di spaziare oltre i loro nudi e crudi tranche de vie qui esposti.

La plaga si sposta infatti da un personaggio all’altro senza che a scandire questi passaggi ci sia un qualche evento o elemento scenico particolare. Li seguiamo nelle attività quotidiane, mentre lottano contro le difficoltà lavorative, la malattia, la vecchiaia o una situazione metereologica difficile. Ma cosa accomuna il wrestler moldavo, l’infermiera filippina, la prostituta anzianotta, il proprietario terriero e l’anziana affetta da deformità? Innanzitutto i primi tre sono stranieri poi, tutti e cinque soffrono di problemi economici.

L’immigrazione e la crisi, croce e delizia del cinema d’autore contemporaneo sono dunque le uniche tematiche lasciate ad ancorare il fluire delle piccole azioni quotidiane dei personaggi. Ma sembra decisamente un po’ poco. Non manca alla regista il talento per la messinscena, né una certa delicatezza nel tratteggio dei suoi protagonisti, ma forse La plaga, proprio per la sua natura ibrida, sospesa tra documentario e finzione, pecca di un eccesso di pudore e, per non sovraimprimere qualcosa di inventato ai personaggi reali, finisce per non prendere né una posizione né una direzione. Ecco allora che il rapporto tra l’infermiera e la signora Maria per scansare con forza ogni sospetto di patetismo non riesce né a coinvolgere (si salva solo la bella scena del cioccolatino) né tantomeno a commuovere, l’amicizia tra il contadino e il pugile non sfocia mai in momenti da buddy movie, la prostituta poi, appare relegata decisamente ai margini dell’affresco (poche e rapide le sue incursioni in scena), quasi fosse un elemento di contorno foriero di tonalità grottesche, che restano tutte da dimostrare.
L’ibrido dunque stavolta non funziona appieno, ed è un peccato perché con un po’ di immaginazione e qualche forzatura in più La plaga sarebbe potuto divenire un ottimo film, personaggi e location sembravano predisposti all’uopo.

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