A Spell to Ward Off the Darkness

A Spell to Ward Off the Darkness

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Spiritualità, rovine, paganesimo e black metal. Con A Spell To Ward Off the Darkness Ben Rivers e Ben Russell celebrano un rituale ipnotico attraverso la settima arte.

Storie di luce e oscurità

La vita quotidiana in una comune del nordeuropea, tra figli da accudire, turni per cucinare e divertimenti notturni, la fuga nella wilderness di uno dei suoi ospiti e infine la sua esibizione in un concerto black metal. [sinossi]

Un viaggio al confine tra il buio e luce, a latitudini in cui il tramonto si confonde con l’alba, il suono con l’immagine e dove resiste l’utopia che dalle vestigia di una civiltà morente sia possibile rifondarne una nuova, ancora e ancora. Difficile rendere conto della gran mole di suggestioni che traspaiono da ogni immagine, lacerto documentaristico o fictionale di A Spell To Ward Off the Darkness, complesso e ammaliante lavoro firmato a quattro mani da Ben Rivers e Ben Russell, in concorso al Torino Film Festival in TFF Doc/Internazionale.doc dopo l’anteprima fuori competizione al Festival di Locarno. I due autori, che hanno curato personalmente anche la fotografia del film, girato in pellicola 16mm, a partire da una struttura tripartita – da non confondere come una composizione in capitoli – intessono una partitura di argomenti complessi in grado di ripresentarsi sotto varie forme (dal dialogo alle immagini, dalla musica agli accorgimenti fotografici prescelti) come in un testo aperto che rifugge qualsiasi significato definitivo.

Trasportandoci in territori sconosciuti, tra panteismo e paganesimo, percorsi individuali e riti collettivi A Spell To Ward Off the Darkness ripudia ogni assioma che aspiri ad essere dato una volta per tuttte, presentandosi come un inno al molteplice e al difforme. Si respirano lacerti di una metafisica presocratica, che si alimenta dei poteri degli elementi primi, terra, fuoco, aria e acqua, ma crede anche nell’ampio respiro di un pluralismo tollerante, libero dalle sovrastrutture di una società che è oramai quasi defunta. Colpisce come i due autori siano riusciti a far emergere nella prima parte del film, quella dedicata alla vita in una comune norvegese, gran parte delle argomentazioni che si vanno poi a sviluppare, nel segno di una maggiore rarefazione, nei due capitoli successivi. I membri della comune disquisiscono di fenomeni di trance, individualità, collettività e interconnessione. Uno di loro, in particolare, descrive quest’ultima attraverso l’esperienza di un rituale alquanto particolare: con altri compagni avevano sperimentato l’interconnessione mettendo l’uno il dito nell’ano dell’altro, creando un ideale incastro tra individui nel quale forse si nasconde tutta l’energia del mondo.

I due registi proseguono poi rispolverando un classico della narrativa e della cultura statunitense: la fuga di uno dei componenti di questa comune (in realtà l’attore Robert A.A. Lowe) nella wilderness, alla ricerca di se stesso o forse di una purificazione attraverso il fuoco delle ultime scorie di monadismo superstiti in lui. Questo stesso personaggio sarà infatti poi tra i protagonisti di un concerto black metal, rituale distorto, ipnotico e allucinatorio, dove ripetizione e variazione sembrano rincorrersi senza sosta.
È un discorso dialettico e tollerante quello portato avanti dai due registi in questo loro primo lavoro insieme, un discorso che poggia le sue basi su un triangolo equilatero reiterato non solo nella struttura tripartita e nella curiosa architettura edificata nella comune, ma anche in quegli inserti subliminali che costellano il film. Anche la temporalità in A Spell To Ward Off the Darkness è qualcosa di multiforme: abbiamo quella scandita dalle riviste di gossip nordiche, ma anche quella data dal formarsi dei licheni sulle rocce o dal sorgere dei funghi dal terreno, mentre nel lago troneggiano delle rovine di un passato recente per sempre defunto. In questa incessante disamina dei confini tra presente e passato, realtà e utopia, singolare e plurale, buio e luce, l’ultimo incantesimo possibile per far fronte all’oscurità è proprio il cinema, che di queste contraddizioni ontologicamente si alimenta, di cui Rivers e Russell sono gli indiscussi sacerdoti e del quale noi adepti continuamente attendiamo la prossima epifania.

INFO
La pagina facebook di A Spell to Ward Off the Darkness.
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