El lugar de las fresas

El lugar de las fresas

di

Commuove e diverte l’esordio alla regia della spagnola Maite Vitoria Daneris, El lugar de las fresas, che ha lavorato per ben sette anni al suo “posto delle fragole” in terra piemontese, per una sincera e spontanea storia d’integrazione. In concorso in Italiana.doc.

Lina ha settant’anni ed è contadina da sempre. Ogni mattina parte da San Mauro, il «paese delle fragole», per raggiungere il mercato all’aperto più grande di Europa, quello di Porta Palazzo a Torino, dove vende la sua frutta, la sua verdura e le sue fragole. Senza figli, Lina ha cinque cani e un marito che vorrebbe che smettesse di lavorare e che ovviamente rimane inascoltato. Finché un giorno al mercato si presenta Hassan, un giovane immigrato marocchino in cerca di lavoro. [sinossi]

In un concorso, come quello di Italiana.doc di quest’anno, che è apparso di qualità decisamente buona, forse El lugar de las fresas appare come l’esperienza più viva e vivida, frutto di una serie di incontri e di un lavoro coerente e costante che ha dato luogo alla nascita quasi miracolosa di nuovi rapporti umani. A dirigere il film la spagnola Maite Vitoria Daneris che vi ha lavorato per ben sette anni, combattendo lungamente con una serie infinita di ostacoli, in particolare produttivi.
Ritrovatasi a Torino nel 2007, la Daneris ha cominciato a fare delle riprese al mercato di Porta Palazzo. Qui ha notato una signora, Lina, lavoratrice indefessa che le ha subito ispirato una profonda curiosità. Dopo averla ripresa per un po’ di nascosto, la regista si è finalmente decisa ad avvicinare l’anziana signora, magrissima ma estremamente energica. Ne è nata un’amicizia, ora testimoniata da questo straordinario documentario. Straordinario perché vediamo, come in una sequenza di epifanie, nascere e cementarsi davanti ai nostri occhi una serie di intersecazioni e rapporti, tali da condurre a una dimensione da famiglia allargata: Lina e suo marito Gianni, anziani contadini ancora impegnati in un durissimo lavoro (in una zona della campagna piemontese tradizionalmente legata alla coltivazione delle fragole), trovano in due migranti/stranieri i figli che non hanno mai avuto, la stessa Maite e il trentacinquenne Hassan che comincerà a lavorare al loro fianco.

El lugar de las fresas appare importante per almeno due motivi: la spontaneità e la naturalezza della storia che vi si racconta e la posizione della regista rispetto a quanto mette in scena. La dimensione primaria del racconto si muove nel solco di uno dei temi cardine del cinema italiano dagli anni ’90 in poi, l’incontro/scontro con l’Altro, lo straniero; un tema che raramente il nostro cinema ha saputo mostrare in modo sincero e convincente. Basti pensare, quali esempi negativi, a La giusta distanza di Carlo Mazzacurati o a La stella che non c’è di Gianni Amelio, ma anche – più di recente – a I corpi estranei di Mirko Locatelli. In tutti questi casi quel che manca è la descrizione realistica dell’Altro, figurina distante e idealizzata con spirito paternalista.
Al contrario, Maite Vitoria Daneris riesce nell’impresa, aiutata ovviamente dalla sua stessa provienenza, visto che lei per prima si trova a documentare una realtà distante dal suo luogo di origine. Così, man mano, si configura al centro di El lugar de las fresas il rapporto di filiazione e di profondo affetto tra il volenteroso (ma anche polemico e ironico) Hassan e i due contadini (in particolare Lina), per una storia di integrazione incarnata in figure, non diremmo vere – perché vi è pur sempre un discorso di rappresentazione – quanto estremamente realistiche, in cui non mancano piccoli litigi, qualche insulto e presa in giro, all’interno comunque di un rapporto che si fa via via più profondo.

L’altro elemento caratterizzante di El lugar de las fresas è, come si diceva, la posizione della regista, impegnata in un racconto personale in voice over e, pur apparendo raramente in campo, sempre attiva in scena come presenza costante e familiare cui i protagonisti si rivolgono senza alcun filtro.
L’estremo soggettivisimo di questa impostazione, più che far pensare a un’operazione ingenua e troppo intima, apre il campo a riflessioni più ampie, quale ad esempio la metafora involontaria della signora Lina che, parlando del trapianto di piante da un terreno a un altro, finisce per chiudere filosoficamente il discorso relativo al film.
E se in questa edizione del festival abbiamo assistito, addirittura nel concorso Torino 31, a una proposta documentaria in cui si finge un’oggettività inesistente – è il caso di Il treno va a Mosca – vien quasi da contrapporgli El lugar de las fresas, forse il suo esatto contrario come impostazione, perché come sempre, è dal particolare – e non dal generico – che si arriva al generale.

INFO
Il sito ufficiale di El lugar de las fresas: ellugardelasfresas.com
  • el-lugar-de-las-fresas-2013-maite-vitoria-daneris-01.jpg
  • el-lugar-de-las-fresas-2013-maite-vitoria-daneris-02.jpg
  • el-lugar-de-las-fresas-2013-maite-vitoria-daneris-03.jpg
  • el-lugar-de-las-fresas-2013-maite-vitoria-daneris-05.jpg
  • el-lugar-de-las-fresas-2013-maite-vitoria-daneris-06.jpg
  • el-lugar-de-las-fresas-2013-maite-vitoria-daneris-07.jpg

Articoli correlati

  • In sala

    Il treno va a Mosca

    di , Documentario italiano in concorso a Torino 31, il film diretto da Federico Ferrone e Michele Manzolini è l'esornativo rimontaggio di un prezioso materiale di repertorio, fatto senza una precisa chiave di lettura.
  • Festival

    Torino 2013 – Minuto per minuto

    Approdiamo all'ombra della Mole e arriva il tradizionale momento del minuto per minuto. Tra opere prime, documentari italiani e internazionali, eversioni visive e detonazioni pop, ecco a voi il TFF 2013...
  • Festival

    Torino 2013

    Ormai stanchi di polemiche che tornano in campo, anche quando sembravano sopite, polemiche che ruotano sempre intorno alla competizione tra la triade Venezia-Torino-Roma, finalmente ci si può concentrare sui film, con la 31esima edizione del TFF.
  • Torino 2013

    Torino 2013 – Presentazione

    Giunto alla trentunesima edizione il festival piemontese, che si affida per la prima volta al regista Paolo Virzì, prova a confermare una tradizione nobilmente cinefila.
  • In Sala

    I corpi estranei

    di Mirko Locatelli esplora i rapporti tra culture e l'elaborazione del dolore in un film squilibrato e poco convincente.
  • Torino 2013

    Emmaus

    di L'esordiente documentarista Claudia Marelli racconta la storia di alcuni uomini che vivono in una comunità di recupero dalle tossicodipendenze. Un'opera sincera, quasi intima, in concorso nella sezione Italiana.doc al TFF.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento