The Husband

The Husband

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Il materasso della felicità

Non è facile andare a trovare la propria moglie in carcere, soprattutto se è stata arrestata per aver fatto sesso con uno studente quattordicenne. Per il povero Henry, la vita dopo lo scandalo che ha travolto la sua famiglia è diventata un incubo dai contorni spesso involontariamente comici: rimasto solo a crescere un figlio di pochi mesi, deve fare i conti con un lavoro insoddisfacente, con la frustrazione del tradimento subito e, soprattutto, con un sentimento di rabbia pronto a esplodere. Quali sono le soluzioni? Perdonare la moglie, continuare a perseguitare Colin, il ragazzino che ha mandato all’aria il suo matrimonio, o altro ancora? [sinossi]

Il cinema di Bruce McDonald, per quanto ancora pressoché sconosciuto in Italia, rappresenta anche agli occhi più sonnacchiosi e disattenti, la vitalità della scena produttiva canadese, troppo spesso ridotta nell’immaginario collettivo a succursale priva di identità del mastodonte hollywoodiano. Da quando esordì alla regia, con il cortometraggio Let Me See… nell’oramai lontano 1982, il cineasta nativo di Kingston ha approcciato la messa in scena mettendosi regolarmente in gioco, senza mai accettare di essere incasellato con troppa facilità all’interno di schemi predefiniti.
Da Knock Knock a Hard Core Logo, passando per Picture Claire, The Tracey Fragments, Pontypool e This Movie is Broken, McDonald ha scavato un solco profondo nell’immaginario delle giovani generazioni della nazione più a nord del continente americano: tra mockumentary, horror, thriller psicologici, opere minimali, documentari sul rock e via discorrendo, non c’è quasi nessun genere che McDonald non abbia fatto suo, rimodellandolo a proprio piacimento e senza mai obbedire ad alcun dogma più o meno ufficiale.

In tal senso, la presenza a Torino – da anni meta fissa all’interno delle peregrinazioni festivaliere dei film da lui diretti – di The Husband, inserito nel gran calderone di Festa Mobile, la principale sezione non competitiva della kermesse sabauda, non può che essere considerata una conferma di quanto appena affermato. Nella storia del trentacinquenne Henry, alle prese con una depressione dettata dalla permanenza in carcere della moglie, arrestata con l’accusa (fondata) di aver intrattenuto rapporti sessuali con uno studente appena quattordicenne, si nascondono infatti infinite diramazioni: da un lato il melò, accentuato dalla memoria truffaldina che coglie alle spalle Henry costringendolo a rammentare i momenti più dolci passati con la consorte; dall’altro il dramma sociale, con un uomo impegnato a crescere da solo il figlio di appena pochi mesi; dall’altro ancora il thriller, suggerito dalla paranoia crescente di Henry; per chiudere, infine, con il revenge-movie, vendetta che l’uomo vorrebbe rivolgere contro il ragazzino “colpevole” del tradimento della moglie. L’aspetto più interessante di The Husband è forse possibile rintracciarlo nella volontà di McDonald di non scegliere in maniera aperta nessuna delle succitate possibilità narrative, intrecciando un genere all’altro alla ricerca di un sincretismo salvifico che doni aria e respiro a un racconto per il resto piuttosto prevedibile.

Laddove il film viene meno, infatti, è sotto il profilo dell’intreccio duro e puro: la progressione narrativa regge solo in parte, alcuni personaggi (come l’amico professore di tedesco) appaiono tratteggiati in maniera piuttosto superficiale, anche la verve nei dialoghi procede a corrente alternata, tra istanti di ispirazione – il licenziamento della babysitter, il gioco tra chiacchierata e seduzione sul divano con la sedicenne che la sostituisce durante una serata – e passaggi a vuoto. Anche la messa in scena di McDonald, solitamente ispirata e perfettamente calibrata rispetto al materiale a disposizione, appare in The Husband piuttosto piatta, minimale al limite dello sciatto. A venire in soccorso del film sono fortunatamente le eccellenti interpretazioni dei protagonisti, a partire dal sottomesso e furioso Henry, cui dona volto e voce Maxwell McCabe-Lokos: non sono da meno Sarah Allen, August Diehl, il giovane Dylan Authors e il veterano Stephen McHattie, già apprezzato proprio in Pontypool. Di tutte le opere di McDonald, The Husband è con ogni probabilità la meno convincente…

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