Dietro i candelabri

Dietro i candelabri

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La tormentata storia d’amore tra Liberace e il belloccio Scott Thorson permette a Soderbergh di mettere in scena non solo il bizzarro e multicolorato mondo del pianista, ma di focalizzarsi sulla parabola ascendente/discendente del ragazzo di provincia, sulla sua mutazione e dipendenza morale e fisica, sulla gabbia dorata che imprigiona e logora entrambi. Prodotto dalla HBO e presentato a Cannes, Dietro i candelabri esce finalmente nelle sale italiane. Notevoli le interpretazioni di Douglas e Damon.

Diamonds shinin’, lookin’ like I robbed Liberace

Dopo Elvis, Elton John e Madonna, c’è stato Liberace: pianista virtuoso, artista esuberante, animale da palcoscenico e televisivo. Fuori e dentro le scene, Liberaci coltivò l’eccesso e amò la dismisura. Un giorno d’estate del 1977, il giovane e bello Scott Thorson penetrò nella sua loggia e, nonostante la differenza d’età e di estrazione sociale, i due uomini avviarono una relazione segreta che durò cinque anni… [sinossi]
Per vedere Dietro i candelabri su Raiplay clicca a questo link.
Mr. Sandman bring us a dream
Give him a pair of eyes with a come-hither gleam
Give him a lonely heart like Pagliacci
and lots of wavy hair like Liberace…
Mr. Sandman – The Chordettes
Nobody would make it, we went to everybody in town.
They all said it was too gay.
And this is after ‘Brokeback Mountain’, by the way, which is not as funny as this movie.
I was stunned. It made no sense to any of us.
[Steven Soderbergh]

Domenica 26 maggio 2013, mentre chiudevano i battenti della sessantaseiesima edizione del Festival di Cannes, Dietro i candelabri di Steven Soderbergh veniva trasmesso dalla HBO. A quel punto, un’eventuale Palma d’oro sarebbe stata a dir poco clamorosa.
Si potrebbe discutere all’infinito sulla collocazione in concorso al Festival di Cannes dell’ultimo (?) lungometraggio di Soderbergh. Probabilmente la sezione Hors Compétition sarebbe stata più adatta, anche se la performance attoriale di Michael Douglas avrebbe potuto sedurre la giuria presieduta da Spielberg. E si potrebbero aprire ampie parentesi sull’elevata qualità delle produzione targate HBO, sulle potenzialità infinite del piccolo schermo, sulla maggiore libertà di certi canali distributivi, ma la questione televisiva è una vecchia storia, fertile fin dai tempi di Rossellini e poi Fassbinder, Reitz, von Trier, Kon e molti altri.

Di Dietro i candelabri restano impresse l’interpretazione di Douglas, ben affiancato da Matt Damon (senza dimenticare uno spassoso Rob Lowe nei panni del chirurgo plastico Jack Startz), e la cura certosina dei costumi e degli ambienti. Ma è un fugace passaggio, apparentemente solo un dettaglio, a chiarire il contesto storico, il mancato coming out di Liberace e l’astio che ancora ingabbia certi progetti [1]. Dopo la morte del talentuoso e idolatrato pianista, le autorità imposero un’autopsia, smentendo la teoria dell’attacco cardiaco e svelando al mondo intero la fatale sieropositività all’HIV. La malattia che non perdona(va), il Peccato, la grande mietitrice degli omosessuali: a metà degli anni Ottanta, nel bel mezzo del panico incontrollato, si dava la caccia agli untori, ai colpevoli. Basterebbe ricordare l’emblematico caso di Rock Hudson, vero e proprio shock emotivo collettivo.

La tormentata storia d’amore tra Liberace e il belloccio Scott Thorson permette a Soderbergh e allo sceneggiatore Richard LaGravenese [2] di mettere in scena non solo il bizzarro e multicolorato mondo del pianista, ma di focalizzarsi sulla parabola ascendente/discendente del ragazzo di provincia, sulla sua mutazione e dipendenza morale e fisica, sulla gabbia dorata che imprigiona e logora entrambi. Una storia di eccessi, di nevrosi, di un amore che inevitabilmente (si) consuma perché non può avere uno sfogo esterno, perché condannato a essere per sempre clandestino. Scintillante, nostalgico e claustrofobico, Dietro i candelabri è un biopic che smaschera ancora una volta l’imperante omofobia.

Note
1. Dietro i candelabri
 era stato originariamente pensato per la distribuzione nelle sale. Il canale HBO, seppur di lusso, è evidentemente un ripiego.
2. Tra le sceneggiature di LaGravenese, anche regista (P.S. I Love You, Freedom Writers), ricordiamo quantomeno I ponti di Madison County (1995) e La leggenda del re pescatore (1991).
Info
Dietro i candelabri sul sito del Festival di Cannes
Il trailer italiano di Dietro i candelabri.
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