V/H/S 2

Un compendio di quanto di meglio possa offrire l’horror contemporaneo, declinato in immagini rigorosamente lo-fi. V/H/S 2 è stato presentato al TFF2013 nella sezione After Hours.

Orrori vari, fieramente vintage

Una coppia di investigatori privati viene incaricata da una donna di rintracciare suo figlio, uno studente di cui da qualche giorno si sono perse le tracce. Penetrati nell’abitazione del ragazzo, i due troveranno una cospicua collezione di VHS e si dedicheranno alla visione dei relativi, inquietanti contenuti. [sinossi]

Nel pieno dell’era digitale torna il potere mesmerico del nastro magnetico con V/H/S 2, secondo capitolo di un’antologia horror ideata e prodotta da Brad Miska, creatore insieme a Tom Owen del sito web Bloody Disgusting. Ben lontano dall’apparire come un’operazione di stampo commerciale, V/H/S 2 con cinque episodi e sette registi (Simon Barrett, Jason Eisener, Gareth Evans, Gregg Hale, Eduardo Sánchez, Timo Tjahjanto e Adam Wingard) è una preziosa fucina di idee declinate in stili e sottogeneri divergenti che vanno a comporre un vero e proprio compendio di quanto di meglio l’horror contemporaneo possa offrire. Si va dallo zombie movie venato di brillante autoironia dell’episodio A Ride in the Park diretto da Eduardo Sánchez (The Blair Witch Project) e Gregg Hale ai toni un po’ più seriosi e gory di Phase I Clinical Trials di Adam Wingard (il regista dello strepitoso You’re Next), episodio che apre l’antologia e il cui protagonista, in seguito a un impianto oculare, inizia a percepire angoscianti e ultra-realistiche visioni di persone decedute. Davvero inquietante e ancor più ricco di una gustosa galleria di organi interni è invece Safe Heaven di Timo Tjahjanto (Macabre) e Gareth Evans (The Raid), dove un gruppo di giovani reporter entra armato di telecamere nella sede di una setta indonesiana dalle tendenze endogamiche, senza sapere che il “padre” della loggia ha intenzione di cogliere al volo l’occasione per un suicidio rituale collettivo che si trasformerà in un demoniaco bagno di sangue. Strepitoso poi il quarto episodio diretto da Jason Eisener (Hobo with a Shotgun), un vero e proprio inno alla libertà creativa più anarchica e sfrenata. Protagonisti d’altronde sono un gruppo di bambini, che con una telecamera posizionata sulla sommità del capo del loro cane, si intrattiene organizzando una serie di spassosissime burle ai danni della sorella maggiore. Ma come si suol dire “un bel gioco dura poco” e a interromperlo questa volta sarà nientemeno che un inatteso sbarco alieno. Con le sue immagini lo-fi dalla fotografia ipercromatica è forse l’episodio summa di questa antologia, dove troviamo una sciarada di capovolgimenti del punto di vista, cambi di registro e un pizzico di erotismo, il tutto incentivato dalla shaky-cam canina con tanto di ciuffo di pelo in primissimo piano.

Risulta impossibile però dire quale dei capitoli episodi di V/H/S 2 sia il meno riuscito, tutti si mantengono infatti su un livello molto alto quanto a fantasia, originalità e ispirazione. Forse a deludere e a risultare a tratti superfluo è proprio l’episodio-cornice che vede protagonisti i due detective (diretto da Simon Barret), la cui presenza torna ad intervallare i vari episodi, ma anziché collegarli tra loro sortisce l’effetto di una brusca interruzione. Ma poco male, perché questo caleidoscopio di invenzioni horror che con il suo stile fieramente vintage si prende gioco degli stilemi abusati di tanti prodotti mainstream del genere (il found footage su tutti), contiene tutto quanto possa solleticare e ampliamente soddisfare gli appassionati del genere.

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