Sweetwater

Sweetwater

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Non abbastanza bizzarro o crudele, nemmeno lontanamente rigoroso, Sweetwater è un revenge movie che deve parecchio agli spaghetti western (inconsapevolmente?) e che si aggrappa al ghigno delirante e sopra le righe di Jason Isaacs, al buon cuore di un Ed Harris danzante, in vacanza premio, e alle grazie di January Jones, trascinata in un bagno di sangue meccanico e posticcio. Presentato al Torino Film Festival 2013.

Non predicare… spara!

New Mexico. Sarah e Miguel possiedono della terra e sono pronti a lavorare sodo per coltivarla. È la fine del diciannovesimo secolo, epoca di villaggi di cowboy, di carovane e predicatori: e proprio uno di questi, il potente ministro della chiesa Josiah, decide di ostacolare i piani di Sarah e Miguel, e uccide quest’ultimo. La legge non scritta del villaggio costringe Sarah a subire le molestie di Josiah e ad arrendersi alla perdita del compagno: ma un giorno dalla città arriva un nuovo sceriffo intenzionato a fare giustizia, e Sarah trova finalmente il coraggio reagire… [sinossi]

Durante e dopo la visione di Sweetwater di Logan Miller, presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival 2013, ci sono più volte tornati alla mente i western più recenti di Walter Hill: le tre ore di Broken Trail (2006) e il primo episodio della serie Deadwood (2004). Due lavori per il piccolo schermo. Due opere capaci di restituirci l’ampio respiro del genere western, aggiornandone l’afflato epico e sfuggendo ai facili cliché, con un approccio estetico e narrativo in perfetto equilibrio tra tradizione e istanze di rinnovamento. O, se vogliamo, di sopravvivenza. Il film di Miller, alla sua opera seconda dopo Touching Home, sembra invece viaggiare in direzione opposta, affidandosi alla capacità seduttiva dei tre protagonisti, a qualche intuizione cromatica, al diligente lavoro sui costumi di Hala Bahmet.

Genere fondante del cinema statunitense, il western è un corpus sempre morente ma mai realmente morto, spesso rinvigorito da riletture oltre confine, dalla stagione felice degli spaghetti-western alle derive ultrapop e autoriali di pellicole come Le lacrime della tigre nera (2000) del thailandese Wisit Sasanatieng, fino ai cortocircuiti geografici e metacinematografici di Unforgiven (2013) di Lee Sang-il, che mescola katane e pistole, Leone, Eastwood e Kurosawa, giapponesi, coreani e ainu. Nelle premesse del progetto di Sweetwater, Logan e Noah Miller hanno cercato di andare oltre i prevedibili schematismi, di rinverdire le dinamiche e di non farsi intrappolare dalla convenzioni del genere [1]. Ma le premesse, purtroppo, sembrano sciogliersi come neve al sole dopo l’incipit: la furia distruttiva del predicatore Josiah e il look bizzarro dello sceriffo Jackson (Ed Harris, perfettamente a suo agio in un ruolo fin troppo facile) si rivelano le uniche frecce dell’arco dei due Miller, ingabbiati in una detection poco credibile e in un sabbioso Selvaggio West popolato da brutti, sporchi e cattivi, invasati ed ex-prostitute in cerca di riscatto e di vendetta.

Non abbastanza bizzarro o crudele, nemmeno lontanamente rigoroso, Sweetwater è un revenge movie che deve parecchio agli spaghetti western (inconsapevolmente?) e che si aggrappa al ghigno delirante e sopra le righe di Jason Isaacs, al buon cuore di un Ed Harris danzante, in vacanza premio, e alle grazie di January Jones, trascinata in un bagno di sangue meccanico e posticcio. E così, alla fine, del West e del western rimane poco, solo alcune di quelle convenzioni che Logan e Noah Miller avrebbero voluto lasciarsi alle spalle.

Note
1. Interessanti, in questo senso, le dichiarazioni degli stessi autori, puntualmente riportate dal sito del Torino Film Festival: «Quando qualcosa è sacralizzato, è privato della possibilità di evolvere e diventa inutile sia per l’arte stessa che per l’umanità. […] Volevamo perciò andare oltre molte convenzioni del western, creare una tragedia senza vincitori, senza personaggi monolitici; un mondo dove tutti sono presi in mezzo a un racconto oscuro, contorto, osceno».
Info
Il trailer originale di Sweetwater.
Sweetwater sul sito del TFF.
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