Colpi di fortuna

Colpi di fortuna

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Molto male Luca e Paolo, bene De Sica e Mandelli, molto bene Lillo e Greg: la sintesi dell’ultimo cinepanettone firmato da Neri Parenti, Colpi di fortuna, decisamente troppo discontinuo.

Addio, dolce Natale

Nel primo episodio, Luca e Paolo si dividono le attenzioni di una donna per poi concentrarsi sul recupero del biglietto vincente di una giocata al lotto. Nel secondo, De Sica è un imprenditore di successo, ossessivamente superstizioso; i suoi guai cominceranno quando dovrà assumere un traduttore dal mongolo, Mandelli, che trasforma in disgrazia tutto ciò che tocca. L’ultimo episodio vede protagonista Lillo nei panni di un ex-ballerino della Carrà che scopre di aver ereditato un fratello – Greg – incapace di cavarsela da solo nella vita. [sinossi]

Nella scorsa stagione, Colpi di fulmine doveva essere l’ultimo cinepanettone diretto da Neri Parenti per De Laurentiis. Invece, il successo al box office convinse il patron della Filmauro a replicare la formula per un altro anno. Ecco perciò Colpi di fortuna, sorta di cinepanettone della transizione “postuma”, perché tiene insieme De Sica (che, come Parenti, avrebbe dovuto chiudere anche lui la sua esperienza già nel 2012), Lillo e Greg (che avrebbero dovuto fare solo Colpi di fulmine) e Luca e Paolo (che avrebbero dovuto fare da soli questo film di Natale 2013); transizione “postuma” perché Colpi di fortuna, come già il precedente, non è più tecnicamente un cinepanettone, visto che si è persa sia la tradizione di intitolarlo “Vacanze a…”, che quella di ambientarlo a Natale. E la fase di passaggio potrebbe durare ancora, perché no, anche l’anno prossimo, nel caso in cui quest’ “ultima” fatica di Neri Parenti (che, nel frattempo, però, ha già un accordo con Medusa) dovesse replicare – se non migliorare – il successo del 2012.

Date tutte queste premesse non poteva che nascere un film schizofrenico, esattamente diviso in tre: la comicità da sketch cabarettistico di Luca e Paolo del primo episodio (mai divertente); quella sanamente popolare, da commedia dell’arte, di De Sica nel secondo episodio (affiancato da un Mandelli finalmente convincente); e lo spirito surreale e tenero di Lillo e Greg nell’ultimo frammento del film.
Il colpo di fortuna di Luca e Paolo è ammantato di banalità e di comicità di seconda mano, visto che tutto parte da una notte di follia di uno dei due – sin troppo chiaro riferimento alla saga di Una notte da leoni – e che la vicenda si snoda tra le strade di Napoli, con tanto di omaggio esplicito e forzato al Vittorio De Sica di L’oro di Napoli. Ma, soprattutto, Luca e Paolo non azzeccano i tempi comici e lo stesso Neri Parenti non sa bene come gestirli (ogni sequenza risulta sempre troppo lunga e imbarazzata). In più, De Laurentiis, preso da foga auto-incensatoria, arriva a imporre in scena e in sceneggiatura il suo Napoli, facendo recitare persino i giocatori. Last but not least, la città partenopea, con i suoi mille imprevisti e la sua caoticità, è completamente inadatta alla vis registica di Neri Parenti che infatti, nelle scene in esterni, la restituisce priva di caratterizzazione, come se fosse una qualunque città del Nord.

Molto meglio il duo De Sica-Mandelli, dove il secondo finalmente appare efficace, dopo il disagevole apporto dato a Pazze di me. Come in I soliti idioti, infatti, ma per fortuna nel ruolo di spalla e non in quello del mattatore – e senza una regia che assecondi ogni suo vezzo e lazzo – Mandelli si caratterizza in una precisa macchietta, quella di un inconsapevole menagramo vestito sempre di nero, memore ovviamente del Totò di La patente. Christian De Sica, invece, giganteggia come al solito e, nei panni del superstizioso imprenditore, può dare sfogo alla sua straordinaria mimica e alla verve da nobile guitto che finalmente, pian piano, sta ottenendo il riconoscimento che merita. La regia, però, e anche alcuni momenti di scrittura sembrano soffrire del consueto pressappochismo che caratterizza praticamente tutta l’epopea natalizia di Neri Parenti.
Un pressappochismo che, invece, sembra sparire di fronte alla scrittura, nettamente più solida, dell’episodio con Lillo e Greg, che denota uno scarto netto rispetto al resto del film, non solo per la comicità lunare e surreale del duo di comici romani, ma anche per le variazioni sulle gag, che danno ritmo alle scene e, di conseguenza, rendono più fluida anche la regia.

A questo punto, di fronte all’evidenza dei fatti (ma, di nuovo, bisognerà aspettare, quella più ancor concreta, del box office), non resta che augurarsi un – forse impossibile – ripensamento da parte di De Laurentiis.

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