Il lago

In concorso a Italiana.doc al Festival di Torino, Il lago, documentario di Yukai Ebisuno e Raffaella Mantegazza è il ritratto partecipe ma un po’ inerte del padre giapponese di uno dei due registi.

Sogno lacustre del Sol Levante

Sulle rive di un lago un uomo e una donna affrontano insieme l’autunno della loro vita. In un giardino che sembra trovarsi in Giappone un airone si fa messaggero di oscuri presagi. Due culture che si incontrano e un amore che ha resistito alle intemperie degli anni, alla ricerca di un senso profondo della vita e della morte, tra le note di un canto e i versi di una poesia. [sinossi]

La storia del cinema documentario – ma non solo – è piena di racconti intimi e, se vogliamo, autoreferenziali, che guardano al privato e al nucleo familiare del regista e/o del protagonista. Si tratta però di un tipo di approccio che richiede la massima attenzione, una cura meticolosa e, soprattutto, la notevole capacità di astrarsi da se stessi, di saper cioé giudicare anche severamente quel che si mette in scena. È probabilmente tutto ciò che manca a Il lago, esordio da registi nel lungometraggio per Yukai Ebisuno e Raffaella Mantegazza, che hanno sviluppato tematiche e luoghi di un loro precedente corto, Spiriti, vincitore della sezione Italiana.corti alla 30esima edizione del Festival di Torino.
Selezionato quest’anno in Italiana.doc, sempre nell’ambito della manifestazione sabauda, Il lago è completamente incentrato sulla figura del padre di Yukai Ebisuno, Sumio, che come si evince facilmente dal nome è giapponese e si è trasferito ormai da anni nella campagna piemontese per vivere al fianco della moglie italiana. Qui ha ricreato una sorta di microcosmo del Sol Levante, a partire dal lago stesso che dà il nome al film. I due registi lo seguono nella sua ritualità quotidiana (come, ad esempio, il gesto ripetuto di ringraziare la moglie con estrema cortesia per il cibo che gli ha dato) e nelle sue attività, cercando di restituire un senso di estraneità, che deriva sia dall’essere stranieri in terra altrui che, al contrario, dall’aver “imposto” un frammento di heimat in un posto alieno, forzando in qualche modo gli altri a ritrovarsi un po’ estranei (a partire proprio dalla moglie).

Questo interessante e affascinante nucleo concettuale non viene però sviscerato in tutte le sue possibili divaricazioni da Ebisuno e Mantegazza che, invece, sembrano preferire un’osservazione silenziosa e un po’ inerte sulle cose e sull’oggetto del loro documentario, con un eccessivo – ma anche profondamente comprensibile – rispetto nei confronti del parente protagonista del film. Così, quando Sumio si ammala, tutto sembra capitare un po’ per caso – troppo tardi per incentrarvi il tema del film e troppo presto per creare uno scarto rispetto a quanto visto nella parte precedente – come se i registi non avessero avuto la necessaria lucidità per interrogarsi su che destino e che decorso dovesse prendere l’opera.
Resta, ovviamente, intatto il fascino per la scoperta di un mondo a parte, ma appunto si tratta di una scoperta e di un’epifania che poi manca di sviluppo e di articolazione. E resta l’inevitabile considerazione di una scuola piemontese del cinema documentario – Il lago è prodotto da Il Piccolo Cinema dei fratelli De Serio – che, pur tra alti e bassi, sembra avere costruito negli anni un territorio e un tessuto di pratiche e teoriche condivise, altrove assenti.

INFO
Il sito del documentario Il lago di Yukai Ebisuno e Raffaella Mantegazza: illago.altervista.org
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