The Counselor – Il Procuratore

The Counselor – Il Procuratore

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Uno stravagante film bicefalo dove vige un perpetuo decentramento del quid dell’azione, mentre troneggiano i dialoghi brillanti vergati da Cormac McCarthy. Presentato in anteprima al Courmayeur Noir in Festival, The Counselor – Il procuratore arriva nelle sale italiane il 16 gennaio, distribuito dalla 20th Century Fox.

Ingenuità di frontiera

Un procuratore di successo (Michael Fassbender) per arrotondare il suo già lauto stipendio – e in vista delle nozze con l’amata (Penelope Cruz) – decide di investire nel traffico di droga, ma la situazione gli sfugge presto di mano, con conseguenze (im)prevedibili ed esiziali… [sinossi]

Il cinema è da sempre arte collettiva per eccellenza e se per via della politique des auteurs siamo portati ad attribuire la paternità di un film al regista è pur vero che a volte il nome altisonante di un blasonato romanziere è in grado di stuzzicare la curiosità di cinefili e non solo più di ogni altra talentuosa celebrità in gioco. Nella stagione cinematografica in corso, d’altronde, ci è già capitato sotto gli occhi un esperimento bicefalo coraggioso come The Canyons, che ha visto appaiati l’autore di American Psycho Brett Easton Ellis e Paul Schrader per un bruciante epitaffio dedicato alla settima arte, e ora è il turno di Cormac McCarthy, al suo debutto alla sceneggiatura, e Ridley Scott con The Counselor – Il procuratore, non a caso di nuovo un film irrorato da un costante sentore mortifero [1]. Protagonista è infatti un imberbe e sufficientemente devirilizzato Michael Fassbender nei panni di un avvocato (il procuratore del titolo) che decide di arrotondare il suo già lauto stipendio con una puntatina nel narcotraffico, lungo i sentieri che dalla Colombia portano al Messico e da lì negli Stati Uniti. Ma l’affare, naturalmente, sfuggirà presto di mano al nostro trafficante neofita, con conseguenze devastanti. A poco varranno infatti i consigli di un partner in affari più navigato – incarnato da uno Javier Bardem oramai abbonato a capigliature stravaganti (un nuovo tassello in una galleria che annovera già gli exploit notevoli di Non è un paese per vecchi e Skyfall) – né gli avvertimenti ben più seriosi dello scafato intermediario interpretato da Brad Pitt; una spirale incontrollata di eventi intaccherà per sempre l’aplomb dell’incauto avvocato.
Intorno a cotanto coté mascolino troneggia poi una coppia di donne ben assortite: la spregiudicata e felina Malika, incarnata da Cameron Diaz e la religiosissima, ma non troppo benpensante Laura, interpretata da un’eterea Penélope Cruz.

Centrale nella graduale e inesorabile discesa negli inferi del procuratore è proprio il concetto di “avvertimento” reiterato nei complessi dialoghi a due di cui il film si fregia, rinunciando il più delle volte all’ausilio del talento visivo di Scott per lasciare troneggiare sullo schermo la parola, vera mattatrice della scena. The Counselor – Il procuratore si compone infatti di un’alternanza tra dialoghi a due per lo più statici tra i vari personaggi e improvvise sortite nel paesaggio di frontiera dove lo stile barocco e vagamente videoclipparo del regista britannico si scatena con tramonti mozzafiato, attraversamenti a bordo di auto lussuose o moto rombanti e leopardi al galoppo. In questo film parlato si disquisisce un po’ di tutto, e tutto è metafora di qualcos’altro, non sempre a dire il vero facilmente individuabile. Si ha l’impressione di finire, proprio come il nostro protagonista, indottrinati su qualsiasi argomento, dai diamanti al sesso, dal traffico di droga all’arte venatoria, dalla religione alla poesia di Machado, insomma, traghettati dal rampante procuratore ci muoviamo su territori impervi e sconosciuti, nei quali però lui non è altri che un turista in tenuta coloniale di lino ben inamidato, con tra le mani un vermiglio bloody mary e l’espressione attonita di un infante al primo giorno di scuola.
L’intera galleria di interpreti, così ben confezionata, finisce presto per assumere uno status bidimensionale, i protagonisti sono infatti delle seducenti cartoline pop in una tragedia deprivata del senso del tragico, dove spesso la parte importante dell’azione è tenuta in ellissi e lo spettatore lasciato ad osservarne una serie di conseguenze, senza alcuna richiesta di partecipazione empatica. Le informazioni viaggiano veloci, ma non si sa attraverso quali canali, l’intrigo è un palese McGuffin per qualche colta metafora filosofico-letteraria, le musiche così come l’ammaliante fotografia firmata da Darisuz Wolski, la glassa di guarnizione che tiene insieme l’intera ricetta.

È interessante vedere come i due reagenti di questo esperimento diabolico restino nonostante i vari scossoni del racconto nettamente separati, uno galleggia sull’altro in un perenne gioco darwiniano di prede e predatori che rispecchia la metafora imperante nel corso dell’intera pellicola. Creatura bicefala, The Counselor – Il procuratore è freak-movie che contravviene ad ogni regola del racconto “classico”, ma dal quale è impossibile distogliere lo sguardo e la nostra attenzione, tenendo ben accese le sinapsi per poter cogliere ogni geniale sfumatura del dialogo, che sia funzionale o fine a se stessa alla fine poco importa, in questo sali-scendi di piacere filmico qualcosa di bello o quantomeno interessante è sempre possibile rinvenirlo.

Note
1. Finora i film tratti da romanzi di Cormac McCarthy sono sempre stati adattati da altri: da Cavalli Selvaggi, diretto a e interpretato da Billy Bob Thornton (in italiano ha il titolo di Passione ribelle), a The Road di John Hillcoat, al premio Oscar Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, fino al recentissimo Child of God di James Franco.
Info
Il sito italiano di The Counselor – Il procuratore.
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1 Commento

  1. Limbranauta 18/01/2014
    Rispondi

    Tutto vero. Di questo clippone ci ricorderemo da domani solo i pori sull’epidermide delle star impiegate.

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