Il grande match

Il grande match

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Più commedia geriatrica che sport movie, Il grande match serba il forte sentore dell’operazione a sfondo prettamente commerciale, che promette faville mettendo in cartellone due divi dai nomi e dal passato altisonante, per farli poi conflagrare sul ring. Il packaging è potenzialmente perfetto: da un lato l’ex eroe muscolare protagonista di due popolarissime saghe d’antan, dall’altra uno dei più acclamati interpreti del cinema statunitense, il cui eclettismo degli ultimi anni non ha pienamente soddisfatto i suoi estimatori.

Bando ai rancori, largo alla nostalgia

Henry “Razor” Sharp e Billy “The Kid” McDonnen erano due pugili di Pittsburgh finiti sotto i riflettori dell’intera nazione a causa della loro accanita rivalità. Ai tempi d’oro ognuno di loro aveva vinto un match ma, nel 1983, alla vigilia del terzo e decisivo incontro, Razor aveva improvvisamente annunciato il ritiro, rifiutandosi di spiegare il perché e assestando un colpo definitivo alla carriera di entrambi. Trent’anni dopo il promoter di pugilato Dante Slate Jr., vedendo la possibilità di fare soldi, fa ai due pugili un’offerta che non possono rifiutare: tornare sul ring e regolare i conti una volta per tutte. Ma i due non ce la fanno ad aspettare: già durante il loro primo incontro dopo decenni finiscono con il darsele di santa ragione in una esilarante rissa che finisce subito in rete. L’improvvisa frenesia dei social trasforma quindi il loro match locale in un evento imperdibile per HBO. Ora, se riusciranno a sopravvivere agli allenamenti, potranno combattere di nuovo e scoprire chi è il più forte… [sinossi]

Si percepisce nettamente, da alcune tendenze del cinema contemporaneo, una profonda mancanza delle nobili figure eroiche del passato. È da leggere in tal senso con tutta probabilità anche l’arrivo nelle sale de Il grande match, pellicola firmata da Peter Segal (50 volte il primo bacio), il cui obiettivo principale è rispolverare, per la gioia dei fan e dei cinefili, due pugili di statura mitologica come Rocky e Jake La Motta incarnati, com’è d’obbligo, dai loro interpreti originali, ovvero Sylvester Stallone (nell’omonima saga) e Robert De Niro (in Toro scatenato). Da una parte – e pensiamo qui al versante Stallone – alcuni prodotti hollywoodiani recenti sembrano voler riportare in vita proprio l’immarcescibile action hero reaganiano, come dimostrano il ritorno di Arnold Schwarzenegger con The Last Stand – L’ultima sfida o quello del John McClane di Bruce Willis con Die Hard – Un buon giorno per morire, senza tralasciare poi la rentrée dello stesso Stallone grazie all’ottima saga de I mercenari, né il suo coriaceo confronto con Schwarzy (storico avversario al botteghino per gli anni ’80 e ’90) nel nient’affatto disprezzabile Escape Plan – Fuga dall’inferno. Ma d’altro canto – e qui pensiamo al versante De Niro – pellicole recenti come Quartet, Una fragile armonia, Uomini di parola e l’imminente Last Vegas, con i loro cast stellari, fanno pensare che questa lancinante nostalgia pertiene anche a una cosmogonia di interpreti del grande cinema americano anni ’70 e ’80, il cui carisma non è forse rintracciabile nello “star system” odierno.

Più commedia geriatrica che sport movie, Il grande match serba però il forte sentore dell’operazione a sfondo prettamente commerciale, che promette faville mettendo in cartellone due divi dai nomi e dal passato altisonante, per farli poi conflagrare sul ring. Il packaging è potenzialmente perfetto: da un lato l’ex eroe muscolare tutto d’un pezzo protagonista di due popolarissime saghe d’antan quali quella di Rocky e di Rambo, dall’altra uno dei più acclamati interpreti del cinema statunitense, il cui eclettismo degli ultimi anni non ha certo pienamente soddisfatto i suoi estimatori. A loro si aggiungono poi due comprimari di tutto rispetto, entrambi blasonati e “oscarizzati”, del calibro di Kim Basinger e Alan Arkin.
La storia è quella di due ex pugili di Pittsburg, Henry “Razor” Sharp (Stallone) e Billy “The Kid” McDonnen (De Niro), che hanno rinunciato tempo addietro a un ultimo match di spareggio per questioni personali. La loro rivalità, infatti, dal ring si è spostata sul ben più sdrucciolevole e altrettanto doloroso versante sentimentale, dal momento che Kid, per puro desiderio di rivalsa, aveva conquistato e ingravidato la allora fidanzata di Razor, incarnata dalla Basinger. I vecchi rancori sono dunque pronti a esplodere e venire sublimati in un confronto che sarà fisico, verbale e, soprattutto, emotivo.

Il grande match si sviluppa infatti per lo più come un melodramma familiare, che vede i nostri protagonisti recuperare gli affetti che si sono lasciati alle spalle: l’ex fidanzata per Razor e il figlio non riconosciuto per Kid. Tutto ciò avviene con un tono scanzonato da commedia, strutturata su una serie potenzialmente inesauribile di siparietti, nei quali i due si confrontano tra gli acciacchi della vecchiaia incipiente e un indomito desiderio di rivalsa. I tempi sono cambiati dalla loro età dell’oro agonistica e accanto alla difficoltosa rimessa a nuovo della coppia di pugili vediamo muoversi un universo mediatico fatto di social network e relativi video virali, che raggiunge forse il suo climax comico nella sequenza che vede i due intenti a incarnare i loro avatar in un fantomatico videogame, affrontandosi sullo sfondo di un chroma key, fasciati in una tutina aderente costellata di sensori di movimento. Il turpiloquio piuttosto inventivo dei dialoghi scatena poi qualche risata, soprattutto nei duetti ben calibrati tra Stallone e Arkin, anche se scade nella farsa più facilona con gli interventi di Kevin Hart, qui nel ruolo di Dante Slate Jr, figlio del loro manager di un tempo. Ma il ritmo di Il grande match è complessivamente lasco, così come la sua storia, che tra agnizioni, scontri verbali e trovate slapstick ritarda un po’ troppo l’incontro sul ring. E in fondo poi, quando finalmente si accendono i riflettori, ben poco resta da vedere. Eppure Il grande match possiede un fascino sottile e malsano, che deriva dal piacere spettatoriale “colpevole” generato dall’osservare i nostri beniamini invecchiare sotto i nostri occhi e al tempo stesso lottare per dimostrare di avere ancora qualcosa da spendere, sul ring come sul grande schermo. Un piacere un po’ perverso che rinnova in noi vecchie passioni e nuove speranze, mentre ci palesa che lo sfiorire degli eroi è al tempo stesso smentita e conferma della loro immortalità.

Info
Il sito ufficiale de Il grande match (Grudge Match).
Il trailer italiano de Il grande match.
Il grande match sul canale YouTube Movies.
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