Lo sguardo di Satana – Carrie

Lo sguardo di Satana – Carrie

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Torna sullo schermo la timida, disadattata e letale Carrie, creata dalla penna di Stephen King nel 1974. La regista Kimberly Peirce e la giovane attrice Chloë Grace Moretz cercano di replicare con Lo sguardo di Satana – Carrie il successo del cult diretto da Brian De Palma nel 1976.

Barbie rosso sangue

Soffocata da una madre aggressiva, ossessionata dalla religione e schernita costantemente dai suoi compagni di scuola, Carrie cerca in tutti i modi di farsi accettare: tuttavia gli eventi precipiteranno fino al drammatico epilogo durante il ballo della scuola, quando la ragazza mostrerà a tutti i suoi straordinari poteri telecinetici… [sinossi]

Essere un remake non è il peccato originale de Lo sguardo di Satana – Carrie (già, c’è l’inversione del titolo italiano). E non lo è nemmeno la balzana idea di provare a rifare Brian De Palma. Il vero problema, il fallace punto di partenza, è la scelta estetica, questa sorta di sindrome di Barbie che sta affliggendo buona parte delle produzioni hollywoodiane degli ultimi anni. Si cerca di replicare, in buona sostanza, la formuletta della saga di Twilight, andando a rimestare in quell’immaginario preconfezionato da Hollywood per gli adolescenti, piazzando belle faccine a ogni angolo. Operazione che non si limita alla scelta della protagonista, la pur brava ma qui totalmente fuori ruolo Chloë Grace Moretz (Hugo Cabret, Kick-Ass, Blood Story), ma che incide pesantemente anche sugli equilibri narrativi, sulle derive sentimental-zuccherose de Lo sguardo di Satana e di tante altre pellicole horror, fantasy e sci-fi. Ed ecco, allora, The Host di Andrew Niccol, Cappuccetto rosso sangue di Catherine Hardwicke, Warm Bodies di Jonathan Levine e via discorrendo.

Non aiutano a reggere la baracca la riscrittura di Roberto Aguirre-Sacasa (Glee), che cerca con poco costrutto di gettare nel calderone social e nuove tecnologie, e la regia di Kimberly Peirce, oramai lontanissima dai facili entusiasmi di Boys Don’t Cry. Così il nuovo Carrie, in linea con la logica dei remake, percorre la strada dell’accumulo, mettendo in mostra qualche effetto speciale, una coprotagonista di geometrica bellezza (Gabriella Wilde) e una serie di compagni di scuola meccanicamente cattivi, monodimensionali. Serve a poco l’ancora di salvataggio Julianne Moore (Margaret, la madre), come l’impegno di Chloë Moretz, un timido fagotto dai lineamenti troppo gentili per essere credibili: persino ricoperta di sangue, urlante e infuriata, non riesce e non può essere inquietante. Il confronto con la performance di Sissy Spacek, con la follia distruttrice che divampava nei suoi occhi, è inevitabile e impari. Meglio dimenticare lo split screen di De Palma e rinunciare a qualsiasi confronto.

Cercando di rappresentare in maniera poco sincera e alquanto disordinata il contesto contemporaneo, Peirce e soci inanellano una serie di luoghi comuni (sesso, bullismo ecc) che sfociano per un attimo in sorta di bizzarro crossover tra Lo sguardo di Satana – Carrie e Bling Ring di Sofia Coppola: una sequenza breve, giusto un sussulto, purtroppo lasciato cadere nel nulla. Ci resterà la curiosità di una possibile variante granguignolesca dei loop coppoliani. Peccato.
Tagliato con l’accetta, Lo sguardo di Satana – Carrie si concede persino l’appiglio per un sequel. Anzi, per un secondo remake, visto che nel 1999 Katt Shea aveva diretto Carrie 2. Ma dell’emarginazione, della crudeltà dei ragazzi, delle ossessioni religiose e dei poteri telecinetici ci aveva già detto tutto De Palma…

Info
La pagina facebook di Lo sguardo di Satana – Carrie.
Il tumblr ufficiale di Lo sguardo di Satana – Carrie.
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