Tutta colpa di Freud

Tutta colpa di Freud

di

Torna il regista della saga degli Immaturi Paolo Genovese con Tutta colpa di Freud, una commedia agrodolce garbata e levigata, cui manca il coraggio per andare contro le regole non scritte di un cinema medio italiano senza troppa personalità.

Love, love love

Francesco Taramelli (Marco Giallini) è un analista alle prese con tre casi disperati: una libraia (Vittoria Puccini) innamorata di un ladro di libri; una gay (Anna Foglietta) che decide di diventare etero; e una diciottenne (Laura Adriani) che ha perso la testa per un cinquantenne. Ma il vero problema per il malcapitato psicologo è che queste tre ragazze sono le sue adorate figlie… [sinossi]

Dal lettino di Freud al divanetto televisivo del “dottor Stranamore” del compianto Alberto Castagna il passaggio è più facile del previsto, basta che il problema al centro dell’attenzione sia infatti l’amore e tutto – psicanalisi compresa – si scioglie come un bacio perugina al sole di metà agosto. Va più o meno in questa direzione la nuova commedia di Paolo Genovese, Tutta colpa di Freud, che utilizza la psicanalisi e il suo fondatore come grimaldello per intessere e dipanare una serie di liaison amorose più o meno felici. Al centro della tela, il dinoccolato aracnide è Marco Giallini, nei panni di uno psicanalista che finisce però – d’altronde di pazienti qui non se ne vede neanche l’ombra – per ascoltare principalmente i problemi di cuore delle sue tre infelici figliole. C’è la libraia incarnata da Vittoria Puccini che naturalmente, dato il suo lavoro, è assai romantica e indossa vestiti a fiorellini, poi c’è la ben più vivace Sara (Anna Foglietta) che siccome è lesbica sfoggia pantaloni da uomo, gilet e l’opportuno taglio di capelli virile, infine la diciottenne sognatrice Emma (Laura Adriani) in cerca di una figura paterna sostitutiva. La prima si innamorerà di un ladro di libri sordomuto (Vinicio Marchioni), la seconda, dopo l’ennesima delusione d’amore, tenterà la strada dell’eterosessualità, la terza presenterà al babbo un aitante architetto (Alessandro Gassman), cinquantenne e sposato. E poi c’è lui, il dottore-collante tra queste storie confuse e infelici che, abbandonato dalla moglie quando la figlia più giovane era ancora in fasce, sogna di rifarsi una vita con una donna misteriosa (Claudia Gerini) che si rivelerà essere proprio la moglie dell’architetto suo aspirante genero.

C’è ancora la famiglia, nella sua versione più caotica e in qualche modo artatamente “moderna” al centro del mirino di Paolo Genovese che, dopo Una famiglia perfetta, torna ad analizzare le complesse dinamiche che si innescano tra consaguinei e non, per stendere un affresco composito, il più possibile accattivante, dell’amore in tempi post freudiani.
Abile anche questa volta nell’orchestrare un cast corale, il regista di Immaturi si dedica con evidente trasporto ad un côte attoriale di tutto rispetto, che non è sostenuto però da un’adeguata sceneggiatura. Firmato dallo stesso Genovese, lo script non riesce infatti a sviluppare pienamente i suoi personaggi, la cui crescita pare perennemente ai blocchi di partenza. C’è molta grazia e troppa accondiscendenza forse verso questa varia umanità tenera e indifesa, sempre sul punto di fare qualche “pasticcio”, ma mai un vero passo falso.
Tutta colpa di Freud è dichiaratamente una commedia romantica “sofisticata”, ma questa sua sofisticazione si traduce in fin dei conti in una prolungata situazione stagnante, che spinge invano lo spettatore ad agognare una svolta, un colpo di scena, persino una caduta di stile, che poi in una commedia che si propone di essere “umana” ci starebbe anche bene.
Lo sviluppo dell’azione si riduce dunque in una sfilata di appuntamenti sul lettino e in una serie infinita di cene a due, sovrastate spesso da un’invadente playlist pop. La musica tende a coprire tutto e forse è un bene, perché qualche dialogo pare davvero vacuo quando non incomprensibile, come accade ad esempio quando la location di uno dei tanti appuntamenti mangerecci è descritta come “un ristorante vintage”, aggettivazione modaiola, ma fuori luogo. Non mancano ovviamente le catalogazioni del maschio italico da rotocalco estivo, con tanto di classificazione in cinque punti, grafico sulla lavagnetta e relativa esposizione delle (ridotte) percentuali di rintracciabilità di un buon partito, esposte naturalmente senza andare troppo affondo, ma con la leggiadria caratteristica delle chiacchiere sotto l’ombrellone.

Marco Giallini e Alessandro Gassman funzionano piuttosto bene insieme, ma i loro exploit recitativi non sono all’altezza delle aspettative, Vittoria Puccini è svampita al punto giusto, ma i toni da commedia non le si addicono poi molto, per fortuna un po’ di sana naturalezza è rintracciabile nella performance di Anna Foglietta, l’unica che riesce di quando in quando a strappare un sorriso, anche se costretta a pronunciare massime di vita del calibro di: “Non mi è mai piaciuta l’acquetta alle caviglie…o tutto l’Oceano o niente!”.
Viene poi da invocate la crudeltà e il sano cattivo gusto dei fratelli Farrelly nella sequenza in cui Marchioni, nei mesti panni di “figlio di un Dio minore” tira fuori la voce per litigare a modo suo con la Puccini. Si tratta ovviamente di uno dei momenti più drammatici del film, ma purtroppo ci è scappato da ridere.
Non è d’altronde la commedia americana, come ben esplicitato anche all’interno del film, il modello cui aspira accostarsi Tutta colpa di Freud, quanto piuttosto la grande tradizione del cinema d’oltralpe. Senza scomodare il primo Rohmer e il tardo Resnais, forse il film di Genovese poteva essere una versione nostrana delle vicende corali dei film della Jaoui, ma anche con questo metro di paragone, certo più abbordabile, dobbiamo registrare una situazione di stallo della commedia nostrana, che in questo, come in molti casi recenti, non ha il coraggio di mettere alla berlina i propri personaggi né di andare contro le regole di un prodotto levigato, garbato, di buona fattura e con un cast all star. Un prodotto che però, invece di essere un buon film di cui andare fieri e magari da esportare all’estero, rischia di assomigliare piuttosto alla “buona” televisione che vorremmo tutti vedere la sera sul divano di casa.

Info
La pagina facebook di Tutta colpa di Freud: facebook.com/tuttacolpadifreud
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-03.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-02.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-09.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-01.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-04.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-05.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-06.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-07.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-08.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-14.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-10.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-11.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-13.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-16.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-15.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-17.jpg
  • tutta-colpa-di-freud-2014-paolo-genovese-18.jpg

Articoli correlati

Array