Gli eroi della domenica

Gli eroi della domenica

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Gli eroi della domenica, recuperato in dvd per Mustang Entertainment e CG Home Video, è uno dei primi esempi di film italiano sul calcio, genere sempre poco fortunato ma interessante sotto il profilo socio-culturale.

Il calcio arriva al cinema

Una piccola squadra di provincia annaspa per muoversi dal fondo classifica, finché arriva il momento della difficile trasferta a Milano che li vedrà competere direttamente con il Milan. La sera prima della partita, nell’albergo dove alloggiano i calciatori, il clima è molto teso. Gino Bardi, il centravanti e leader della squadra, riceve una strana offerta da alcuni brutti ceffi: giocare male il giorno successivo in cambio di soldi. Mara, la sua amante, vorrebbe che Gino accettasse l’offerta, poichè in questo modo i due potrebbero sistemarsi per sempre. Ma Lenticchia, un bambino accanitissimo fan della squadra, ha assistito al tentativo di corruzione, e non è dello stesso avviso… [sinossi]

C’era una volta il Gre-No-Li. Sigla del terzetto svedese che faceva grande il Milan degli anni Cinquanta: Gren-Nordahl-Liedholm. Un mito che poco ha a che fare col cinema, ma che in un’occasione ha incrociato i suoi destini con alcuni divi dello schermo di casa nostra. I tre, infatti, si sono trovati impensabilmente al cinema a fronteggiare una squadra provinciale composta tra gli altri da Raf Vallone, Marcello Mastroianni e Franco Interlenghi. È il simpatico soggetto di Gli eroi della domenica (1952) di Mario Camerini, in cui una fittizia squadra di calcio di bassa classifica si gioca il match-salvezza col vero Milan dell’epoca. Gli anni Cinquanta italiani e i suoi piccoli, grandi, neonati miti di massa: gli anni della ricostruzione, che passava anche attraverso un progetto più o meno consapevole di cinema disimpegnato e d’immediata identificazione per lo spettatore. Bene o male si trattava di un cinema direttamente erede della grande e breve stagione neorealista, di cui si raccoglievano l’orizzonte del reale, la vena populista, l’adesione a racconti quanto più vicini possibili alla realtà vissuta da un pubblico popolare. In pratica, un neorealismo ripulito dei risvolti più scomodi e problematici anche sotto il profilo estetico, equivocato come una sorta di strumento per fare racconto di costume secondo categorie enormemente stereotipate. Così sotto la lente d’ingrandimento (e diremmo anche ingigantimento) del “neorealismo rosa” finiscono anche i nuovi riti di massa, in opere egregie come Una domenica d’agosto (1950) di Luciano Emmer, e in altre meno riuscite come questo Gli eroi della domenica, che pure riecheggia palesemente la struttura del film emmeriano. Ritroviamo di nuovo, infatti, una collaudata (ma anche più rigida) narrazione corale, che srotola più vicende intorno all’evento centrale della partita di calcio tra il Milan e la squadra provinciale, di cui non viene mai pronunciato il nome. Con futuri grandi nomi a soggetto e sceneggiatura (Franco Brusati e Dino Risi, tra gli altri), non è un caso che in sede di regia troviamo Mario Camerini. Ex-autore dei “telefoni bianchi”, Camerini vive il trapasso tra fascismo e Italia democratica praticamente senza alcuna scossa o interruzione della sua attività. E si specializza anzi nello sfruttamento industriale dei filoni più in voga (come del resto già faceva sotto il regime), aggiustando il tiro di film in film per garantirsi sempre un buon risultato di pubblico.

È di pochi mesi fa il recupero in dvd per CG Home Video anche di Due lettere anonime (1945), in cui Camerini piega a oggetto commerciale addirittura il vero neorealismo resistenziale. Con Gli eroi della domenica  la CG Home Video compie un’operazione simile, ma sfruttando i neo-cliché rosa e muovendosi in direzioni modernamente sinergiche. In quegli anni il calcio inizia a emergere non solo come rito evasivo di massa, ma anche come vero e proprio spettacolo, direttamente alternativo e concorrenziale col cinema. Per parte sua, il cinema italiano si difende, e tenta di fagocitare e sfruttare simboticamente il nemico, come del resto farà in prima battuta con ogni suo concorrente (basti pensare ai film-opera, ai film-canzonetta, ai film-rivista, addirittura al film-tv con lo sgangherato ed esilarante Pugni pupe e marinai, 1961, Daniele D’Anza, per non parlare del rarissimo e invedibile film-radio in Ecco la radio!, 1940, Giacomo Gentilomo). Non si deve dimenticare che nel 1952, anno in cui si realizza Gli eroi della domenica, le immagini di calcio riprese e cine-teletrasmesse in pratica non esistono. La televisione italiana inizierà le sue trasmissioni su scala più o meno nazionale soltanto due anni dopo, e comunque la totale ritualizzazione calcistica in tv è materia assai recente, pertinente agli ultimi trent’anni di nostra storia. Solo così si può spiegare l’amplissima seconda parte del film, tutta dedicata alla narrazione per immagini della partita di calcio, per lo più ripresa senza alcun dialogo a commento. Le riprese e il montaggio, per la verità, peccano anche di molta ingenuità, con facilissimi campi e controcampi tra la partita giocata e le reazioni del pubblico sugli spalti, così come quasi mai si riesce ad avere una vera visione d’insieme del gioco in campo. Tuttavia metà del film è riservata a questo; si tratta della vertigine sia del riprendere, sia del vedere calcio. Non dalle tribune, ma seduti in una sala cinematografica che riproduce immagini in (falso) movimento, come mai era successo prima. Vertigine d’emozione nel rivivere o scoprire un rito collettivo così intenso e squassante, e vertigine di registrazione di una realtà fino a quel momento non catturata, almeno non in modo massivo. In questo senso, Gli eroi della domenica costituisce un documento importante, e dà forti segnali del paesaggio mediale in cui ha visto la luce; per il resto, soggettisti e sceneggiatori costruiscono intorno a tale evento orgiastico un canovaccio corale di facilissima presa. Con la consueta disinvoltura, Camerini sposa e affastella infatti i più diversi generi popolari.

Il patchwork schizoide tra spunti narrativi eterogenei, ma ognuno appartenente a un genere di successo, è un tratto distintivo dell’autore, che qui furbescamente piazza nel ruolo principale Raf Vallone, sfruttando la sua popolarità anche calcistica (prima d’intraprendere la carriera d’attore, Vallone giocò nel Torino). Poi affianca uno all’altro debolissimi spunti da commedia all’acqua di rose, comprensiva di schermaglie amorose tra i calciatori e giovini donzelle, per sistemare invece al centro del racconto una drammatica vicenda di tentata corruzione. Raf Vallone, la faccia bella e onesta dell’Italia della ricostruzione, si ritrova a dover scegliere tra la donna assennata e la donna perduta, e tra la gloria sul campo e la corruzione. Malato di cuore, sceglierà infine l’onestà, segnando il gol decisivo e rischiando pure la morte sul campo. I toni sono ovviamente eccessivi e fuori luogo, tra feuilleton e lacrima-movie: per il buon peso, c’è anche il tifoso bambino che risveglia in Vallone i valori della vittoria onesta per rispetto del pubblico, interpretato dall’immancabile Guido Martufi, la baby-star nostrana più piangente degli anni Cinquanta. E poi caratteristi (Galeazzo Benti, Marisa Merlini), grandi attori in ruoli ingrati (Paolo Stoppa, nell’episodio più patetico), future star miliari del nostro cinema (Mastroianni), e pure la vera moglie di Vallone (Elena Varzi). Tutti chiamati a convegno della sinergia tra due spettacoli, che assommano al loro interno quasi tutti i generi possibili, sia l’uno che l’altro, sotto l’occhio intimamente poliedrico di Camerini.

Info
La scheda de Gli eroi della domenica sul sito della CGHV.
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