’71

’71

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A tredici anni dall’esordio al lungometraggio, Yann Demange torna dietro la macchina da presa per raccontare con ’71 un giorno di ordinaria follia a Belfast. Presentato alla Berlinale, selezionato dal Torino Film Festival 2014 e ora in sala.

I giorni dell’IRA

Nel 1971 il conflitto in corso in Irlanda del Nord si sta rapidamente trasformando in una guerra civile. La giovane recluta britannica Gary è convocato in un’azione a Belfast. La situazione in città è confusa, anche per via della gestione da parte del comando militare. Dopo un duro scontro con la popolazione cattolica, Gary si trova dietro le linee nemiche, ferito e braccato. Ma non solo dai suoi avversari… [sinossi]

Solo due anni fa il fuori concorso berlinese accolse Shadow Dancer, duro (per quanto non completamente compiuto) resoconto del conflitto tra esercito britannico e IRA negli anni Novanta diretto da James Marsh. Il problema principale che affliggeva il film di Marsh era riconducibile a una confusione narrativa determinata dal doppio gioco infinito che i protagonisti conducevano con amici, avversari e colleghi. A distanza di ventiquattro mesi è curioso notare come un altro film britannico sulla questione nordirlandese vada incontro più o meno agli stessi problemi: ‘71, l’opera con cui Yann Demange, francese di nascita ma inglese per formazione culturale, torna dietro la macchina da presa a distanza da tredici anni dal precedente – e finora unico – lungometraggio della sua carriera, scivola infatti ben presto in uno stato di confusione acuito dal particolare periodo storico affrontato.

Come suggerisce senza mezzi termini lo stesso titolo, ’71 parla infatti della Belfast dei primi anni Settanta, zona di guerra mascherata da città (o il contrario, se preferite), in cui l’esercito inglese cercava di sedare con l’utilizzo della forza le rivolte partorite dall’IRA, in un clima sempre più esacerbato dall’inizio ufficiale di quelli che saranno denominati “the troubles”, e che di fatto contraddistingue il conflitto nordirlandese nella sua interezza. Con l’IRA oramai già frazionata – e uno dei difetti del film di Demange è rintracciabile proprio nella poca chiarezza che circonda la lettura del movimento armato irlandese, piuttosto basica e semplificata – il conflitto vede sorgere anime interne a qualsiasi movimento, tanto repubblicano quanto lealista. In quegli anni le sigle dei nuclei armati impegnati nel conflitto si moltiplicano a vista d’occhio: tanto per fare un esempio i protestanti si riunivano sotto le bandiere della PIRA, della OIRA e dell’INLA, ma erano impegnati anche in una lotta intestina contro i paramilitari dell’ULV e dell’UDA. A questo si aggiungevano ovviamente le bande di strada, spesso composte da militanti poco più che adolescenti.

In un contesto politico e sociale così complesso, nel quale trovavano ancora eco le tragedie dei decenni precedenti, prima ancora della scissione dell’Irlanda in due aree distinte, un film come ‘71 non può che trovarsi inevitabilmente invischiato. Il pubblico fatica a seguire una trama in cui trovano collocazione decine di personaggi dediti a un doppio gioco continuo, alla rivendicazione di un proprio, grottesco, diritto di sovranità. Peccato, perché la storia del soldato semplice Gary Hook, gettato nella mischia senza un’adeguata preparazione (in tal senso illuminante il contrasto tra i metodi di allenamento delle reclute britanniche, impegnate in esercizi fisici sfiancanti a contatto con la natura, e la barbarica realtà dello scontro urbano, assai meno prevedibile e conciliante), rappresenta uno dei cliché più funzionali a ogni war-movie che si rispetti. Demange dimostra anche di avere un notevole senso per la messa in scena, come dimostra la lunga, estenuante e coinvolgente sequenza degli scontri per strada da cui poi prenderà piede l’intera vicenda.
Il regista franco/britannico ricerca attraverso la furia dei movimenti di macchina non l’esaltazione del caos, ma piuttosto il grido disperato di una terra senza più alcuna possibilità di redenzione. L’inferno che Gary Hook attraversa in una sola notte è la metafora più corretta di uno dei crimini politici e militari più atroci degli ultimi secoli, con il popolo aizzato contro se stesso, in una lotta fratricida determinata da un preciso esperimento di colonizzazione contemporanea.

’71 non prende una posizione netta, ma sarebbe anche esagerato pretendere il contrario. Yann Demange si “limita” a mostrare l’assurdità della violenza, la totale mostruosità della guerra, e lo fa tracciando le linee di una Odissea senza dei e senza eroi, in cui solo il sangue può lavare via l’odore del sangue. Un film incompiuto e imperfetto che viene però naturale difendere, sia per l’afflato che lo anima sia (ancor più) per un’idea di cinema civile che non abbandona mai i solchi del popolare.

Info
Il conflitto nordirlandese, noto come The Troubles.
Il trailer italiano di ’71.
’71 sul canale Film su YouTube.
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