Historia del miedo

Historia del miedo

di

L’opera prima del giovane argentino Benjamín Naishtat, Historia del miedo. Presentato in concorso alla sessantaquattresima edizione della Berlinale e selezionato al Torino Film Festival 2014.

Cali di tensione

È un’estate afosa e la città è colpita da continui black out. In un grande quartiere privato, dominato da un vastissimo parco, le ondate di fumo che arrivano da un terreno abbandonato e l’ennesimo guasto della rete elettrica portano i ricchi abitanti della zona sull’orlo di una crisi di nervi… [sinossi]

L’esordio al lungometraggio di Benjamín Naishtat, Historia del miedo, cerca di rappresentare quel senso di inquietudine e tensione che percorre trasversalmente differenti, e ben distinte, classi sociali. Attraverso una narrazione volutamente frammentaria, il giovane regista argentino, già a Cannes nel 2010 col cortometraggio El juego [1], riflette sulla strategia della paura e della separazione che si autoalimentano giorno dopo giorno.

Quasi fosse una sorta di prologo de La zona di Rodrigo Plá, Historia del miedo non mette in scena eventi drammatici, non scatena ribellioni, incidenti o mattanze, ma mostra il timore di chi si è arroccato all’interno di quartieri chiusi, di lussuose riserve per benestanti. Fuori, alla luce del sole come al buio, brulica il malessere. E i muri, le recinzioni e le ronde di polizia possono fermare gli indesiderati, ma non il fumo della spazzatura che brucia ogni giorno. La “zona” è una trappola sociale e psicologica.

Interessante più nelle premesse che nello svolgimento, Historia del miedo si regge sulla sequenza aerea iniziale, con l’elicottero della polizia che sorvola la vasta area privata, sulla macrosequenza del blakcout, con un repentino crescendo della tensione, e su qualche estemporanea intuizione (l’uomo nudo, il ragazzo bloccato nel fast food, i due ragazzi che non sanno fermare il sistema d’allarme della loro casa). Naishtat non riesce però a sondare compiutamente questa febbre sociale, questo intreccio di paure, esasperazioni e desideri repressi, accontentandosi di un quadro forse un po’ troppo didascalico, superficiale. Sembra inoltre mancare un convincente impianto visivo, nonostante la messa in scena diligente: Historia del miedo si incolla troppo ai personaggi, ai volti, alle loro performance attoriali, dimenticando di dare corpo al quartiere, al parco, a questa separazione territoriale.

NOTE
1. Il corto è stato premiato al Buenos Aires Independent Film Festival 2011. Naishtat ha scritto e diretto altri cortometraggi, come Estamos bien (2008), Historia del Mal (2011) e Colecciones (2013).
INFO
Historia del miedo sul sito della Rei Cine: reicine.com.ar/portfolio/historia-del-miedo
La scheda sul sito della Berlinale di Historia del miedo.
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    Nato a Buenos Aires dove ha studiato alla Universidad del Cine, Benjamin Naishtat è autore di Historia del miedo (2014), in concorso alla Berlinale e selezionato poi al TFF, e Rojo (2018), passato a vari festival, Toronto, San Sebastián, Marrakech e ora al Bergamo Film Meeting, dove abbiamo incontrato Benjamin Naishtat.

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