Kreuzweg – Le stazioni della fede

Kreuzweg – Le stazioni della fede

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La grottesca e dolorosa vicenda di un’adolescente cresciuta seguendo i dettami del cattolicesimo tradizionalista. Dopo aver partecipato in concorso alla Berlinale 2014, Kreuzweg – Le stazioni della fede esce in sala.

Via crucis

Maria si trova intrappolata tra due mondi. A scuola questa ragazza quattordicenne vive tutti gli interessi tipici degli adolescenti, mentre a casa viene cresciuta in una famiglia che segue un’interpretazione radicale e tradizionalista del cattolicesimo. Tutto ciò che Maria pensa o fa deve essere prima di tutto esaminato da Dio. Spinta dal desiderio di aiutare il fratello minore, che a quattro anni ancora non riesce a parlare, Maria pensa di sacrificare la sua vita a Dio per far sì che il miracolo si compia… [sinossi]

Improvvisamente lo schermo del Berlinale Palast, sul quale fino a quel momento avevano trovato collocazione solo opere al più interessanti (in particolar modo Jack di Edward Berger), si è illuminato di lampi di Roy Andersson, reminiscenze di Philip Gröning, ipotesi tra il crudele e il grottesco che ricordavano – in maniera però meno oltranzista – Ulrich Seidl. Kreuzweg – Le stazioni della fede, nuovo lungometraggio di Dietrich Brüggemann, ha spazzato via in poco più di un’ora e mezza le scorie rimaste addosso al popolo degli accreditati dopo la proiezione di Beloved Sisters di Dominik Graf, fluviale resoconto delle disavventure amorose di Friedrich Schiller e delle due sorelle con cui intrecciò una relazione. Laddove il film di Graf era appesantito da una retorica dello sguardo sempre pronta a scendere a compromessi con il cattivo gusto, Kreuzweg gela il sangue nelle vene degli spettatori fin dal folgorante incipit: in un piano sequenza a camera fissa di diciassette minuti, si assiste a una lezione di catechismo in vista del sacramento della Confermazione. Guidati, aizzati e corretti da un parroco che rinnega in toto la svolta della Chiesa Cattolica in seguito al Concilio Vaticano II, un gruppo di adolescenti dimostra al proprio insegnante di aver imparato punto per punto la dottrina. Tra loro c’è anche Maria, che alla fine della lezione chiede al parroco se, a suo avviso, dovrebbe sacrificare la sua vita per far sì che il fratellino di quattro anni – il più piccolo in una famiglia numerosa – impari finalmente a parlare.
Ha inizio così una delle visioni più sorprendenti di questo primo scorcio d’anno: Kreuzweg, come suggerisce senza particolari giri di parole lo stesso titolo, si articola attraverso quattordici segmenti, intitolati seguendo l’ordine delle stazioni della Via Crucis. Lo stile rigoroso di Brüggemann si affida al piano sequenza, spesso senza concedersi movimenti di macchina ma allo stesso tempo senza lasciarsi prendere la mano da un esercizio estetico fine a se stesso.

Nei quattordici capitoli di Kreuzweg non si assiste mai a un rigore geometrico asfittico e al quale tutto viene ricondotto, tutt’altro: la messa in scena di Brüggemann è sempre illuminata, in grado di giocare sui diversi piani dell’inquadratura. Ciò che si è appena affermato lo dimostra il capitolo “Gesù cade per la prima volta”, nel quale Maria viene tentata da Christian, il coetaneo del quale è invaghita, in biblioteca: tra un dialogo sui problemi matematici da risolvere per il giorno dopo e un invito del ragazzo a recarsi alle prove del coro nel quale canta (“non posso, la musica è partorita dal demonio”, è la prima risposta serafica e risoluta di Maria), i due vengono interrotti più volte da un altro ragazzo, inserito sullo sfondo, alcuni banchi dietro rispetto a loro. Eppure non si avverte mai nulla di programmatico o di artefatto in Kreuzweg, grazie soprattutto all’ottima sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme alla sorella Anna Brüggemann, di solito presente nei film del fratello anche nelle vesti di attrice. Pur narrando una vicenda a suo modo atroce e rappresentando un microcosmo umano contro cui i Brüggemann evidentemente lanciano strali, Kreuzweg non rinuncia mai a un’ironia sardonica, crudele, in grado però di trascinare in una risata a suo modo perfino liberatoria. Coadiuvato da un cast di primo livello, su cui in maniera inevitabile spicca la straordinaria interpretazione della giovanissima Lea van Acken, al primo ruolo cinematografico e in grado di donare al personaggio di Maria una candida durezza, misto di curiosità e accettazione prona delle regole che le sono state inculcate fin dalla primissima infanzia.

Con Kreuzweg Dietrich Brüggemann non firma solo un apologo contro la cultura reazionaria di una parte del cattolicesimo, ma racconta anche la dolcezza a tratti insopportabile dell’essere adolescenti, in una riflessione perpetua sul senso della divinità, della fede e della ricerca della pace. Lo fa, intelligentemente, mescolando il sarcasmo all’afflizione senza soluzione di continuità, come dimostra in pieno la scena culminante del capitolo “Gesù muore in croce”, dodicesima stazione della Via Crucis. E lo fa ancor più regalando un movimento di macchina finale inaspettato che si ferma sulla linea dell’orizzonte che divide il cielo dalla terra. Un confine, come cantavano quindici anni fa i CSI, fatto d’aria e luce.

Info
La scheda IMDB di Kreuzweg – Le stazioni della fede.
Il trailer italiano di Kreuzweg – Le stazioni della fede.
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