Praia do Futuro

Praia do Futuro

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Il nuovo lungometraggio del regista brasiliano, berlinese d’adozione, Karim Aïnouz. Prodotto da Germania e Brasile, Praia do Futuro è stato presentato in concorso alla sessantaquattresima edizione della Berlinale.

I turbamenti del giovane Aquaman

L’acqua è l’elemento vitale di Donato e il mare è la sua casa. Quando due uomini vengono trascinati via da una pericolosa corrente, Donato riesce a salvare Konrad, un turista tedesco, mentre l’amico sparisce tra le onde. Mentre proseguono le ricerche del corpo dell’uomo, Konrad e il suo salvatore cominciano a conoscersi. La loro iniziale attrazione fisica si tramuta ben presto in un sentimento più profondo, e così Donato decide di seguire Konrad a Berlino, una città senza mare ma dove può cominciare una nuova vita. Alcuni anni dopo, il fratello di Donato, Ayrton, appare improvvisamente a Berlino… [sinossi]
I, I wish you could swim
Like the dolphins, like dolphins can swim
Though nothing,
nothing will keep us together
We can beat them, for ever and ever…
Heroes – David Bowie

Il nuovo film del regista e sceneggiatore brasiliano Karim Aïnouz, Praia do Futuro, presentato in concorso alla sessantaquattresima edizione della Berlinale, è stranamente sbilanciato. Copre un ampio arco temporale, si sposta dalle spiagge brasiliane a una Berlino un po’ troppo grigia, si focalizza su una manciata di personaggi (Donato, Konrad e Ayrton) ma non riesce nei suoi centosei minuti a dirci poi molto dei luoghi, delle due relazioni, di questi tre giovani uomini. Diviso in tre capitoli, Praia do Futuro si nutre di ellissi temporali e di buone inquadrature, mettendo a dura prova, sequenza dopo sequenza, la nostra attenzione.

Certo, c’è una convincente sequenza iniziale, con il repentino passaggio dalle sonorità rock e dalle moto che sfrecciano sulla sabbia al salvataggio in mare di Konrad e alla scomparsa tra il blu cristallino dell’amico. Il ritmo sembra frizzante, come il titolo in giallo a tutto schermo – la vivacità cromatica tornerà coi titoli di coda azzurri e rossi, accompagnati da Heroes di Dawid Bowie [1]. E funziona la prima ellissi narrativa, quando ritroviamo Donato e Konrad in un appassionato amplesso in macchina. Il ristretto cast è convincente, Aïnouz lavora con attenzione sulla composizione delle inquadrature – anche se alcune scelte sembrano smaccatamente estetizzanti, come l’arrivo di Ayrton nell’acquario berlinese – ma gli snodi narrativi scivolano via, le scelte sono sottaciute, gli struggimenti interiori vagamente adombrati. Passano gli anni (e i minuti della pellicola) e ci ritroviamo a perdere e ritrovare Konrad e Ayrton, scoprendo un “fantasma che parla tedesco” e una Berlino per noi un po’ inedita, forzatamente opprimente e alienante. Famiglia, omosessualità, lavoro, viaggio, saudade: Praia do Futuro accenna un po’ di tutto, mette in mezzo una graziosa fanciulla (Dakota, alias Sophie Charlotte Conrad), una scazzottata tra fratelli, una fuga in moto e, come l’incipit, azzecca la chiusura, su una spiaggia “senza mare”. Tutto un po’ troppo autoriale e indie.

Prodotto con capitali tedeschi e brasiliani, Praia do Futuro torna senza slanci sui temi cari a Aïnouz, su un’umanità in movimento (Love for Sale, I Travel Because I Have to, I Come Back Because I Love You), e approda un po’ generosamente al concorso della Berlinale. Ma sono le regole delle film commission, equilibri produttivi che incidono sulle scelte dei festival. Così è il gioco.

Note
1. Impossibile non citare l’ utilizzo geniale di Space Oddity di Bowie nello spassoso e sagace The Midnight After di Fruit Chan, tra le migliori pellicole della Berlinale 2014.
Info
La pagina facebook di Praia do Futuro.
Praia do Futuro sul sito della Berlinale.
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