The Dark Valley

The Dark Valley

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Con The Dark Valley il regista austriaco Andreas Prochaska firma un wester crepuscolare, che guarda al cinema di Sergio Leone e Clint Eastwood, ma senza successo.

Il cavaliere solitario

Quando arriva la neve, l’oscurità cala sulla valle. Siamo sul finire del Diciannovesimo Secolo; uno straniero arriva in questa remota comunità di fattori alpini. Il suo nome è Greider e pare aver fatto ritorno dopo aver vissuto negli Stati Uniti. Dichiarando di essere un fotografo, annuncia il desiderio di rimanere fino a quando l’inverno sia finito. Ma l’uomo nasconde un segreto… [sinossi]

Stando a ciò che ha proposto negli ultimi dodici mesi la Berlinale, il cinema teutonico sta tentando di rintracciare i sentieri che portano al western: nel febbraio del 2013 all’ombra di Potsdamer Platz fu presentato (addirittura in concorso) Gold di Thomas Arslan, pallida avventura sulle orme della corsa all’oro, ed esattamente un anno dopo è scoccata l’ora di The Dark Valley – titolo internazionale scelto in vece dell’originale tedesco Das finstere Tal. La differenza di fondo tra i due film è rintracciabile nel fatto che The Dark Valley non ha avuto in sorte di poter concorrere per la conquista finale dell’Orso d’Oro, perché da un punto di vista strettamente qualitativo è difficile potersi permettere particolari distinguo.
Presentato tra i film della sezione Berlinale Special con grida di giubilo e grande partecipazione da parte del pubblico berlinese, The Dark Valley segna il ritorno alla regia del cinquantunenne viennese Andreas Prochaska, a quattro anni di distanza dalla precedente sortita cinematografica (la commedia The Unintentional Kidnapping of Mrs. Elfriede Ott).

Se il film precedente, per toni e stile di regia sembrava indicare una nuova direzione per il cinema di Prochaska, The Dark Valley lo fa ripiombare pesantemente dalle parti del genere duro e puro, dove già stazionavano i suoi due film di maggior successo (al botteghino), il grossolano teen-horror In 3 Tagen bist du tot, presentato in Piazza Grande a Locarno nell’estate del 2006, e il suo ancor meno convincente seguito di due anni seguente. Se in quella occasione Prochaska guardava direttamente a esempi d’oltreoceano come la craveniana saga di Scream – senza avvicinarsi neanche alla lontana a un simile livello qualitativo – con The Dark Valley il mirino si sposta dalle parti del western crepuscolare. C’è un misto di Sergio Leone, Clint Eastwood e perfino de Il cavaliere della valle solitaria di George Stevens tra le pieghe di The Dark Valley, che punta gran parte del suo potenziale sulla scelta della location alpina.
Trasformando i brulli e desertici canyon della tradizione con le innevate vette delle alpi al confine tra Austria e Alto Adige, Prohaska porta a termine un’operazione senza dubbio interessante, che non trova però compimento nella stracca e prevedibile cornice narrativa: la storia del vendicatore solitario che torna al paese natio per donare giustizia postuma alla madre non solo si adagia su una serie di cliché a dir poco abusati, ma denota anche sceneggiatura priva di qualsivoglia velleità. La situazione non migliora con i dialoghi, gestiti in maniera così netta e assolutista da travalicare in ben più di un’occasione i confini del grottesco e del comico involontario.

Prochaska cerca di risollevare The Dark Valley attraverso una messa in scena algida e rarefatta ma pronta a esplosioni di violenza e a concitazioni guerresche, ma ciò che ne viene fuori è un prodotto privo di personalità, incapace di appassionare sotto l’aspetto popolare e allo stesso tempo mancante dal punto di vista di una pur minima autorialità. Una volta di più The Dark Valley conferma le falle strutturali nel cinema di Andreas Prochaska, carneade del cinema contemporaneo in lingua tedesca.

Info
The Dark Valley sul sito della Berlinale.
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