What Difference Does It Make? A Film About Making Music

What Difference Does It Make? A Film About Making Music

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Riprese un po’ epilettiche possono rendere irritante l’approccio iniziale, ma strada facendo un documentario come What Difference Does It Make? A Film About Making Music riesce a sedurre lo spettatore, anche grazie alla verve degli artisti coinvolti.

Una musica può fare

Per celebrare il suo 15° anniversario, la Red Bull Music Academy ha invitato il regista Ralf Schmerberg a realizzare il lungometraggio What Difference Does It Make? A Film About Making Music. Il film è stato girato nel 2013 a New York e poi presentato in anteprima mondiale il 17 febbraio 2014. Tale documentario è nato con l’idea di testimoniare un progetto della Red Bull Music Academy, che vede circa 60 musicisti emergenti di tutto il mondo riunirsi in una città diversa ogni anno, per partecipare a workshop e incontri con grandi personalità dell’ambiente musicale. [sinossi]

Mai come in questo caso partire dall’evento di presentazione di un’opera cinematografica, i cui intenti celebrativi sono fuori discussione, non solo è lecito, ma può servire a inquadrare meglio l’operazione che vi è dietro. Quella di What Difference Does It Make? A Film About Making Music è stata un’anteprima quantomeno insolita: organizzata presso il cinema Farnese, con drink a base di una nota bevanda energetica serviti all’ingresso e la possibilità di proseguire la serata, al termine della proiezione, in un locale di tendenza, la premiere romana del 17 febbraio si è così rispecchiata in analoghi eventi programmati, simultaneamente, nelle metropoli di svariati paesi. Sembrerebbe perciò che i promotori dell’iniziativa abbiano voluto fare le cose in grande. Il motivo non è affatto difficile da intuire: lo straripante documentario, realizzato dal film-maker e produttore di origine teutonica Ralf Schmerberg, ha difatti il compito di celebrare i quindici anni di attività della prestigiosa Red Bull Music Academy, nata a Berlino nel 1998 per iniziativa di Torsten Schmidt e Many Ameri, allargatasi poi grazie alla sponsorizzazione della Red Bull, che fino ad allora aveva finanziato soprattutto progetti sportivi.

Cosa si sono inventati di preciso questi diavolacci del marketing, per rendere il tutto più allettante? Cominciamo col dire che le riprese prendono spunto da uno degli appuntamenti più impegnativi, su cui si concentra l’attività della Red Bull Music Academy, ovvero quel workshop annuale al quale partecipano alcune decine di giovani musicisti, selezionati in diversi paesi per offrir loro la possibilità di fare musica insieme e confrontarsi al contempo con artisti di fama internazionale. What Difference Does It Make? A Film About Making Music è perciò il resoconto vivace e rapsodico del raduno avvenuto a New York nel 2013, con qualche “guest star” del calibro di Brian Eno. Erykah Badu, Philip Glass, Egyptian Lover e Giorgio Moroder a offrire il proprio contributo. Più in particolare, artisti noti e meno noti vengono spinti a raccontare, in interviste singole o durante interventi tenuti pubblicamente, quali siano le fonti di ispirazione, gli stimoli, le difficoltà, il modo stesso di rapportarsi agli altri, cui vanno incontro coloro che scelgono la musica come mestiere e come ambito di espressione artistica. Talvolta le risposte, vedi ad esempio l’accorata testimonianza pubblica di Erykah Badu o le riflessioni auto-ironiche di un Brian Eno, possono risultare davvero coinvolgenti, mentre in altri momenti il film dà l’impressione di diventare un po’ troppo autoreferenziale, stereotipato, ripetitivo. Certo, però, che l’immagine di un Moroder ultrasettantenne e ancora vispo alla consolle, durante il dj set di una folle notte newyorchese, ripaga ampiamente della noia accusata altrove…

Ma un altro personaggio essenziale è ovviamente la metropoli, la “Grande Mela” coi suoi ambienti riconoscibili e quella vita frenetica, con cui viene spesso identificata. La ricognizione di differenti percorsi musicali effettuata nel documentario si rispecchia quindi nella musicalità del linguaggio cinematografico stesso, in quel montaggio fluido, ritmico, da cui emergono con naturalezza sia la verve dei personaggi coinvolti che la continua fonte di ispirazione, rappresentata da determinati luoghi. Gli stralunati personaggi che si incontrano a Central Park. Le improvvisazioni musicali lungo i corridoi e le banchine della metropolitana. Gli animali domestici riveriti dai loro padroni e inseriti con una frequenza quasi ossessiva nelle riprese. Le diverse sfaccettature della vita notturna nei club newyorchesi. Ecco, proprio New York si rivela il palcoscenico ideale per un documentario che riesce a mettere insieme diversi spunti, sebbene l’eccessivo “ballare” della videocamera nella parte introduttiva rischi, almeno in parte, di restituire un’immagine troppo scontata e alla lunga irritante del suo proverbiale dinamismo. Per fortuna Schmerberg, avvalendosi del bravo montatore islandese Einar Snorri, sembra aver gradualmente trovato un equilibrio, tale da compensare l’incedere un po’ epilettico delle sequenze iniziali ed offrire, così, maggior respiro alla sua narrazione filmica.

Info
Il sito ufficiale di What Difference Does It Make?
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