Una donna per amica

Una donna per amica

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Con Una donna per amica Giovanni Veronesi mette in scena tutti i cliché possibili e immaginabili sulle relazioni tra uomo e donna. Senza voler riflettere e senza saper divertire…

L’eccitazione è il sintomo d’amore?

Francesco è un avvocato e consigliere comunale che vive a Lecce da anni; ha un’amica, Claudia, una giovane veterinaria che si è trasferita in città per stare vicina alla sorellastra Anna. Tra i due c’è grande complicità, Claudia entra ed esce da casa di Francesco quando vuole, è un’anima libera, esuberante e inafferrabile. Quando Claudia conosce Giovanni e se ne innamora, i sentimenti e gli equilibri iniziano a mutare… [sinossi]

A pochi mesi da L’ultima ruota del carro, in cui le pretese di affresco sugli ultimi quarant’anni di storia italiana venivano ripetutamente martoriate da uno script raffazzonato, e nel quale le vite dei protagonisti si sviluppavano solo ed esclusivamente per potersi imbattere nei “grandi” eventi della storia italica (stesso difetto che mutilava le potenzialità del sopravvalutato La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana), Giovanni Veronesi torna dietro la macchina da presa per raccontare una storia d’amore e d’amicizia. Una donna per amica, fin dai retaggi di battistiana memoria del titolo, vorrebbe infatti raccontare le difficoltà nelle relazioni amicali tra uomo e donna, luogo comune fin troppo abusato nella cultura nostrana (e non solo).
Ecco dunque in scena l’avvocato di successo Francesco, divertente e ironico, circondato da uno stuolo di donne che, nell’ottica di Veronesi e del suo sodale Ugo Chiti, dovrebbero rappresentare tutti gli aspetti possibili e immaginabili dell’universo muliebre: c’è la donna dolce e innamorata (Valentina Lodovini), la saggia attempata rimasta single (Monica Scattini), la pazzoide che ha deciso di punire le scappatelle del marito evirandolo (Geppi Cucciari), la romana svampita e che si mangia le parole (Virginia Raffaele), l’arguta e cinica che sta lottando contro la sua dipendenza dalle droghe (Valeria Solarino). E poi ovviamente c’è la sorellastra di quest’ultima, franco-italiana dallo sguardo languido e il fisico statuario che è, guarda caso, anche la migliore amica di Francesco – il volto lo regala una Laetitia Casta quanto mai inespressiva.

Una donna per amica, oltre a tratteggiare con ben poca levità il microcosmo femminile, tagliato piuttosto con l’accetta – e dispiace che un progetto di questo tipo non abbia avuto modo di elaborarlo Francesco Nuti, un regista che le donne le metteva in scena senza troppe velleità intellettuali ma anche con una sincerità spiazzante –, si disperde quasi subito in una serie pressoché infinita di sketch, bozzetti che dovrebbero evidenziare le affinità e le divergenze tra uomini e donne e che al contrario non fanno altro che puntare su cliché stantii, screziati di maschilismo e che denotano in alcuni frangenti una misoginia non indifferente.
Per quanto il protagonista di Una donna per amica sia Francesco (su cui Fabio De Luigi si sforza di adagiare le tecniche della comicità sperimentate in televisione, riuscendoci solo a tratti), tutto ruota attorno all’esuberante Claudia: è lei a incrinare il rapporto con l’amico, distruggendogli anche la relazione con la mediterranea Lia – anche nelle contrapposizioni “fisiche” Veronesi evidenzia la sua mancanza di finezza e originalità –, ed è sempre lei a negare la possibilità che dall’amicizia possa germogliare qualcos’altro. Nonostante sia sposata all’irascibile e violento Adriano Giannini, nell’unica sequenza in cui si assiste a un loro litigio è l’uomo ad avere la peggio, colpito proditoriamente al naso dalla consorte. Ed è Claudia a fungere da testimone, muto e forse pentito, del nuovo amore di Francesco.

Pur senza le ambizioni spropositate del film precedente, Una donna per amica palesa una volta per tutte l’aura mediocritas nella quale si aggira il cinema di Veronesi, tardo esponente di una commedia all’italiana che non sa più raccontare il presente e non ha neanche la verve indispensabile per divertire il pubblico nell’ora e mezza canonica che le viene concessa. Tra personaggi che entrano ed escono di scena senza troppi perché, situazioni prevedibili e uno sguardo troppo accorato per riuscire a lavorare con il sardonico cinismo che sarebbe necessario – e che ha reso celebre la commedia nostrana in tutto il mondo decenni addietro – Una donna per amica si limita a sfruttare i paesaggi del Salento e a levigare la superficie, sperando nella complicità di un pubblico sempre meno propenso a rivendicare i propri diritti “visionari”. E non è detto che i calcoli siano sbagliati…

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