In ordine di sparizione
di Hans Petter Moland
Presentato in concorso alla Berlinale 2014, In ordine di sparizione è un revenge movie crudo nella componente action e sagace nei dialoghi, impreziosito dalla performance di Stellan Skarsgård e dagli abbacinanti paesaggi innevati. Come Black Coal, Thin Ice di Diao Yinan, trionfatore della Berlinale, In ordine di sparizione ci mostra ancora una volta le possibili declinazioni del cinema di genere, messo in scena con piglio autoriale, tra ritmo sostenuto e giuste pause, con interessanti soluzioni visive e narrative.
Mr. Spazzaneve
Norvegia, inverno. Introverso e infaticabile lavoratore, Nils guida il potente spazzaneve che ripulisce le strade della comunità e i passi montani del suo inospitale territorio. Premiato come uomo dell’anno dai suoi concittadini, riceve la notizia della morte del figlio per overdose di eroina. Nils rifiuta la versione ufficiale della polizia e inizia a indagare per conto suo, ritrovandosi coinvolto in una crescente spirale di violenza… [sinossi]
Prende direzioni molteplici e piacevolmente sorprendenti il nuovo film del regista norvegese Hans Petter Moland, In ordine di sparizione (In Order of Disappearance), presentato in concorso alla sessantaquattresima edizione del Festival di Berlino. Un revenge movie intriso di ironia, di umorismo nerissimo, di derive drammatiche. Capace di catturare la straniante bellezza e l’inospitalità di un territorio, di mettere a nudo alcune dinamiche della società norvegese e di far affiorare una xenofobia strisciante, In ordine di sparizione ripercorre con personalità strade già battute dai fratelli Coen e da Tarantino. Una pellicola che alterna brutale violenza, dialoghi brillanti, lacrime, sangue, (buoni) sentimenti e spettacolo.
Prima di immergersi totalmente in un’orgia di uccisioni, tra faide nonsense e una moltiplicazione di croci bianche su schermo nero (sagace intuizione narrativa, che tiene fede al titolo internazionale In Order of Disappearance, “in ordine di sparizione”), Moland si diverte a depistare lo spettatore, mettendo in scena un rapimento da thriller che sembra poi sfociare in un cupo dramma familiare, con l’ottimo Stellan Skarsgård capace di adattarsi a qualsiasi registro.
Uno dei punti di forza della pellicola, l’unica immutabile costante, è l’ambientazione, gli spazi ampi, monotoni eppure magnifici. Un deserto di ghiaccio abbacinante anche di notte. Moland riesce a dare corpo alla fascinazione visiva della neve, delle distese ghiacciate, restituendo al contempo quel senso di inquietante solitudine e lentezza, ma anche di inesorabilità: lo spazzaneve di Nils avanza, travolge, è implacabile, forma quasi un tutt’uno con la spiccata fisicità di Skarsgård, con la sete di vendetta di un padre privato della sua unica ragion d’essere. Fondamentale la scelta di Skarsgård, che Moland aveva già diretto in A Somewhat Gentle Man (2010), Aberdeen (2000) e Zero Kelvin (1995): l’attore svedese è infatti in grado di trasmettere i sentimenti contrastanti del personaggio, consumato da rabbia e senso di colpa, e di reggere il ruolo su un piano più squisitamente fisico, dai pestaggi alle varie esecuzioni. Il Nils di Skarsgård ha la mano pesante, sembra nato per maneggiare un fucile a canne mozze e per lanciare a tutto gas il suo spazzaneve.
A essere felice è la scelta dell’intero cast, dalla danese Birgitte Hjort Sørensen (l’ex moglie dell’instabile boss norvegese) a Bruno Ganz (il capo della banda dei serbi), al danese di origine nipponica David Sakurai (Chinaman), fino al segaligno Pål Sverre Hagen (Greven, il boss) e alla lunga serie di comprimari, più o meno destinati a fare una brutta fine. Le performance attoriali sono accompagnate da dialoghi spesso brillanti, da dark comedy, come l’irresistibile divagazione dei due gangster sugli equilibri delle società del nord e del sud del mondo, tra welfare e banane. Siparietti comici che stemperano le fiammate di violenza o che le accompagnano: tra le tante, citiamo quantomeno la macrosequenza del malcapitato Strike (Kristofer Hivju), con la prima parte che sembra una variante con spazzaneve di Duel e l’epilogo tra risate e sangue. Con l’immancabile croce.
In ordine di sparizione, un po’ come Black Coal, Thin Ice di Diao Yinan, trionfatore della Berlinale, ci mostra ancora una volta le possibili declinazioni del cinema di genere, messo in scena con piglio autoriale, tra ritmo sostenuto e giuste pause, con interessanti soluzioni visive e narrative.
Info
In ordine di sparizione sul sito della casa di produzione Paradox.
La scheda di In ordine di sparizione sul sito della Berlinale.
- Genere: action, commedia, drammatico
- Titolo originale: Kraftidioten
- Paese/Anno: Danimarca, Norvegia, Svezia | 2014
- Regia: Hans Petter Moland
- Sceneggiatura: Kim Fupz Aakeson
- Fotografia: Philip Øgaard
- Montaggio: Jens Christian Fodstad
- Interpreti: Adil Halitaj, Anders Baasmo Kristiansen, Arthur Berning, Atle Antonsen, Birgitte Hjort Sørensen, Bruno Ganz, David Sakurai, Gard B. Eidsvold, Huyen Huynh, Jakob Oftebro, Jan Gunnar Røise, Jon Øigarden, Kåre Conradi, Kristofer Hivju, Leo Ajkic, Miodrag Krstovic, Peter Andersson, Sergej Trifunovic, Stellan Skarsgård, Stig Henrik Hoff
- Colonna sonora: Brian Batz, Kaspar Kaae, Kåre Vestrheim
- Produzione: Film i Väst, Paradox, Paradox Film 2
- Distribuzione: Teodora Film
- Durata: 115'
- Data di uscita: 29/05/2014














Un uomo tranquillo
Out Stealing Horses
Fuochi d’artificio in pieno giorno
Berlinale 2014