Cuccioli – Il paese del vento

Cuccioli – Il paese del vento

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Cuccioli – Il paese del vento segna il secondo capitolo sulle avventure degli animali coraggiosi, goffi, pasticcioni partoriti dalla mente di Sergio Manfio.

Cartoni (in)animati

I Cuccioli abitano a Soffio, meglio noto come il Paese del vento: un piccolo paese dove tutto, ma proprio tutto, funziona grazie all’energia eolica. La perfida Maga Cornacchia vuole impossessarsi della “Girandolona” che genera il vento, prendendo così il controllo della città. Basteranno le macchine infernali di Maga Cornacchia per sconfiggere i Cuccioli? [sinossi]

In molti, affrontando l’esercizio critico nei confronti di Cuccioli – Il paese del vento, hanno messo le mani avanti, anticipando qualsiasi possibile discussione con un ecumenico “certo, se ti aspetti la Pixar o Miyazaki non potrai che rimanere deluso…”. Alla luce del risultato artistico del secondo capitolo della saga televisiva (e solo in seconda battuta cinematografica) partorita dalla mente di Sergio Manfio, appare più che mai doveroso intraprendere una disamina su Cuccioli – Il paese del vento partendo proprio da un’affermazione simile. Nessuno, neanche il più ottimista e naïf dei cinefili, potrebbe pensare di paragonare lo sforzo produttivo di Cuccioli con veri e propri giganti dell’immaginario animato mondiale come lo Studio Ghibli o la factory creata da John Lasseter più di trent’anni or sono, visto l’evidente divario economico, ma nascondere le palesi mancanze del film di Manfio dietro il paravento della capacità produttiva equivale a non voler prendere di petto il vero problema.
Quando Bruno Bozzetto esordì alla regia di un lungometraggio con West and Soda, quasi cinquant’anni fa, il budget a disposizione del geniale disegnatore milanese non era neanche lontanamente paragonabile a quello utilizzato per i film Disney del periodo (La bella addormentata nel bosco, La carica dei 101 e La spada nella roccia); lo stesso discorso risulta valido per gli altri tentativi, in gran parte brillanti, di produrre cinema d’animazione in Italia, dai precursori La rosa di Bagdad di Anton Gino Domeneghini e I fratelli Dinamite di Nino Pagot fino a La lunga calza verde di Roberto Gavioli. Impossibilitati a reggere l’urto sotto il profilo delle spese e delle maestranze a disposizione, questi film puntavano sull’ingegno, sull’inventiva, sulla ricerca di nuove prospettive cinematografiche.

Tutto ciò manca completamente a Cuccioli – Il paese del vento, che punta ogni sua carta su una narrazione adatta solo ed esclusivamente a bimbi in età prescolare, appiattendo la propria estetica su uno standard che non eleva mai al di sopra del prodotto televisivo di medio cabotaggio. Per quanto si lanci in forzati e goffi rimandi al cinema di Hayao Miyazaki – in particolar modo a Il castello errante di Howl – il film di Manfio rimane relegato in una terra di nessuno, episodio televisivo gonfiato all’inverosimile e trattato con una certa frettolosità.
Dimentichi che una narrazione pensata per l’infanzia non deve necessariamente tagliar fuori il mondo degli adolescenti e degli adulti, Manfio e i suoi collaboratori portano a termine con Cuccioli – Il paese del vento un’operazione priva di ogni qualità, raffazzonata, dove a dominare la scena sono balli collettivi sui ritmi musicali più disparati, colluttazioni improvvise, colpi dati e ricevuti, gag basiche che escludono qualsiasi tentativo di lettura ulteriore.
A questo si aggiunge anche una dimensione tecnica che non solo vede allontanarsi a grandi velocità le ricche produzioni nordamericane o giapponesi, ma perde pericolosamente contatto anche con il panorama europeo (si veda la multiforme e ricca scena artistica francese). La verità è che, se si esclude l’opera di Enzo d’Alò, sempre più altalenante ma ancora in grado di ragionare sull’immaginario, e un tentativo coraggioso ma difficilmente replicabile come L’arte della felicità di Alessandro Rak, il resto della produzione italiana è dominato dalla mediocrità artistica di Iginio Straffi e Sergio Manfio. Nel frattempo, nel suo studio milanese a pochi passi dalla stazione centrale, Bruno Bozzetto è da anni in attesa di qualcuno che decida di produrre il suo nuovo film. Come direbbe Michele Apicella “continuiamo così, facciamoci del male”…

INFO
Cuccioli – Il paese del vento su facebook.
Il trailer di Cuccioli – Il paese del vento.
Il sito ufficiale di Cuccioli – Il paese del vento.
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1 Commento

  1. filmografo 02/04/2014
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    film pessimo

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