Nottetempo

Nottetempo

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L’esordiente Francesco Prisco con Nottetempo prova a raccontare un intreccio sentimentale di personaggi che si svolge lungo tutta la penisola. Apprezzabile la scelta di non fare una commedia ma – purtroppo – ne viene fuori un film pasticciato e confuso.

Figli di un Sorrentino minore

Un incidente stradale rimette in gioco la vita di un poliziotto, di una ragazza e di un cabarettista. [sinossi]

Alla fine della stagione probabilmente si conteranno sulle dita di una mano i film italiani – tra quelli usciti in sala – che potranno vantarsi di essere riusciti a evitare di seguire la strada ultra-battuta della commedia. Tra questi rarissimi titoli, ci sarà anche Nottetempo. Purtroppo, però, visti i risultati raggiunti dall’esordiente Francesco Prisco – alquanto discutibili – vien da chiedersi se questa volontà di differenziarsi sia stato un bene oppure no. Al di là delle categorizzazioni, comunque, Nottetempo è un film sconnesso, incapace di raccontare una storia precisa (forse persino disinteressato a raccontarla), incertissimo nella messa in scena e nella recitazione (anche un buon attore come Gianfelice Imparato, infatti, appare a disagio) e decisamente privo di personalità nel costruire un immaginario visivo. Pur con una discreta patina fotografica, in effetti, Nottetempo sembra un nipotino malriuscito di Sorrentino con delle scelte musicali che rievocano quelle dell’autore di Le conseguenze dell’amore (e non poteva mancare in tal senso anche Anthony and the Johnsons il cui sound, ormai clamorosamente abusato nel nostro cinema, condisce tutta la sequenza finale) e con delle soluzioni visive – carrelli e più o meno articolati movimenti di macchina che diano l’idea di un tempo sospeso – che in modo approssimativo, e chissà quanto volontario, fanno il verso all’estetica del neo-vincitore dell’Oscar.

Questo per dire che, in realtà, pare che Prisco sia ben poco interessato a raccontarci la storia dei suoi tre protagonisti, che incrociano casualmente i loro destini in seguito a un incidente stradale, quanto piuttosto sembra che lo intrighi un ombelicale desiderio di fare cinema, di orchestrare uno sguardo svolazzante e inerte sulle cose e sugli eventi, senza curarsi della loro credibilità. Così i tre viaggiano apparentemente senza meta, in cerca non si sa bene di cosa, e si scambiano delle battute risibili sull’amore, la morte e la vendetta. Sfugge decisamente il senso di mostrare una Napoli inesistente – nella parte iniziale del film -, una città che viene solo citata nelle linee di dialogo e di cui si vede sostanzialmente solamente un cavalcavia; così sfugge il senso di un viaggio che porta i tre fino a Bolzano (se non in ossequio alle esigenze della Film Commission locale); e in modo parimenti eguale sfugge la necessità di mostrare delle partite di rugby (uno dei protagonisti, Pasotti, è impegnato in questo sport) se non per un generico anelito alla correttezza sul campo che dovrebbe essere la prassi anche nella vita; e, ancora, si fatica a trovare una spiegazione all’improvviso desiderio di Pasotti di tornare a Bolzano dalla sua ex (con bimbo) perché questa inspiegabilmente gli è apparsa tra il pubblico, come un fantasma, durante la suddetta partita di rugby.

Nottetempo è un film del 2012 ed è stato scritto a sei mani (lo stesso regista, Annamaria Morelli e Gualtiero Rosella): sono due elementi che inducono al sospetto, che suggeriscono probabilmente una estenuata riscrittura e ri-sistemazione (anche in fase di montaggio), perché altrimenti non si spiegano le tante, troppe, inconcludenze di un racconto sconnesso e balbettante, inutilmente arzigogolato. Di fronte a una simile malaparata non si sa più dove sbattere la testa al cospetto del cinema “medio” italiano: se contro l’ennesima esangue commedia o contro un film drammatico siffatto in cui il sentimentale si mischia a irrisolte velleità autoriali.

INFO
Il sito ufficiale di Nottetempo
La pagina di Nottetempo sul sito della distribuzione Videa
Il trailer di Nottetempo
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