Ti ricordi di me?

Ti ricordi di me?

di

L’opera seconda di Rolando Ravello, al di là di qualche dubbio, conferma le doti del regista, capace di mettere in scena un racconto ricco di onestà e di candore. Anche nei suoi (pochi) passaggi a vuoto, Ti ricordi di me? dimostra una vitalità coinvolgente, in parte dettata dalla negazione dei cliché e dei luoghi comuni della commedia nostrana.

L’amore ai tempi dell’amnesia

Roberto e Bea si incontrano davanti al portone della terapista che li ha in cura. Lui è cleptomane e autore di surreali favole, come “La foresta dei barboni assiderati” o “Alice nel paese dei terremotati”. Lei fa l’insegnante elementare, è narcolettica, apparentemente svagata e, in seguito a forti shock emotivi, reagisce con improvvise quanto imprevedibili perdite di memoria. Per questo porta sempre con sé un libro in cui scrive sia gli avvenimenti più importanti della sua vita sia piccole annotazioni quotidiane… [sinossi]

Poco più di un anno fa Tutti contro tutti, esordio alla regia di Rolando Ravello, aveva aperto gli occhi del pubblico e della critica su un approccio personale alla commedia, mai prono ai diktat imperanti nella produzione italiana; un racconto corale sincero, appassionato, in grado di muoversi con eleganza e abilità sullo sdrucciolevole crinale che divide nettamente la risata (anche di grana grossa) dalla riflessioni su vizi e virtù della società. Un’opera prima così compiuta e matura da creare un buon novero di aspettative per il secondo parto creativo di Ravello, Ti ricordi di me?. Prima di intraprendere il viaggio critico su/con Ti ricordi di me? è necessario sottolineare come si tratti a tutti gli effetti di un’opera su commissione: mentre il progetto di Tutti contro tutti nasceva dall’amicizia e dalla collaborazione tra Ravello e Massimiliano Bruno, Ti ricordi di me? prende sì il la da un nuovo soggetto di Bruno, ma per quel che concerne la stesura della sceneggiatura è poi affidato alle cure di Paolo Genovese ed Edoardo Falcone. Va dunque riconosciuto a Ravello il coraggio di muoversi in direzione di un cinema “industriale” (il virgolettato in Italia resta d’ordinanza quando si affronta il discorso sulla produzione cinematografica), mettendo la propria regia a servizio anche di idee e di script altrui.

Al di là di questa doverosa riflessione, e per quanto lo scollamento tra la scena impressa sulla pagina e quella che prende corpo nella messa in quadro sia evidente, l’impressione è che Ravello abbia saputo maneggiare con cura la storia recapitatagli tra le mani al punto da renderla a suo modo personale. Questo appare particolarmente chiaro in particolar modo nella descrizione degli ambienti capitolini dai quali provengono i due protagonisti della vicenda narrata, il cleptomane/scrittore di fiabe Roberto e la narcolettica Bea: pur senza smarrire mai per strada il rimando alla commedia d’oltreoceano (e in parte anche d’oltralpe) che è la base di partenza del film, Ravello non rinuncia alla descrizione appassionata della società che era alla base del precedente Tutti contro tutti.
Lo si evince da piccoli dettagli: i bambini che giocano a calcio davanti al portone di Roberto, il supermercato in cui il ragazzo lavora, la situazione familiare che lo vede convivere nella casa dei suoi amici Francesco e Valeria, occupando la stanza destinata prima o poi al loro futuro (e forse non da entrambi atteso) figlio. Nel cinema di Ravello non c’è spazio, neanche di fronte alla più fiabesca delle storie d’amore, per gli standard stantii e le bassezze della commedia italiana contemporanea: il suo è infatti un cinema di una sincerità a tratti persino spiazzante, e che viene naturale difendere a spada tratta.

Anche nei suoi (pochi) passaggi a vuoto, Ti ricordi di me? dimostra infatti una vitalità coinvolgente, in parte dettata dalla già citata negazione dei cliché e dei luoghi comuni della commedia nostrana. A partire da una scansione temporale a dir poco sui generis – il film dipana la sua narrazione nel corso degli anni – Ti ricordi di me? procede a spasso spedito, lavorando spesso di sottrazione, anche quando verrebbe naturale calcare la mano: in questo coadiuvato da un cast perfettamente in parte, da un Edoardo Leo finalmente in grado di convincere in pieno fino a un eccellente Paolo Calabresi (a cui è regalato forse il personaggio più ricco di chiaroscuri e sfaccettature), passando per Ambra Angiolini, Susy Laude, Pia Engleberth e per un Ennio Fantastichini in grado di regalare profondità a un personaggio in scena per pochi minuti.
Ti ricordi di me? è una commedia forse più prevedibile e convenzionale di Tutti contro tutti, ma non per questo merita di essere trattata con sufficienza, né si può parlare di un reale passo indietro di Ravello: l’onestà che traspare da ogni singola inquadratura basta a confermare le doti di uno dei pochi attori che non dà l’impressione di essersi “improvvisato” dietro la macchina da presa. Ed è già tanto.

Info
Ti ricordi di me?, il trailer ufficiale.
  • ti-ricordi-di-me-2014-01.jpg
  • ti-ricordi-di-me-2014-02.jpg
  • ti-ricordi-di-me-2014-03.jpg
  • ti-ricordi-di-me-2014-04.jpg
  • ti-ricordi-di-me-2014-05.jpg
  • ti-ricordi-di-me-2014-06.jpg
  • ti-ricordi-di-me-2014-07.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Gli ultimi saranno ultimi RecensioneGli ultimi saranno ultimi

    di Il quarto lungometraggio da regista di Massimiliano Bruno (e anche il più ambizioso) non sempre riesce ad amalgamare la commedia con il dramma, finendo per sprecare parte del suo potenziale.
  • Archivio

    noi-e-la-giuliaNoi e la Giulia

    di Con il suo terzo film da regista, Noi e la Giulia, Edoardo Leo semina qualunquismo e raccoglie disastri: registici, narrativi e recitativi.
  • Archivio

    Un matrimonio da favola RecensioneUn matrimonio da favola

    di I fratelli Vanzina firmano una commedia che cerca di muoversi a metà tra il comico grossolano e il romanticismo dei sentimenti, non sempre centrando il bersaglio.
  • Archivio

    Buongiorno papà

    di Pur basato su un'idea interessante, con un protagonista impiegato in un'agenzia di product placement, Buongiorno papà riduce ben presto il suo discorso conformandosi come una classica commedia di costume con famiglia disfunzionale.
  • Archivio

    Tutti contro tutti

    di Con un ritmo scoppiettante e a una sequela pressoché ininterrotta di gag riuscite, Tutti contro tutti mette in scena l'Italia attuale senza fare ricorso ad alcuna edulcorazione.
  • Archivio

    Aspettando il sole RecensioneAspettando il sole

    di I personaggi di Aspettando il sole diventano fantasmi di un mondo che sembra disperso nel nulla, e che non è altro che il nostro paese, hotel a ore scricchiolante e vagamente squallido, ma che ancora non ha perso speranza nella purezza, ma pare già attratto da sirene equivoche.
  • Archivio

    Nessuno mi può giudicare RecensioneNessuno mi può giudicare

    di L'opera prima da regista di Massimiliano Bruno, una sapida commedia sull'Italia in crisi, sulle periferie, sulla Roma "bene". Con Paola Cortellesi e Raoul Bova.
  • Archivio

    Che vuoi che sia RecensioneChe vuoi che sia

    di Malgrado una certa tendenza (comune a molti prodotti analoghi) a giocare con gli stereotipi, Che vuoi che sia rivela uno sguardo penetrante, e sufficientemente cattivo, sui new media e sulle loro possibili degenerazioni.
  • Archivio

    Beata ignoranza

    di Dopo la parentesi drammatica - e infelice - di Gli ultimi saranno ultimi, Massimiliano Bruno torna alla commedia pura, con meno verve però rispetto al passato e con una storia decisamente più debole.
  • Archivio

    Io c'è RecensioneIo c’è

    di Dopo i toni stralunati e minimali di Orecchie Alessandro Aronadio si trova a dover maneggiare con Io c'è una commedia mainstream, con un cast di prim'ordine e una produzione esigente; il risultato è un Frankenstein scombinato, che si agita tra atteggiamenti iconoclastici e scelte fin troppo banali e prevedibili.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento