Intervista a Bruno Bozzetto – parte seconda

Intervista a Bruno Bozzetto – parte seconda

Le fonti di ispirazione, il signor Rossi, l’utilizzo delle nuove tecnologie, la crisi produttiva. Ne parliamo con Bruno Bozzetto nella seconda parte dell’intervista che ci ha concesso.

Continuando a parlare di riferimenti, quando hai esordito guardavi sicuramente con interesse l’UPA [United Productions of America], eppure noi abbiamo sempre visto un percorso parallelo tra il tuo cinema e la scuola di Zagabria…

Bruno Bozzetto: Sì, è giustissimo! Sono i primi che ho conosciuto: a Cannes ho conosciuto dieci jugoslavi, tra cui Dušan Vukotić che vinse l’Oscar con Surogat (1961), e lui mi dava consigli su come portare a termine alcuni film pubblicitari. Li ammiravo profondamente, facevano film stupendi, moderni, con un disegno folgorante, e ne sono stato molto influenzato, così come anche dalla scuola cecoslovacca di Praga. All’epoca andavo anche spesso a Londra, per imparare la lingua, e lì avevo conosciuto John Halas, che faceva film pubblicitari splendidi. Con lui ho avuto una pessima esperienza di co-produzione per La storia delle invenzioni (1959), il mio secondo cortometraggio, ma sia Halas che George Dunning sono stati dei punti di riferimento… Il signor Rossi è molto inglese!

E siamo arrivati al signor Rossi…

Bruno Bozzetto: …che è nato in maniera molto curiosa. Il primo film con lui, Un Oscar per il signor Rossi (1960), è tratto da una mia esperienza personale: mandai il mio film al Festival di Bergamo e venne rifiutato. Quando in concorso vidi molti film brutti, decisi di girare un corto su un tizio che lavora come un matto per presentare il suo film a un festival, non viene accettato e allora lui prende la pellicola, la rovina, la calpesta, la taglia, la ributta nuovamente nel festival e a quel punto vince l’Oscar. Oltretutto le fattezze del signor Rossi sono disegnate sui tratti somatici del direttore del festival di Bergamo dell’epoca, Nino Zucchelli, personalità che tra l’altro per l’arte in città ha fatto moltissimo. In realtà il signor Rossi sarebbe dovuto morire lì, ma poi quando l’anno dopo ho voluto fare un film che prendesse in giro gli sciatori lui è sembrato il personaggio perfetto per interpretarlo, e così anche con Il signor Rossi al mare (1964). Alla fine mi son ritrovato con sette film con il signor Rossi protagonista, di fatto creando la prima serie non pubblicitaria d’animazione in Italia, ma senza averlo progettato.

Quasi un’icona casuale…

Bruno Bozzetto: Assolutamente casuale!

Meno casuale è la tua scelta di confrontarti con le diverse possibilità dell’animazione, da quella tradizionale a quella in flash o alla computer grafica.

Bruno Bozzetto: Ho un grande interesse per tutte le novità, quindi quando arriva un’innovazione tecnologica son subito pronto a provarla, a vedere come funziona. Il problema è non usare la tecnologia in maniera stupida, ma se mi può essere utile non vedo perché non sfruttarla. È poi successo che in quel periodo, più o meno nel 1990, al di là del lavoro in studio a Milano, volessi dedicarmi anche a progetti in solitaria a casa mia a Bergamo. Vengo contattato da un committente milanese che mi offre una pubblicità a patto che la giri in flash, tecnica che io ignoravo. Ho cercato di fare il film, commettendo anche errori clamorosi, ma ho compreso le possibilità di questo mezzo.
D’altro canto io ho sempre lavorato più sul racconto che sul disegno, e l’unica cosa che cerco di fare è di utilizzare la tecnica che più si adatta a quel che voglio narrare. Se dovessi girare un film dal vero non sarebbe un problema, non sono “innamorato” del disegno, è solo un mezzo. Invece il problema dell’animazione è che molti sono grandissimi disegnatori, e amano il disegno che per loro viene prima della storia che devono raccontare. Ed è un processo sbagliato, a mio avviso.

Dopotutto un film dal vero l’hai diretto, Sotto il ristorante cinese (1987), e hai anche diretto dei corti live-action con Manuli e Nichetti, Oppio per oppio (1972) e La cabina (1973).

Bruno Bozzetto: Devo confessare che la mia passione iniziale era per il film dal vero, e così avevo iniziato girando dei cortometraggi in 8mm, che mi divertiva montare, costruire… Quando ho compreso la complessità del lavoro in live-action l’ho accantonato, ma la passione è rimasta. Quando poi è arrivato qui in studio Maurizio Nichetti, che si era presentato come attore a un casting già chiuso ed è rimasto perché aveva molte idee di scrittura, lui mi ha ridato la voglia di girare dal vero, anche perché aveva lo stesso spirito mio, un po’ surreale e fantastico. E così sono nati Oppio per oppio e La cabina, per i quali avevo la fortuna di essere supportato da Maurizio, che non era ancora un esperto di regia, ma aveva fatto molto teatro. Quando, dopo molti anni, ho scritto una storia che mi sembrava interessante, entusiasmato dalla visione di Ritorno al futuro (1985) che mi era piaciuto moltissimo, l’ho proposta credo a Canale 5, gli è piaciuta ed è nata una co-produzione per Sotto il ristorante cinese. Devo dire che il cinema dal vero è affascinante per certe cose e orribile per altre: è affascinante perché è un lavoro di gruppo, c’è collaborazione, però è orribile perché bisogna decidere tutto in un tempo rapidissimo. Se un albero viene tagliato la notte non posso disegnarlo di nuovo, ma devo trovare una soluzione. E i problemi si sommano uno dopo l’altro, dalla mattina alla sera: per me era una fatica enorme, non ero preparato. Quando ho finito ero distrutto e mi sono detto “ho girato due film: il primo e l’ultimo”.

L’esperienza precedente con Nichetti e Manuli ti è stata d’aiuto anche in questa occasione?

Bruno Bozzetto: Nichetti mi ha aiutato molto nel lavoro dal vero, mi ha spinto in questa direzione, mentre Guido è arrivato allo studio che non sapeva nulla d’animazione ma era un genio per quel che riguardava le gag, ne trovava talmente tante e di qualità che il problema semmai era limitarlo, perché era una bomba. Lui è stato un grandissimo aiuto, è stato il mio braccio destro e gli sono davvero riconoscente. Dopo, piano piano, ci siamo separati e ognuno è andato per la sua strada, com’è giusto che sia.

Una domanda che ci preme, e che pensiamo di condividere con tutti gli amanti dell’animazione, riguarda i tuoi progetti futuri. Com’è possibile che non si concretizzi una produzione che ti permetta di tornare a dirigere un lungometraggio?

Bruno Bozzetto: Non è che mi affanni poi molto a cercare produttori, devo essere onesto. In questi ultimi anni ho sceneggiato Mammuth, che era un lungometraggio secondo me anche curioso perché parlava di una civiltà troglodita che rimaneva bloccata nell’evoluzione e non si sviluppava come le altre. Io la sceneggiatura l’ho scritta, ma cos’altro devo fare? Scrivo la storia, la propongo, abbiamo perfino fatto un trailer, è stato visto e probabilmente non interessa a nessuno, per cui per la cosa finisce lì. Il problema è che io, forse viziato dall’aver fatto sempre per conto mio il cinema, non devo proporre i progetti, ma farli punto e basta. Una volta che ho scritto la storia, l’ho presentata e non è piaciuta non ho la forza e la capacità di insistere e convincere l’interlocutore che sta sbagliando. Semmai questo getta una cattiva luce sull’Italia e sul fatto che non ci sia un produttore che, con ciò che ho già girato, creda ciecamente a un mio progetto. Che poi non sanno neanche dove mettere le mani con l’animazione. Ora ho un nuovo progetto per un lungo, ho scritto ventuno versioni della sceneggiatura, e quando ne ho parlato con una grande produzione di Milano mi hanno detto che erano abituati al cinema dal vero e non erano in grado di entrare mentalmente nella storia. Di fronte a una risposta così io cosa devo dire? Per ora abbiamo ricevuto un finanziamento da Media e stiamo portando avanti il progetto, faremo tre-quattro minuti per far conoscere l’ambiente e i personaggi e poi finirà sempre nello stesso modo, perché nessuno lo produrrà. Magari troveremo i soldi all’estero, chissà. È anche vero che è cambiato il mondo, e non so più se un mio film potrebbe essere notato, stretto come sarebbe tra altri cinquecento, e quindi mi è anche passata la voglia, perché anche dovesse uscire in sala rimarrebbe solo uno o due giorni, non di più. Pinocchio di Enzo D’Alò quanto è rimasto? Ci hanno lavorato dieci anni per produrlo, e io a Bergamo non sono neanche riuscito a vederlo, sarà rimasto in programmazione un giorno.

Il problema infatti non è solo la produzione, ma anche la distribuzione.

Bruno Bozzetto: Seguendo il discorso che facevamo all’inizio dell’animazione come “cinema per bambini”, i film d’animazione vengono programmati alle 15, e poi vengono sostituiti dai film dal vero, che nell’ottica degli esercenti sono per adulti. Quindi io rischio di fare un film che anche uscendo non potrebbe essere visto da nessuno. E devo lavorare due anni per non essere visto? Scusate, ma a questo punto non ne ho voglia. Preferisco semmai lavorare a un progetto televisivo, ma anche in quel caso sono costretto a non fare un lungometraggio. È un circolo vizioso.

In questo modo per di più si impedisce alle nuove generazioni di vedere i vari film d’animazione dalle tecniche più disparate…

Bruno Bozzetto: Bé, questo nuovo progetto che vorremmo portare avanti in qualche modo ritorna a West and Soda per la semplicità del tratto e del disegno. Sarebbe comunque un film in 2D, perché tanto è inutile cercare di competere con la qualità di mastodonti come la Pixar. Bisogna puntare sull’originalità, non imitare.

Tra i film, lunghi o corti, che hai visto nel corso degli ultimi anni, quali avresti voluto girare?

Bruno Bozzetto: Oh, sono talmente tanti. Tutti i cortometraggi della Pixar mi fanno impazzire. For the Birds (2000) è stato girato con dieci uccelli, ed è un capolavoro. Un’idea da nulla! Ecco, questo è il tipo di film che trovo formidabile, e la Pixar ha una grande capacità di creare un immediato feeling tra lo spettatore e i personaggi che compaiono sullo schermo. Per il resto posso confidarvi che non mi piacciono i film astratti: per esempio ora si parla molto dei film, effettivamente stupendi, di Simone Massi, che però io trovo troppo innamorato del disegno, e questo mi dice poco. Lo ammiro, certo, credo che i suoi siano lavori eccellenti, ma la mia idea di animazione si muove in tutt’altra direzione.

Un’idea di animazione che qui in Italia non riesce a trovare produzione ma all’estero, in Giappone e negli Stati Uniti, viene ammirata, studiata e mostrata…

Bruno Bozzetto: Ma quando sono stato negli Stati Uniti ho capito perché. Loro non mi vedono tanto come un animatore, anche perché di fatto non lo sono, ma riconoscono il valore di alcune idee che ho avuto. Lo stesso Lasseter, quando ho avuto modo di parlarci, mi ha fatto capire di essere rimasto colpito dalle idee e dal tipo di umorismo che metto in scena. E in effetti qualche idea devo avergliela data, almeno a vedere Gli Incredibili e Vip… Ci sono dei chiari riferimenti ai miei film, e io ovviamente ne sono più che contento.

Nei tuoi cinquant’anni di carriera, hai mai avuto l’impressione che per l’animazione italiana fosse giunto il momento del grande salto produttivo?

Bruno Bozzetto: Diciamo che l’animazione in Italia procede a scatti, ed è quello che ha anche frenato la possibilità della costruzione di un’industria. Perché se io assumo venti persone devo avere la certezza di una continuità produttiva, non posso terminare il film e trovarmi costretto a licenziare chi è in eccesso rispetto al lavoro a disposizione. C’erano dei momenti in cui sembrava che finalmente si fosse pronti per un cambiamento radicale, e poi per avere un contratto dalla RAI passavano due anni, e si fermava tutto. Allo stesso tempo l’unica parvenza di continuità l’ha data proprio la RAI, perché le serie televisive hanno permesso a molte case di produzione di crescere. Però senza una continuità reale alla fine non si va da nessuna parte. Qui in studio al momento stiamo lavorando su 52 progetti, e abbiamo 40 persone assunte: se alla fine di questi progetti non ne partono altrettanti, o quasi, è chiaro che trovare i soldi per pagare tutti questi dipendenti diventa un serio problema. Ed è sempre andata avanti così. Sono stato a Shanghai e ho visitato uno studio dove lavorano duemila persone: è un service, ovviamente presta la propria professionalità a tutti, ma intanto c’erano corridoi lunghi cento metri e in ogni stanza lavoravano dieci animatori. Ecco, questo è un altro mondo.

Bisognerà trovare il modo per uscire da questa situazione perché, se non è chiaro, l’intervista era una scusa per chiederti di tornare a girare un lungometraggio.

Bruno Bozzetto: (ride) Proverò a farlo. A parte gli scherzi, le possibilità che ci si riesca ci sono, chissà come andrà a finire. Tornando all’aneddoto che vi raccontavo su Fellini, quando il produttore di Ginger e Fred abbandonò il progetto, rimase fermo per un anno. Se Fellini ha dovuto aspettare un anno, io ne dovrò aspettare dodici, probabilmente. Anche perché in realtà non ci sono più neanche veri produttori: questi sono più che altro “passasoldi”, nel senso che prima vendono tutti i diritti alle televisioni e quando hanno la certezza di aver recuperato quel che devono recuperare, investono. Ma non sono veri produttori, non rischiano mai.

A proposito di produttori, tu puoi essere considerato uno dei primi registi realmente indipendenti italiani.

Bruno Bozzetto: Eh, forse sì. In realtà io ho avuto la grande fortuna di avere un padre che pur non capendo nulla di animazione mi ha dato una mano. Il primo studio che ho avuto era il salotto di casa, che mi aveva messo a disposizione e dove lavoravano i quattro dipendenti che avevo. Mi ha aiutato davvero tanto. Anche perché se uno ci fa caso in questo lavoro si è sempre in due: i fratelli Pagot sono due, i fratelli Gavioli sono due, i Disney sono due. C’è sempre uno che cura di più l’aspetto artistico e l’altro che segue la parte finanziaria o tecnica. Io ero figlio unico, e ho avuto mio padre.

Leggi la prima parte dell’intervista

Info
Il sito ufficiale di Bruno Bozzetto.
Il canale Youtube di Bruno Bozzetto.
Allegro non troppo di Bruno Bozzetto, il trailer.
  • intervista-a-bruno-bozzetto-west-and-soda-02.jpg
  • intervista-a-bruno-bozzetto-west-and-soda-01.jpg
  • intervista-a-bruno-bozzetto-vip-01.jpg
  • intervista-a-bruno-bozzetto-rapsodeus-01.jpg
  • intervista-a-bruno-bozzetto-il-signor-rossi-01.jpg
  • intervista-a-bruno-bozzetto-allegro-non-troppo-01.jpg
  • intervista-a-bruno-bozzetto.jpg

Articoli correlati

  • Intervista

    Intervista a Bruno Bozzetto

    Abbiamo intervistato Bruno Bozzetto, principale cantore del cinema d'animazione italiano, grazie a opere capitali come West and Soda e Allegro non troppo.
  • Animazione

    Fisheye RecensioneFisheye

    di Quando ci si addentra nell'infinito e variopinto universo dell'animazione, si scoprono confini inesplorati, lontani anni luce dalle rassicuranti animazioni in computer grafica che dominano i box office...
  • Animazione

    Surogat RecensioneSurogat

    di Surogat di Dušan Vukotić, primo cortometraggio non americano a vincere un Oscar, è probabilmente il titolo più rappresentativo della Zagreb Film.
  • Interviste

    Lorenzo Ceccotti LRNZIntervista a Lorenzo Ceccotti

    Presentato alla sesta edizione del Festival di Roma, The Dark Side of the Sun è un documentario che fa della tecnica mista uno dei suoi punti di forza. Abbiamo intervistato Lorenzo Ceccotti, che ha diretto le sequenze d'animazione.
  • Documentario

    bozzetto-non-troppoBozzetto non troppo

    di Il documentario di Marco Bonfanti scandaglia la quotidianità e l'umanità di Bruno Bozzetto, ripercorrendo alcune tappe fondamentali della vita privata e professionale di questo gigante dell'animazione mondiale.
  • Animazione

    Pipì, Pupù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite RecensionePipì, Pupù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite

    di È il caleidoscopio di colori la cifra stilistica di Pipì, Pupù e Rosmarina in Il mistero delle note rapite, il plus valore che si rivela una coperta abbastanza lunga, in grado di coprire i naturali limiti di un'animazione che non può e non vuole essere fluida o impeccabile.
  • DVD

    Sotto il ristorante cinese

    di Bel recupero grazie a Mustang e CG, arriva per la prima volta in dvd Sotto il ristorante cinese di Bruno Bozzetto. Favola moderna, tra grigiori milanesi, spiagge assolate di mondi paralleli, equilibrato ecologismo, decrescita felice, duplicità digitali ante litteram e desideri di fuga nel cinema.
  • Intervista

    Giannalberto Bendazzi intervistaPer natura sono un resiliente. Intervista a Giannalberto Bendazzi

    In occasione dell'uscita del monumentale e definitivo Animazione. Una storia globale (Utet) abbiamo avuto modo di incontrare Giannalberto Bendazzi, un'icona e un nome essenziale nel campo dell'animazione.
  • Buone feste!

    il bi e il ba recensioneIl Bi e il Ba

    di Probabilmente nulla, nella storia del cinema italiano, si avvicina al livello di nonsense espulso dal corpo de Il Bi e il Ba. Merito del protagonista Nino Frassica, ma anche della regia ordinatissima e anarchica di Maurizio Nichetti.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento