McDull – The Pork of Music

McDull – The Pork of Music

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Torna il maialino hongkonghese McDull, alle prese con la musica e l’asilo da salvare. Alla regia di McDull – The Pork of Music, presentato al Future Film Festival di Bologna, ritroviamo Brian Tse, autore e produttore del paffuto maialino.

Canta che ti passa

L’asilo Springfield è alla disperata ricerca di denaro: il preside è indietro con l’affitto e la corrente elettrica è stata tagliata. Dopo che una cena di raccolta fondi si è conclusa in un completo fallimento, il principale, appassionato di musica, decide di formare un coro studentesco come ultima risorsa. Con l’aiuto di un umbratile talentuoso manager, chiamato Big M, il coro dell’asilo Springfield ottiene un enorme successo, e il piccolo McDull capisce che un po’ di pancetta può davvero fornire una gran voce… [sinossi]
Sei maialini, sei maialini,
sei teste ciondolanti,
cuoci un uovo, cuoci un uovo,
cuoci un uovo, che me lo mangio…

La parabola discendente dei film del paffuto maialino McDull, piccolo miracolo animato hongkonghese, è inevitabile ma non disastrosa. Arrivati alla quinta avventura, compreso il trascurabile live action McDull, the Alumni (2006), ci si deve accontentare di meccanismi narrativi oramai triti e ritriti, dell’irresistibile character design del protagonista e dei suoi compagni d’asilo e della consueta deriva agrodolce e nostalgica. Siamo assai lontani dalla compattezza narrativa e dalle intuizioni tecnico-artistiche del pregevole My Life as McDull (2001) di Toe Yuen, regista del successivo e più che apprezzabile McDull, prince de la bun (2004) [1], ma possiamo rintracciare anche in McDull – The Pork of Music la leggerezza infantile e lo spirito malinconico che caratterizza e impreziosisce le avventure del nostro pacioso eroe. Altro che Peppa Pig.

Alla regia di questo strampalato musical ritroviamo Brian Tse, creatore del personaggio e regista di McDull, Kung Fu Kindergarten (2009). La scrittura procede a strappi, aggrappandosi alle solite gag linguistiche, con gli infiniti tormentoni scioglilingua, e a una comicità e dei personaggi nonsense, fin troppo caricaturali (il manager, il medico, il cantante Perfect Andy, i ricconi). La contrapposizione con il design morbido e gentile e i colori pastello del protagonista e dei suoi compagni è evidente, indubbiamente voluta, ma è anche una coperta troppo corta che non può mascherare il low budget e i limiti delle animazioni. Lo stesso utilizzo della computer grafica, pur sulla falsariga delle produzioni precedenti, è meno ispirato, meccanico. A funzionare con qualsiasi fondale, dettagliato o meno, in 2D o 3D, sono piuttosto i colori e il character design di McDull, McMug e via discorrendo.

A risollevare l’intera operazione è il finale, con la voce narrante di McDull che ci racconta la sua realtà, la vita osservata dal basso, ad altezza bambino. È la forza del personaggio creato da Brian Tse e Alice Mak. Ingenuo, pasticcione, sincero, limpido. McDull – The Pork of Music probabilmente non sarà l’ultima avventura, perché il piatto è troppo ricco. Funziona così.

NOTE
1. Poco significativa la filmografia di Toe Yuen dopo i due McDull. Segnaliamo il mediocre CJ7: The Cartoon (2010), versione animata di CJ7 – Creatura extraterrestre (2008) di Stephen Chow.
INFO
McDull sul sito del Future Film Festival.
Il trailer di McDull – The Pork of Music.
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