Fighting Paisanos

Fighting Paisanos

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Il documentario di Marco Curti racconta senza verve e profondità la storia di quattro “fighting paisanos”, gli italo-americani che combatterono in Italia nelle truppe statunitensi.

Tu vuò fa l’americano

“Fighting Paisano” è il nomignolo che un grande cronista di guerra americano, Ernie Pyle, affibbiò a un ragazzino ciociaro che grazie alla sua doppia cittadinanza, italiana e statunitense, poté combattere come soldato alleato per liberare la sua patria dal nazifascismo. Dopo settant’anni qualcuno è ancora vivo. Questo progetto di film-documentario rappresenta, molto probabilmente, l’ultima possibilità di raccontare la loro storia. La storia dei Fighting Paisanos. [sinossi]

Presentato fuori concorso all’interno della competizione documentaria ospitata dal Bif&st, Fighting Paisanos costringe a riflettere, seppure come puro effetto collaterale, sull’indiscreto fascino dell’immagine, e sul potere insita in essa di cristallizzare il tempo, svolgerlo e riavvolgerlo a proprio piacimento. Se c’è un aspetto affascinante nello zoppicante lavoro portato a termine da Marco Curti per la Briciola Tv, riguarda solo ed esclusivamente l’utilizzo di un materiale d’archivio eccellente: immortalate nella pellicola Kodachrome a colori in dotazione all’esercito statunitense, prendono vita le immagini di un’Italia spaccata a metà, terra di conquista tanto delle truppe nazi-fasciste quanto dei “liberatori” nordamericani e alleati. Un’Italia che finora aveva sempre vissuto in bianco e nero nelle memorie cinefile, e che troverà il colore solo nella pacificata insubordinazione comica di Totò nel 1952. Da questo punto di vista, dunque, Fighting Paisanos rappresenta un unicum all’interno della produzione – documentaria o non –, sollevando uno spunto d’interesse storico/cinefilo che risulta di gran lunga superiore alla storia raccontata.

Laddove infatti Fighting Paisanos crolla è sulla struttura di un racconto che non ha profondità, incapace com’è di scavare a fondo sia sotto il versante storico che nell’intimità dei protagonisti portati in scena. Invece le quattro storie di Gene, Frank, Al e Fred (due figli di immigrati nati direttamente negli Stati Uniti e altri due invece emigrati negli USA per sfuggire al fascismo e alle leggi razziali del 1938) assumono l’esclusivo valore di cartolina su un’epoca di cui si sta colpevolmente perdendo la memoria. Ingabbiato nella canonica ora televisiva, vale a dire poco più di cinquanta minuti (viene così lasciato spazio alle inevitabili pause pubblicitarie), Fighting Paisanos ricorre a tutti i cliché più retrivi del piccolo schermo, a partire da una pleonastica voce narrante per approdare a una suddivisione in capitoli quantomai discutibile e poco organica, dimenticando allo stesso tempo in un angolo il vissuto di coloro che parlano davanti alla videocamera.
Il dolore, i traumi, la gioia, l’orgoglio, la voglia di rivalsa di questi quattro italiani non più italiani, solo di sfuggita riesce a emergere dall’aneddotica brutale, ai limiti del bignami, che Curti porta avanti: termini come “enemy aliens” e passaggi fondamentali come la lotta partigiana, il superamento della Linea Gotica, lo sbarco di Anzio, non possono essere trattati con l’asettica velocità della televisione contemporanea, e chi si assume l’onere (e l’onore) di raccontare tali tragici eventi ha il dovere morale, etico, politico e artistico di cercare vie di fuga personali, tracciando traiettorie in grado di mettere in dubbio lo schema predigerito del documentario televisivo.

Forse sarebbe stato consigliabile ragionare su una sola storia, concentrando l’attenzione in maniera più coerente su un’unica serie di avvenimenti, piuttosto che tentare un racconto corale destinato al semplicismo e perfino, in alcuni frangenti, al bozzettismo. I quattro reduci, anziani ma perfettamente lucidi, protagonisti di Fighting Paisanos, avrebbero meritato un trattamento diverso. Peccato.

Info
Fighting Paisanos sul sito della Briciola Tv.

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