Fuoco amico

Fuoco amico

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In Fuoco amico Francesco Del Grosso affronta con coraggio il caso drammatico e insolubile di Davide Cervia, scomparso nel nulla nel 1990. Al Bif&st 2014 e ora in sala grazie a Movieday.

The Mister Vanishes

Il 12 settembre 1990 Davide Cervia svanisce nel nulla. Un buco nero sembra averlo inghiottito. Ma dietro quella misteriosa scomparsa si nasconde una sconcertante verità. Il passato torna a bussare alla porta del trentunenne sanremese, segnando in maniera indelebile la sua vita e quella dei suoi familiari. Fuoco amico è il racconto intimo e privato di un’odissea pubblica, un viaggio tra le parole, le testimonianze e i ricordi legati ad uno dei tanti Segreti di Stato taciuti e non ancora rivelati. [sinossi]

Un movimento di macchina che sale da un piccolo sentiero a seguire una donna che cammina, dai contorni completamente sfocati. Per tutti coloro che non sono al primo incontro visivo con il cinema documentario di Francesco Del Grosso, basta l’incipit di Fuoco amico per rintracciare i segni di un percorso coerente e continuo all’interno del panorama italiano della settima arte dedita al “reale”. La drammatica e insoluta vicenda umana di Davide Cervia, centro nevralgico di Fuoco amico, racchiude al proprio interno anche e soprattutto l’ennesima dimostrazione di un cinema intimo, doloroso e carico di empatia, tratto distintivo dell’approccio etico ed estetico di Del Grosso: la stessa indole che deflagrava in Negli occhi (dedicato alla vita e alla morte di Vittorio Mezzogiorno) e in 11 metri (dove a essere indagata era invece l’esistenza non solo sportiva di Agostino Di Bartolomei, indimenticabile capitano della Roma scudettata nel 1982-83), ma a ben vedere anche nel più misconosciuto Stretti al vento, racconto di viaggio, vita e solitudini dei velisti.
Non si può sperare di comprendere Fuoco amico se non si accetta l’idea di un cinema che non deve “indagare” verità alle quali con ogni probabilità non potrà mai sperare di accedere, ma al contrario ha il compito – ben più ingrato e difficile – di ergersi come simbolo della resistenza strenua della memoria, della lotta contro l’oblio, della giustizia mesta ma incrollabile del ricordo. Anche di fronte alle storture di un sistema politico mostruoso, agglomerato di potere obeso, straripante, privo di apparenti confini.

Quell’apparato che ha provato a schiacciare e ridurre al silenzio la moglie di Davide Cervia e tutte le altre persone che nel corso di più di vent’anni hanno cercato ininterrottamente di trovare risposte concrete a un evento che non ha soluzioni immediate. Il 12 settembre del 1990 il trentunenne Davide Cervia, che abita a Velletri con la moglie e due bambini in età prescolare, scompare nel nulla: nessuno ha più sue notizie, l’automobile che guidava al momento della scomparsa risulta irrintracciabile. Eppure, poco per volta, la famiglia e gli amici riescono a comporre un puzzle folle, che parla di servizi segreti internazionali, di guerra del Golfo, di conflitti risolti a base di pura tecnologia. E inizia allora una battaglia campale alla ricerca disperata di un’oncia di giustizia, miserabile briciola di risarcimento rispetto all’enormità della perdita.
Fuoco amico ha il coraggio e l’intelligenza di raccontare questa quotidiana lotta contro l’ottusità e l’omertà dello Stato Italiano assumendo le sembianze di un thriller secco, puntuto, fieramente partigiano eppure allo stesso tempo mai superficiale, sempre stratificato nella sua narrazione polifonica. Le voci di chi ha vissuto sulla propria pelle la perdita di Cervia si accavallano le une alle altre, rincorrendosi in una corsa a perdifiato che è la risposta immota e “a interviste” di un noir d’antan.

Nel raccontare la realtà Del Grosso non dimentica mai il potere (un termine piuttosto ricorrente in questa disamina) ammaliante del cinema: per quanto la struttura e la progressione narrativa possano indurre in errore lo spettatore meno smaliziato, Fuoco amico non può e non deve essere scambiato per un prodotto “televisivo”, sempre che questo aggettivo abbia ancora un valore reale nel 2014. Forse i tagli stretti sul volto dei protagonisti e l’evoluzione sempre affidata alla parola, e mai all’immagine – scelta indispensabile in un film che svolge in primis un compito di testimonianza – potranno apparire stratagemmi tipici del reportage da piccolo schermo, ma Del Grosso ha oramai affinato la propria poetica espressiva, e sa come muoversi all’interno della classicità senza aderirvi mai in maniera pedissequa.

Sì, Fuoco amico è indubbiamente un documentario classico, e si può affermare con certezza che chi è alla ricerca perpetua e indefessa della sperimentazione del linguaggio possa trovare delle difficoltà nell’approcciarsi alla storia di Cervia e del suo rapimento, ma si tratta di dettagli di secondaria importanza. Resta infatti il ritmo a fiato mozzo di un thriller di spionaggio in grado di lasciare sulle spine anche chi la storia di Cervia la conosce a menadito, e resta anche il dolente afflato umanista di un regista che passo dopo passo sta cercando di comporre un proprio personale album dei ricordi. Spesso i protagonisti dei suoi lavori sono uomini e donne sconfitti dalla Storia, ma mai veramente piegati: uomini che hanno pagato strutture più grandi di loro. Così è anche per la moglie di Davide Cervia, che come le protagoniste delle grandi epopee umaniste non si arrende mai, pur consapevole di doversi preparare all’ennesimo scontro frontale con il muro di gomma di uno stato barbarico e crudele. Fuoco amico, in tal senso, è anche un atto di accusa privo di compromessi contro una nazione governata sulle spalle del popolo, priva di qualsivoglia giustizia sociale e del senso reale delle istituzioni.
Anche per questo sarebbe un peccato snobbare, sottostimare o abbandonare al proprio destino Fuoco amico, produzione indipendente che non ha ancora trovato una distribuzione in grado di scommettere sulle sue potenzialità. Documento del reale, fermo immagine sulla storia italiana degli ultimi decenni ma anche orgoglioso e appassionato ritratto di una donna fiera e combattiva, Fuoco amico è un’opera rigorosa e coinvolgente, che apre squarci nella pellicola “protettiva” – il virgolettato è d’obbligo – che da sempre avvolge e soffoca l’Italia.

Info
Clicca qui per prenotare la proiezione organizzata da Movieday al Cinema dei Piccoli.
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La scheda di Fuoco amico sul sito del Bif&st

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2 Commenti

  1. panzulini 11/04/2014
    Rispondi

    Ammazza, che marchetta!

  2. quinlan 12/04/2014
    Rispondi

    In effetti stavo pensando di abbassare il voto, visto che ancora non ho ricevuto il bonifico pattuito con l’autore… Battute a parte, sarei curioso di sapere se il documentario di Francesco Del Grosso l’hai visto. Se la risposta è affermativa, mi piacerebbe conoscere le tue riserve sull’operazione, in caso contrario il consiglio è quello di vederlo e poi decidere se la recensione in questione possa essere etichettata o meno come marchetta. Ciao.

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