La memoria degli ultimi

La memoria degli ultimi

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In concorso nella sezione ItaliaFilmFest/Documentari della quinta edizione del Bif&St, La memoria degli ultimi di Samuele Rossi è un ritratto polifonico dedicato alla lotta partigiana, che intreccia passato e presente in un flusso armonioso ed equilibrato di ricordi, parole, immagini, sorrisi e lacrime. Un pezzo importante della nostra storia raccontato con semplicità e onestà.

Cicatrici

La memoria degli ultimi è la storia di un viaggio, emotivo, prima che fisico. Attraverso le vite e gli sguardi di sette ex-partigiani combattenti, uomini e donne, si racconta una pagina di vita vissuta; un ritratto lucido del passato che si accompagna ad un’analisi, a tratti amara, di un presente che sembra aver dimenticato i valori della Storia recente del nostro paese. [sinossi]

Ci sono pagine importanti della Storia nostrana e non solo sulle quali si sono spese miliardi di parole, scritti decine di migliaia di libri e celebrate cerimonie ogni qual volta il calendario presenta questa o quella ricorrenza. Altre, invece, sulle quali si è preferito tacere sin da subito per insabbiare o dimenticare scientemente. Altre, ancora, soggette al bieco revisionismo messo in atto per modificare la realtà dei fatti, dei luoghi e delle persone che li hanno vissuti, restituendo filtrati punti di vista distorti, censurati, epurati e addirittura totalmente stravolti. In tutti e tre i casi va notato comunque che, a causa di qualche incomprensibile, assurdo o persino scandaloso modus operandi, il fattore rimozione, che lo scorrere inesorabile del tempo contiene nel proprio dna, si innesca in un modo o nell’altro, a seconda del peso storico che caratterizza quel dato evento. In tal senso, sulla lotta partigiana e sulla Resistenza, “vittime” a parere di molti – compreso quello di chi scrive – dei tre percorsi sopraccitati, in particolare la rimozione e il revisionismo hanno causato effetti devastanti. Ed è su questa catena di causa- effetto, che ha determinato una progressiva cancellazione di ciò che è stato nell’immaginario e nelle conoscenze delle nuove generazioni, che Samuele Rossi costruisce l’architettura drammaturgica del suo nuovo lavoro dietro la macchina da presa.

Con La memoria degli ultimi, presentato in concorso nella sezione ItaliaFilmFest/Documentari della quinta edizione del Bif&St per poi approdare in contemporanea nel mercato home video (con CGHV a partire dal 15 aprile) e nelle sale attraverso un tour che toccherà moltissime città da Sud a Nord, il regista de La strada verso casa prova – a nostro avviso riuscendoci – a ricucire i fili del tempo, intrecciando passato e presente attraverso un ritratto polifonico che rifugge tanto il revisionismo quanto la retorica e la spettacolarizzazione del dolore. Della Resistenza, la Settima Arte si è occupata a più riprese, ma solo di rado con l’onestà storica e soprattutto umana che il racconto di quegli anni richiede, vuoi per l’importanza di quegli eventi, vuoi per il rispetto di quelle vite interrotte per restituirci quella libertà che il ventennio fascista ci aveva strappato via.

Rossi sottrae la narrazione alla mera didattica o al distaccato citazionismo, ma soprattutto dalla sterile ricostruzione storica. L’accento va a finire inevitabilmente sul processo di rimozione, sulla dimenticanza e sulla difficoltà di un recupero della memoria storica, ma senza falsi moralismi a carattere elegiaco. Il regista opta per uno sguardo autentico e per una narrazione intima (resa attraverso l’uso continuo di primissimi piani e dettagli), che restituiscono singole esperienze incorporate in corpus collettivo, alla pari di una serie di tasselli che messi insieme danno origine a un mosaico. Attraverso la classica struttura a incastro, suddivisa in quattro atti, La memoria degli ultimi ripercorre date, luoghi ed eventi in ordine cronologico dal pre al post ventennio, ma lo fa seguendo il flusso mnemonico e orale dei sette ex-partigiani combattenti – sei uomini e una donna – scelti per sintetizzare il profilo di quel periodo e l’orizzonte umano che lo ha percorso.

Le loro sono storie e vissuti diversi, appartenenti a persone di età, provenienza ed estrazione sociale altrettanto diverse, ciascuno a proprio modo protagonista di battaglie per la sopravvivenza e la libertà, figlie di motivazioni personali. Ed è proprio dai loro ricordi, sentimenti, parole e testimonianze, che il regista toscano parte per disegnare le tappe di un viaggio catartico che da emozionale si fa fisico. Dalle interviste in interni si ritorna nei luoghi che hanno fatto da cornice alle loro vite che, una volta messi insieme, materializzano sullo schermo una topografia bellica che conserva a distanza di tempo il dolore e la sofferenza, la paura e l’incertezza di quei momenti spesso interminabili, come se ieri si fosse cristallizzato nell’oggi, come se le ferite, almeno per quelle sette persone, non si fossero mai cicatrizzate.

Il tutto rivive per immagini e suoni, passando attraverso una commistione armoniosa del repertorio audiovisivo e fotografico con il girato inedito, un po’ come Alessandro Piva aveva fatto per il suo Pasta nera. Come il collega pugliese, anche Rossi non tira fuori dal cilindro nulla di particolarmente rilevante dal punto di vista registico, preferendo un approccio stilistico sobrio e misurato. Da sottolineare, oltre al montaggio puntuale e preciso, l’ottimo lavoro sul suono e la cura fotografica della messa in quadro.

INFO
La scheda di La memoria degli ultimi sul sito del Bif&st
Il sito della società di distribuzione del film
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