Future Film Festival 2014 – Bilancio

Future Film Festival 2014 – Bilancio

Il Future Film Festival 2014: Hayao Miyazaki, Katsuhiro Ōtomo, Bill Plympton, Don Hertzfeldt, Alain Ughetto, Luiz Bolognesi, Yeon Sang-ho, Guido Manuli, Carlos Saldanha… A Bologna, dall’1 al 6 aprile, la sedicesima edizione.

It’s such a beautiful day…

Archiviato il Future Film Festival 2014, giunto non senza difficoltà alla sedicesima edizione, proviamo a tracciare una sorta di bilancio di quello che abbiamo visto tra concorso e fuori concorso. Partiamo dalle scelte della giuria: Platinum Grand Prize a Cheatin’ di Bill Plympton e menzioni per Tante Hilda! di Jacques-Rémy Girerd e Short Peace di Katsuhiro Ōtomo, Shuhei Morita, Hiroaki Ando e Hajime Katoki. Tre premi e tre film che sottolineano l’importanza capitale dell’industria animata statunitense, francese e giapponese. Tre cinematografie che viaggiano artisticamente ed economicamente a gonfie vele e che dal Bel Paese osserviamo con ammirazione e parecchia malinconia.

Avremmo assegnato il Grand Prize a Jasmine di Alain Ughetto, altra produzione francese, ma non sarebbe cambiata la prospettiva del nostro discorso. Gli Stati Uniti continuano a sfornare blockbuster (al Future c’era Rio 2 e il regista Carlos Saldanha) ma anche opere indipendenti e sorprendenti, come It’s such a beautiful day di Don Hertzfeldt – nel 2013 era stato il turno di Consuming Spirits di Chris Sullivan, altro gioiello da recuperare il prima possibile – e il solito inimitabile Plympton. La Francia sta diventando una miniera d’oro, con la sua produzione di qualità, spesso autoriale, capace di sfuggire alla dominante computer grafica e ai meccanismi narrativi triti e ritriti dei campioni del box office: Tante Hilda! di Girerd, Aya de Yopougon di Marguerite Abouet, Ma maman est en Amérique, elle a rencontré Buffalo Bill di Marc Boréal e Thibaut Chatel. Animazione tradizionale, ricca di spunti, narrativamente piacevole anche quando è espressamente indirizzata a un pubblico in tenera età. E poi Jasmine, con la plastilina che ci racconta una storia personale e politica, tra rimpianti e confessioni, con l’arte che prende forma davanti ai nostri occhi. Un’animazione di cuore e di idee.

Uno spazio a parte per il Giappone. Le sovraffollate proiezioni di Si alza il vento di Hayao Miyazaki hanno creato qualche problema organizzativo (suggestiva ma piccola la Cineteca) e qualche magone: salvo ripensamenti, è l’opera di congedo, un addio sincero, tristemente realistico, lontano dai sogni delle pellicole precedenti. Uscirà nelle sale italiane a settembre, per pochi giorni. Occasione imperdibile.
A farci tornare il sorriso sono i lungometraggi che compongono Short Peace (Possessions di Morita, Combustible di Ōtomo, Gambo di Ando e A Farewell to Weapons di Katoki). L’orizzonte creativo è sereno, la qualità dell’animazione nipponica è garantita. Attendiamo solamente che Ōtomo torni al lungometraggio.

Restiamo in Asia e registriamo l’ennesimo segnale positivo dalla Corea del Sud: The Fake di Yeon Sang-ho, già autore di The King of Pigs, è un film duro e violento, cupo, privo di qualsiasi speranza. Animazione adulta, come Padak di Lee Dae-hee, e di rassicurante qualità, come Green Days di Ahn Jae-hoon e Han Hye-jin. Avanti così.
Hong Kong ci regala invece un’altra avventura del maialino McDull, in versione musicale: McDull – The Pork of Music di Brian Tse. Siamo lontani dai fasti di My Life as McDull ma non possiamo che volere bene al timido e impacciato personaggio creato da Tse e Alice Mak.
Il Future Film Festival 2014 ci ha fatto fare un virtuale viaggio attorno al mondo, portandoci anche sulle folli strade del canadese Asphalt Watches di Shayne Ehman e Seth Scriver, un film indubbiamente giocoso e totalmente libero (fin troppo), e in un Brasile in bilico tra passato e futuro con l’interessante Rio 2096 – A story of love and Fury di Luiz Bolognesi, pellicola intrisa di un inconsueto spirito rivoluzionario. Chiudiamo il tour con la Danimarca (Marco Macaco) e con la deludente coproduzione Goool! di Juan José Campanella, targata Spagna e Argentina.
Manca tra i lungometraggi l’Italia, rappresentata nel programma del festival da Stefano Bessoni (laboratorio stop motion), da Guido Manuli (l’incontro “Archeologia del futuro”), dalla Mad Entertainment (L’arte della felicità di Alessandro Rak) e da Alvise Alvati (Beans). Noi continuiamo a sperare. Magari al Future Film Festival 2015…

INFO
Il programma del Future Film Festival 2014.
I film in concorso al Future Film Festival 2014.
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