Nessuno mi pettina bene come il vento

Nessuno mi pettina bene come il vento

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Con il nuovo film di Peter Del Monte, Nessuno mi pettina bene come il vento, sembra di ritrovarsi catapultati direttamente nel cinema italiano degli anni ’90, ma forse – in fin dei conti – non è un così spiacevole naufragare.

Col mare mi sono fatto una bara di freschezza

Arianna è una scrittrice che vive un esilio volontario in un paese di mare, dopo la separazione dal marito. Un giorno d’inverno, a rompere la sua solitudine, arriva una giornalista per una intervista. Con lei c’è anche la figlia Gea, una ragazzina di 11 anni che, dopo l’incontro, decide di voler rimanere ospite dalla stessa Arianna… [sinossi]
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Il cinema italiano è cambiato – ci viene spiegato in conferenze e dibattiti istituzionali; ha superato quella angusta ristrettezza delle “due camere e cucina” e il mercato gli ha dato ragione. Bene, qual è la conseguenza di tutto ciò? Che anche quegli autori (o presunti tali) che in passato avevano cercato di raccontare delle storie personali, oggi “si lasciano costringere” alla dittatura della commedia, alla forzata leggerezza e spensieratezza. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma forse basta individuare un autore come Silvio Soldini, rimasto prigioniero del successo di Pane e tulipani, per avere un quadro già definito. E allora, di fronte, alla pochezza di film come Il comandante e la cicogna, ma anche di titoli di altri registi come Allacciate le cinture (il cui dramma nel finale viene programmaticamente ribaltato in commedia), Magnifica presenza, Happy Family, ecc., sembra quasi un oggetto estraneo Nessuno mi pettina bene come il vento, ritorno alla regia di Peter Del Monte, a sette anni dal claudicante low-budget di Nelle tue mani.

Con il suo nuovo film, infatti, Peter Del Monte ci catapulta direttamente nel sentire e nell’estetica del cinema italiano anni ’90, un mood fatto di silenzi, di piccole e grandi depressioni, di insistito intimismo. Un cinema volutamente anti-spettacolare e pensoso, insondabile e fragile, dalla narrazione lasca e dal forte senso di vuoto, ma forse meno maldestro dell’ottimismo apotropaico dei “commedianti” contemporanei.
Del Monte racconta, infatti, una piccola storia, quella di Gea, una ragazzina che, insofferente del comportamento della madre, del padre e della sua famiglia, impone alla mamma – che ha appena intervistato una scrittrice solitaria e vagamente frigida – di restare ospite della suddetta per qualche giorno nella sua casa in riva al mare. Il vero interesse di Gea, però, più che nel mancato senso di maternità della scrittrice, è riposto in un gruppo di teppistelli che bivacca nel cortile di fronte alla casa della donna; tra questi, la interessa in particolare la figura dell’introverso e aitante Yuri (Jacopo Olmo Antinori, già visto in Io e te). Gea non solo si è presa una cotta per lui, ma – più in generale – sente di poter condividere con il giovane un identico senso di desolante solitudine.

Che una undicenne venga affidata dalla mamma nelle mani di una sconosciuta, anche un po’ antipatica e ottusa (interpretata da Laura Morante), è la forzatura del film. E, infatti, nei primi minuti Nessuno mi pettina bene come il vento appare reggersi su delle fondamenta pericolosamente cedevoli. Ma, pian piano, si intuisce che lo “scassinamento” narrativo era inevitabile per permettere a Del Monte di costruire dei ritratti realistici e ben tratteggiati, fino ad arrivare a un vero e proprio crescendo emotivo e dialettico. Da un lato, infatti, la Morante non sopporta che quei quattro ragazzi sostino a tutte le ore nel cortile che dà sulle sue finestre (e, in tal senso, arriva anche a chiamare la polizia), dall’altro la sua giovane ospite contrasta in ogni modo la chiusura mentale della mamma improvvisata e si schiera apertamente con i quattro perdigiorno. Si confrontano perciò due opposte visioni del mondo: la giovanissima donna curiosa verso ciò che la circonda e disperatamente ottimista verso l’Altro contro la donna non più giovane che, ormai, non vuole guardare più al di là del cancello di casa sua. Il tutto raccontato con trasporto da parte di Del Monte, capace di identificarsi (e di far identificare lo spettatore) con entrambi i personaggi.

Certo, non mancano simbolismi di grana grossa (la macchia sulla parete che non si diffonde nei giorni in cui Gea è ospite della scrittrice), così come alcuni dialoghi artefatti e letterari, mentre appare un po’ forzata l’intromissione nel privato del personaggio di Antinori (che si relaziona con la mamma rumena come se fossero due cordiali estranei), utile a enfatizzare il senso di solitudine del personaggio, quando forse non ve n’era bisogno. Eppure, al netto di difetti anche non trascurabili, Nessuno mi pettina bene come il vento è un film capace di scavare in profondità e va dato merito a Del Monte di perseguire con coerenza un discorso, una personale visione delle cose, al di là del supposto rinnovamento di estetiche e temi cinematografici e in disparte rispetto alle facili e ingannevoli lusinghe della “commedia d’autore”.

Info
La pagina di Nessuno mi pettina bene come il vento sul sito di Academy Two.
Il trailer di Nessuno mi pettina bene come il vento.
 
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