Great Grand-Father

Great Grand-Father

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Con Great Grand-Father Irakli Kochlamazashvili porta sullo schermo una Georgia a cui la guerra ha portato via sogni, speranze, affetti. Un’opera dolorosa ma non sempre convincente, al Bif&st 2014.

Il figliol prodigo?

C’è vita dopo la morte? C’è spazio per la felicità, quando la guerra ti strappa il futuro? Questo film racconta di uomini ormai avanti negli anni che, nel loro villaggio, non hanno più nessuno da aspettare. Non è un film sulla guerra, è una storia di persone, perdite, sogni e speranze. [sinossi]

Tra tutte le terre in conflitto in giro per il mondo, quella georgiana sembra essere, all’apparenza, una delle più dimenticate dall’occidente informatico e politico; dal momento della proclamazione di indipendenza dalle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la Georgia ha attraversato sommovimenti continui, dalle guerre con l’Abcasia e l’Ossezia del Sud (che contribuirono, e contribuiscono, a mantenere tesi i rapporti con la Russia di Putin) alle aspre discussioni interne che vedono i governi che si sono succeduti, da Eduard Ševardnadze al suo acerrimo oppositore Mikheil Saakašvili, continuare a protendere verso un potere accentratore, del tutto distanze dalle esigenze del popolo. Una nazione fiera e martoriata allo stesso tempo, che festeggia i tremila anni di esistenza ma non sa trovare una collocazione stabile nello scacchiere geopolitico internazionale, schiacciato com’è dalla mastodontica e ingombrante mole moscovita da un lato e dai biechi interessi del Capitale dall’altro.
In questo panorama desolante, comunque, il cinema riesce ancora a dimostrare un’inaspettata vitalità artistica, come palesato negli ultimi mesi sia dalla selezione della Berlinale – dove erano presenti due titoli provenienti da Tbilisi e dintorni – che la rassegna romana Fermento Georgiano, ospitata dal Teatro Valle Occupato. In questo contesto si inserisce anche Didi Papa (titolo georgiano sostituito a livello internazionale da Great Grand-Father) di Irakli Kochlamazashvili, presentato nel concorso del Panorama Internazionale alla sesta edizione del Bif&st.

Ambientato in una zona rurale distante dal tonitruante incedere della città, Great Grand-Father è un racconto di fantasmi: gli uomini e le donne del villaggio sono infatti spettri di un’umanità senza più speranza, ultimi retaggi di un mondo destinato a scomparire sia per la sanguinosa guerra intestina che ha mandato sottoterra la “mejo zoventù” georgiana, sia per le continue ingerenze esterne. In questo senso il personaggio del figlio del protagonista, che torna da Parigi dopo dieci anni solo per sfruttare per l’ultima volta l’anziano padre paralitico, è così bidimensionale e privo di sfumature da lasciare davvero poco spazio all’ingegno dello spettatore.

In un microcosmo in cui anche tra i parenti più stretti vige il concetto plautino e hobbesiano dell’homo homini lupus, Kochlamazashvili traccia le coordinate per un pianto rituale che non esclude la speranza a priori ma preferisce – nella maggior parte dei casi – un approccio crudamente realistico. Fatte salve queste premesse i problemi di Great Grand-Father non si evidenziano né nella pauperistica messa in scena né tanto meno nella diseguale prova attoriale dei protagonisti, quasi tutti non professionisti e improvvisati per la prima volta di fronte a una camera, ma nella volontà di Kochlamazashvili di piegare tutta la “verità” che prende in scena alle proprie volontà narrative. Intenzionato a trasformare Great Grand-Father in un pamphlet morale sulle derive inevitabili di una terra abbandonata al proprio triste destino, Kochlamazashvili perde di vista la purezza reale, concreta, materiale dell’umanità che lo circonda, disperdendone in gran parte il potenziale lirico e politico. Ne viene fuori un film depauperato prima ancora che “povero”, sincero e furbo allo stesso tempo – l’impressione è che le miserie georgiane siano messe in scena a uso e consumo di un pubblico europeo pronto a indignarsi a comando –, ricco di slanci interessanti ma sempre pronto a smentirli.

Info
La scheda di Great Grand-Father sul sito del Bif&st
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